Salire sul carro dei vincitori non pagaTribuno del Popolo
giovedì , 21 settembre 2017
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Salire sul carro dei vincitori non paga

Dopo le elezioni amministrative e il successo del Movimento Cinque Stelle in molti a sinistra hanno finito per lasciarsi andare all’entusiasmo, magari immaginando di poter in qualche modo trarne vantaggio. Ma salire sul carro del vincitore, anche se è gratificante nell’immediato, non è una mossa politica che possa pagare a lungo termine. La sinistra, al contrario, dovrebbe costruire una via, una “nuova via” capace finalmente di ridare rappresentanza a milioni di cittadini che si sono rifugiati nell’astensionismo lanciando un grido lacerante che qualcuno dovrà ascoltare.

La cosa che più mi ha colpito dopo l’esito delle amministrative del giugno 2016 è la reazione entusiastica di molti intellettuali di sinistra, financo marxisti, che hanno evidentemente interpretato la sconfitta del PD a Torino e Roma come un fatto tutto sommato positivo in quanto incrina il potere del “Partito della Nazione” di Renzi. Si tratta di un ragionamento che ha la sua sensatezza solo a patto di identificare nel PD il “male assoluto” e nel Movimento Cinque Stelle un partito “antisistema” e per certi versi che offre prospettive rivoluzionarie. Chiaramente viviamo in un periodo di grandi cambiamenti in cui i riferimenti del passato sono venuti meno e non è mia abitudine impartire lezioni, tuttavia molti di questi intellettuali di “sinistra” che hanno plauso alla vittoria del Movimento hanno probabilmente preso l’ennesimo “granchio”.

Il Movimento Cinque Stelle, e questo forse è anche il suo effettivo punto di forza, si ritiene oltre gli schieramenti politici tradizionali, oltre la destra e la sinistra, e questo ovviamente permette di acchiappare consensi a destra quanto a sinistra. Il problema è che il Movimento Cinque Stelle su questo è sempre stato molto chiaro e quindi si illudono coloro che pensano in qualche modo di poter “spostare a sinistra” un partito che ormai prende milioni di voti trasversali e che non ha alcuna intenzione di diventare quello che questi “intellettuali” vorrebbero. Il bello è che una certa sinistra orfana di riferimenti per sua stessa scelta, basti pensare all’anticomunismo viscerale di alcuni personaggi, si trova nell’incapacità morale e politica di rappresentare una alternativa e finisce  per relegarsi alla marginalità salvo poi fare il tifo per il Cinque Stelle sperando che riesca in quello che avrebbero voluto fare loro. Ma che senso ha la politica se non è più un fare riferimento a determinati valori e idee?

Costoro ormai sembrano quasi aver rinunciato a un ruolo attivo nella storia accontentandosi passivamente di salire sul carro del vincitore, personaggi in cerca di autore che non riescono nemmeno più a recitare una parte nella commedia che è divenuta la politica. E’ davvero così rivoluzionario sostenere che una sinistra che si rispetti dovrebbe avere degli obiettivi e della pratica politica differente tanto dal PD quanto dal Movimento Cinque Stelle? Oppure la sinistra italiana è diventata niente altro che un’accozzaglia di fantasmi che si riunisce solo per decidere da che parte schierarsi. Il Movimento Cinque Stelle non è di sinistra nè vuole esserlo, prima questi personaggi se ne renderanno conto, prima sarà possibile cominciare a raccogliere i cocci e ricostruire seriamente una casa per dare finalmente rappresentanza a milioni di italiani che ormai si rifugiano nell’astensionismo e non nel voto di “protesta” per esternare la propria rabbia. Ed è a costoro che dovrebbero guardare i comunisti.

Tribuno del Popolo

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