Salvini e la sindrome di SerseTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Salvini e la sindrome di Serse

Recentemente il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha rilanciato l’idea di voler “radere al suolo i campi Rom”. Non passa giorno che il Carroccio non si scagli contro il problema dell’immigrazione, lasciando quindi intuire che risolvendo il problema dei “rom” e dei “clandestini”, risolveremo tutti i nostri problemi. Ma non si tratta che di diversivi elettorali, inutili rappresaglie contro i più deboli in modo da dare in pasto all’opinione pubblica dei capri espiatori. Un pò come quando Serse fece frustare il mare dell’Ellesponto per punirlo di aver distrutto parte della sua flotta.

Quando i persiani sotto la guida di Serse I organizzarono una grande spedizione contro la Grecia e, per l’occasione, decisero di costruire un grande ponte navale in grado di permettere al vastissimo esercito persiano di raggiungere il continente europeo. Qualcosa però andò storto nello stretto dei Dardanelli e molte navi finirono inghiottite dai flutti del mare dell’Ellesponto. Serse la prese come un’offesa personale al punto che decise, di fronte al suo esercito, di far flagellare il mare. Si trattava di una forma di punizione corporale, la flagellazione appunto, che Serse decise di comminare alle acque del mare. Anche se sembra un paragone molto ardito oggi Matteo Salvini in qualche modo ci ricorda proprio Serse quando, di fronte alla “tempesta” del sistema economico dominante che crea miseria, disperazione e disoccupazione, al posto che prendersela con il “sistema” preferisce “frustare il mare“, ovvero prendersela con i Rom, gli extracomunitari, i clandestini, i centri sociali, i parassiti. E senza Rom, senza extracomunitari, senza clandestini, forse milioni di italiani senza lavoro riuscirebbero a trovare un impiego fisso? Ovviamente no. Eppure proprio come Serse si sentì probabilmente realizzato nello sferzare i marosi per punirlo della tempesta, evidentemente anche Salvini si sente realizzato nel trovare degli obiettivi verso cui canalizzare la propria rabbia e quella dei suoi elettori. Ancor più che andare veramente a intervenire laddove questo sistema realmente crea miseria e povertà significherebbe operare uno sforzo maggiore, e presumibilmente non porterà voti, almeno nell’immediato. Molto meglio frustare il mare appunto, convincendo se stessi e il proprio stesso popolo di essere forti e di non tollerare torti, ma intanto tutto quello che ha generato disagio continuerà a farlo e non si fermerà. Beninteso quello dei Rom magari sarà veramente un problema, per quanto a noi rifugga il parlare per etichette ed “etnie”, tuttavia il peso che la Lega Nord da a tale problema è a dir poco allucinante. Sembra quasi che l’eliminazione dei campi Rom sia uno degli obiettivi principali del Carroccio, un obiettivo tutto sommato semplice dal momento che i Rom non raccolgono di certo simpatie e quindi difficilmente ci sarà qualcuno pronto a organizzare manifestazioni a loro difesa. Un obiettivo facile dunque, e a costo zero, ma un obiettivo che dimostra come la lega Nord sia in realtà un partito del tutto organico al sistema che a parole vorrebbe contrastare. Non capire che l’immigrazione è un processo ineludibile e porsi come obiettivo quello di combattere l’immigrazione lasciando immutato il sistema che la ingenera infatti è un trabocchetto dalle gambe corte, un semplice espediente elettorale che viene utilizzato in modo mirabile da capipopolo come Salvini. Ma si tratta per l’appunto di frustate sul mare, inutili ai fini della risoluzione del reale problema, buone solamente nell’immediato come valvola di sfogo. La Lega diventerà realmente antisistema quando la smetterà di “frustare il mare”, ma forse semplicemente è un ruolo che non vuole e non può esercitare.

L’Olonese

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