Sanders il "socialista" e la sua sfida all'AmericaTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Sanders il “socialista” e la sua sfida all’America

Sarà un candidato di facciata, sarà un outsider senza speranza, eppure il “socialista” Sanders sembra interpretare il ruolo di outsider e di candidato di punta dei giovani. Un idealista senza paura di opporsi al Tpp, di accusare Wall Street di avere influenza sul processo politico e Hillary Clinton di essere “progressista” a giorni alterni. 

Non sarà un bolscevico Bernie Sanders, eppure se si guarda al grigiore e all’appiattimento della politica americana degli ultimi vent’anni emerge simile a un gigante. Bernie Sanders non ha paura di dichiararsi “socialista”, e già in questo dà una sonora lezione ai suoi colleghi europei che, vergognandosi di se stessi e delle proprie radici, non osano nemmeno più pronunciare quella parola. Sanders doveva essere una semplice comparsa, eppure in Iowa nelle primarie democratiche è andato a un passo da battere Hillary Clinton, e questo gli ha dato la carica per provarci davvero a sparigliare le carte in un paese schiacciato da un bipolarismo ormai sempre meno affascinante per i giovani, soprattutto quelli idealisti, che ora hanno trovato proprio in Sanders una valida alternativa all’astensionismo.  Ora Sanders ci crede davvero, forte della consapevolezza di rappresentare l’unico candidato in grado di rappresentare una alternativa. Innanzitutto Sanders si oppone al Tpp, Trans Pacific Partnership, l’accordo commerciale che è molto temuto anche in Europa ed è aspramente contestato. E la sua opposizione al Tpp è credibile, non come quella di maniera della Clinton che in passato ha sempre avallato qualsiasi accordo senza controllo di matrice neoliberista. E forte di questa sua coerenza Sanders ha anche attaccato la sua rivale Hillary Clinton accusandola di essere una progressista a giorni alterni. E come dargli torto dato che lei stessa ha ammessa in Ohio: “se mi accusano di essere una moderata, confesso di essere colpevole. Io non ho nulla contro i moderati, alcuni dei miei migliori amici lo sono”. Sentendo parlare la Clinton sembra quasi che Hillary reciti il ruolo di progressista per impedire che reali progressisti come Sanders possano conquistare il Partito Democratico americano. E per ora il sogno di Sanders sembra davvero prendere forma facendo vivere la Clinton nell’angoscia dal momento che in poco tempo la campagna di Sanders sta raccogliendo milioni di donazioni individuali.

Non solo, Sanders parla di lotta alla diseguaglianza e in molti ci credono dal momento che l’anziano socialista è indipendente, non ha cioè dietro l’ombra dei potentati finanziari come Hillary Clinton. Come possono i giovani, gli stessi che si erano mobilitati nel 2011 con il movimento di Occupy, fidarsi di una vecchia cariatide come Hillary Clinton? Sanderse sembra perfettamente consapevole del suo ruolo, e che i giovani vedono per la prima volta in lui un riferimento nella lotta contro il razzismo, la corruzione, per la difesa del clima e dei diritti di donne, gay e minoranze. Non solo, in molti iniziano a mettere in discussione l’american way of life, quello per intenderci che fa va vivere migliaia di studenti universitari pieni di debiti e con lavori precari. Indicativo poi che proprio la Clinton abbia accusato Sanders di fare campagna “negativa” solo perchè il candidato socialista ha osato dire che Wall Street controlla in modo eccessivo il processo politico. Del resto Sanders ha anche ribadito che sono proprio le donazioni dei ricchi a condizionare la democrazia americana e che lui non dispone di queste donazioni mentre la Clinton, è evidente, conta proprio su quelli.

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