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giovedì , 25 maggio 2017
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Salta il tavolo tra Bersani e Ingroia, il Pd al governo coi centristi?

Salta la trattativa tra Bersani e Ingroia, mentre aumentano le quotazioni per un governo di Pd e centristi con Monti protagonista. Ad annunciare il tutto lo stesso Ingroia che ha affermato “Abbiamo rotto con il Pd, l’accordo tra loro e Monti dietro le quinte è già stato fatto”.

PD: PRESENTAZIONE DELLA FESTA DEMOCRATICA CON BERSANI

Fonte: Oltremedianews.com

Votare PD e ritrovarsi al governo di nuovo Mario Monti. Non è fantapolitica, bensì ciò che potrebbe succedere ad urne chiuse a tutti coloro che voteranno il partito democratico pensando a Bersani come premier.

E’ stato il valzer degli ultimi mesi, continuerà ad esserlo ancora per poche settimane, Monti o sinistra, governo centrista o governo riformista. Il dubbio rimane ancora, certo, ma l’ipotesi di un ticket Bersani-Monti per il dopo elezioni appare sempre più probabile. Tanto più che proprio oggi le prove di contatto tra Bersani ed Ingroia sembrano essere giunte su un binario morto, notizia che trae conferma dall’apertura di Vendola ad un compromesso sulle riforme coi centristi.

A comunicare l’esistenza di un dialogo e il suo esito negativo è stato lo stesso ex pm di Palermo che parla anche di unaccordo tra Bersani e Monti chiuso dietro le quinte. “Abbiamo rotto il dialogo con il Pd” ha detto oggi Ingroia in un comunicato. “Mentre aspettavo di vedere Bersani ho saputo che incontrava Monti e non si è degnato nemmeno di una risposta – ha aggiunto poi il leader di Rivoluzione Civile con una punta di amarezza, dicendosi poi convinto che un patto di governo con Monti “dietro le quinte è già fatto”. Giunge così al termine una vicenda che secondo molti negli ultimi giorni aveva addirittura visto il Pd chiedere una desistenza per alcune regioni al Senato. Un’indiscrezione confermata in parte dallo stesso candidato premier di Rivoluzione Civile: “dal leader del centrosinistra non l’ho mai ricevuta, abbiamo ricevuto proposte dietro le quinte, attraverso interlocutori seppure autorevoli”.

Ma il tramonto di una prospettiva di governo Pd-Sel-Rivoluzione Civile significa anche l’inizio di una campagna elettorale basata tutta su un leit motiv molto abusato anche nel 2008: la retorica del voto utile. Non è un caso che negli ultimi giorni fonti non ufficiali abbiano diffuso l’indiscrezione secondo cui il Pd avrebbe chiesto ad Ingroia di non presentare le sue liste in alcune delicate regioni al Senato per evitare una dispersione del voto. Il Partito Democratico ha infatti paura e non poco della capacità attrattiva di Rivoluzione Civile sul suo elettorato di sinistra e vede in ciò il pericolo di non riuscire ad aggiudicarsi la competizione col centrodestra di Silvio Berlusconi. Il rifiuto però di Ingroia di una desistenza nelle regioni chiave ha portato alla chiusura della trattativa. Sul tema si è espresso lo stesso ex-pm che è stato molto chiaro nel lanciare la sfida ai democratici: “Non accetto che la figura di Berlusconi venga usata dal Pd come uno spauracchio. Gli italiani sono vaccinati. Il vero pericolo per noi è Mario Monti e la sua proposta politica perché può condizionare il centrosinistra che è già suo alleato. Se avessimo accettato il voto utile avremmo avvantaggiato il professore e noi non vogliamo aiutarlo. Anche il Pd dovrà fare i conti con noi abbandonando – ha concluso Ingroia – le sue politiche liberiste”.

Un punto di vista, quello di Ingroia, estremamente distante da quello di Pierluigi Bersani. Per il primo, infatti, il vero pericolo sono le politiche neoliberiste di Monti, mentre il secondo vede ancora in Silvio Berlusconi il nemico numero uno. Verrebbe da dire che dove non riesce ad arrivare il potere mediatico del Cavaliere ci arrivano i democratici. Prima Veltroni nel 2008, poi Bersani oggi, sembra che per il Pd Berlusconi sia un totem piuttosto che un nemico politico vista la continua stampella che i democratici offrono alle argomentazioni dell’uomo di Arcore. Non sarà forse la continua visione bipolare a tenere in piedi delle macro aree politiche oggi non più rappresentative degli interessi reali degli italiani, e con esse i loro personaggi di riferimento?
Dubbio che non pare minimamente sfiorare i dirigenti del Pd, tanto che addirittura Bersani è arrivato ad chiedere “un gesto di consapevolezza della situazione in Lombardia serabbe apprezzato. Non c’è bisogno di patti se ciascuno si prende la propria responsabilità”.

Al di là delle alleanze, sarà vera sfida fra Rivoluzione Civile e Partito Democratico. Tanto sul tema delle candidature quanto su quello del programma di governo. A ricordare che, infatti, siamo in una democrazia parlamentare dove le maggioranze si costruiscono in parlamento ci ha pensato Ingroia, il quale, concludendo la sua nota, ha aperto ad un confronto in aula: “Ci vediamo in Parlamento. Sfido Bersani a mettere subito all’ordine del giorno una legge sul conflitto di interessi. Discutiamone insieme appena saremo in aula, visto che Bersani non ha mai avuto il tempo di approvarla”.

Sul fronte candidature, invece, Antonio Ingroia ha confermato che Rivoluzione Civile si presenterà in tutte le circoscrizioni sia alla Camera che al Senato e che il capolista alla camera sarà ovunque l’ex-pm. Nella lista civica riconducibile al magistrato palermitano moltissimi esponenti della società civile ma anche provenienti dai partiti. Tra questi uno degli ultimi candidati è Giovanni Favia, ex grillino, che sarà candidato in seconda posizione alla camera dopo Ingroia in Emilia Romagna. In seguito alle polemiche legate al mancato gradimento da parte di “Cambiare si può” di candidature come quella dell’ex M5S e di Diliberto in Emilia, è stato proprio Favia a spezzare una lancia in favore del segretario del Pdci “Mi fa piacere stare con chi ha esperienze di buona politica alle spalle, persone come Oliviero Diliberto che hanno scelto di candidarsi per il collegio del Senato in Emilia, una posizione quasi impossibile da raggiungere visto che lo sbarramento è all’8%. Credo che Diliberto, che è un segretario di partito, abbia fatto un gesto di grande generosità politica visto che poteva tranquillamente posizionarsi alla camera dei deputati e nessuno gli avrebbe detto nulla.”

 Michele Trotta

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