Sacrario del Martinetto. Torino non dimenticaTribuno del Popolo
martedì , 12 dicembre 2017
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Sacrario del Martinetto. Torino non dimentica

Dopo l’8 settembre 1943 i repubblichini fascisti utilizzarono il piccolo poligono di tiro della IV Circoscrizione di Torino, oggi Sacrario del Martinetto, come luogo dove fucilare i condannati a morte. Qui vennero uccisi in venti mesi 61 tra partigiani e antifascisti. L’8 aprile le istituzioni cittadine ricorderanno i martiri che diedero la vita per la nostra libertà.

Si tende a dimenticare il passato come se fosse un qualcosa di ormai molto lontano da noi. Eppure a oggi, in pieno 2015, sono ancora molti, troppi coloro che anche nel nostro Paese guardano al passato con spirito revisionista, come a voler negare i crimini perpetrati da parte del nazifascismo, peraltro ai danni degli stessi cittadini italiani. Il Sacrario del Marinetto di Torino, in questo senso, è un vero e proprio luogo del ricordo e della memoria. Ogni anno le istituzioni cittadine ricordano quanto successe in questo luogo nei venti mesi che andarono dall’8 settembre 1943 fino alla fine della guerra, venti mesi nei quali le autorità repubblichine fucilarono almeno 61 tra partigiani e antifascisti torinesi nell’allora poligono di tiro della IV Circoscrizione. Qui vennero fucilati dei veri e propri eroi come tutti i componenti del Comitato Regionale Militare Piemontese (Crmp): Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti. Il Cmrp era un organo del Cln che era stato costituito nel capoluogo piemontese fin dall’ottobre del 1943 per coordinare l’azione dei partigiani contro il regime fascista repubblichino, alleato di Hitler e delle Ss. Tutti e otto vennero fucilati il 5 aprile nel poligono di tiro del Martinetto mentre urlarono: “Viva l’Italia libera“, le stesse parole scelte dal comunista Eusebio Giambone nella lettera che scrisse poco prima di morire alla moglie: “fra poche ore io certamente non sarò più, ma sta pur certa che sarò calmo e tranquillo di fronte al plotone di esecuzione come lo sono attualmente, (…)come lo fui alla lettura della sentenza, perché sapevo già all’inizio di questo simulacro di processo che la conclusione sarebbe stata la condanna a morte. Sono così tranquilli coloro che ci hanno condannati? Certamente no! Essi credono con le nostre condanne di arrestare il corso della storia. Si sbagliano! Nulla arresterà il trionfo del nostro Ideale,essi pensano forse di arrestare la schiera di innumerevoli combattenti della Libertà con il terrore? Essi si sbagliano!“. Dopo la guerra il poligono venne smantellato e si decise di dichiarare la zona “luogo sacro di interesse nazionale”, creando così un parco e un sacrario in onore dei giustiziati.

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