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martedì , 12 dicembre 2017
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Salvini e la retorica da Ventennio a Bologna

Indipendentemente da come uno possa o meno pensarla Matteo Salvini ha preso male le contestazioni a lui riservate a Bologna e ha usato i soliti termini aggressivi a dispetto dei proclami di pace: “Non si può chiedere il permesso a qualche zecca di manifestare”. Termini da Ventennio che evidentemente non turbano l’opinione pubblica come le tanto famose “zecche dei centri sociali” o i “feroci” clandestini.

Etichettare tutti quelli che non la pensano come te, e che anzi ti vanno contro, come “zecche” non ci sembra certo un modo per stemperare la tensione e per mostrarsi una persona avveduta e moderata. Del resto Matteo Salvini a sentirlo parlare sembra quasi un martire, una sorta di William Wallace moderno che lotta con il cuore per il popolo oppresso, che per inciso non sono nemmeno più i padani ma “gli italiani”, ma ovviamente solo quelli di destra perchè a dichiararsi antirazzista e antifascista si rischia di venire apostrofati come “zecche rosse”. Investito da non si sa quale potere popolare Salvini si è recato a Bologna sembrerebbe quasi più per provocare che per realizzare una manifestazione politica della propria area, ovviamente la destra in senso lato che va da lui fino a Berlusconi e Casa Pound.

Così o sei con lui oppure diventi una zecca, un violento, un deviato che fosse per lui dovrebbe venire assicurato alla giustizia. Il problema è che a Salvini le leggi fanno comodo quando servono per chiedere l’intervento della polizia per assicurare il proprio diritto a manifestare, eppure quando si tratta prendere le distanze da quelli che nella sua pagina Facebook inneggiano all’odio in modo anche molto pesante chiedendo deportazioni per gli stranieri o botte da orbi alle zecche, o perchè no il ritorno di Mussolini e Hitler, lo stesso Salvini sembra divenire improvvisamente silente. E anzi anche quando gli fanno notare che forse potrebbe esasperare gli odi non prendendo le distanze da certi personaggi Salvini ci ha abituato a sbuffare, come se dopotutto avere qualche casalinga che inneggia a Hitler sulla propria pagina sia la stessa cosa delle “zecche rosse dei centri sociali” che propagano odio contro la Lega. No caro Salvini  non è certo la stessa cosa e il fatto che tu non te ne accorga dimostra la tua lontananza dalla tradizione democratica italiana e quanto ormai sia completamente in pericolo la sopravvivenza stessa del vivere civile dal momento che nessuno nelle autorità trova problematico che con la tua persona trovino un riferimento le aree più nere e conservatrici del Paese.

Violare la legge quindi è reato, ma dovrebbe esserlo anche fomentare i bassi istinti delle persone per meri scopi elettorali, dovrebbe esserlo anche alzare la tensione utilizzando termini pericolosi e accreditare movimenti di estrema destra non riuscendo nemmeno a prendere le distanze dagli estremismi. Insomma Salvini è un politico che si indigna per il corteo degli antagonisti che lo aspettano a Bologna per contestarlo ma che trova evidentemente normale giocare a invelenire il clima e a creare una contrapposizione pericolosa. Ci risulta che almeno dal punto di vista teorico in Italia non sia legale, ad esempio, fare apologia di fascismo. Anzi esiste la Legge Mancino che prevede divieti e sanzioni non solo per chi difende apertamente il fascismo ma anche per chi ne propugna lo spirito intollerante; guardiamo infatti da Wikipedia: “La legge 25 giugno 1993, n. 205 è una norma della Repubblica Italiana che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. La legge punisce anche l’utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici”. Per evitare dubbi la legge recita anche: “È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.”

Dunque la Lega Nord non utilizza assolutamente simbologie legate al nazifascismo, eppure il passaggio “È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.”  ci sembra che in qualche modo possa riguardare l’operato politico di Lega Nord e soci, partendo dagli albori con la lotta ai “terroni” fino alle recenti crociate contro le zecche rosse e i clandestini. Prima di giudizi affrettati dunque bisognerebbe ricordare come le “zecche rosse” si professino antirazzisti e antifascisti mentre la Lega Nord ha difficoltà a prendere le distanze anche solo dal fascismo…

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