Sanremo 2014 inizia con la disperazione di due lavoratori precari. Tutto vero?Tribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Sanremo 2014 inizia con la disperazione di due lavoratori precari. Tutto vero?

Basta Sanremo! Io non ho soldi per mangiare!” due lavoratori precari minacciano di buttarsi dall’alto del parcodell’Ariston. L’inizio del Festival annuncia dunque il divario tra i lavoratori senza stipendio da mesi e lo sfarzo di un servizio pubblico leggero e distaccato. Non è la prima volta che accade a Sanremo e lo schema sembra sempre lo stesso.

Fonte: Oltremedianews

Un’apertura del Festival della canzone italiana allo sbaraglio. Entra Fazio e si scusa perché il sipario-video non ha funzionato ma dopo pochi minuti deve scusarsi con gli uomini che pretendono di essere ascoltati e per farlo hanno dovuto compiere qualcosa di illegale. Nessuna guardia li ha fermati e i lavoratori del sud Italia sono riusciti ad introdursi indisturbati all’interno dell’Ariston. La loro missione è far ascoltare la voce del Bacino Consorzi di Napoli e Caserta tramite la loro lettera.

Nessuna istituzione ha dato una risposta ai problemi di centinaia di lavoratori. Per la precisione, così scrivono gli uomini nella lettera consegnata a Fazio, 800 precari che da 18 mesi non percepiscono uno stipendio pur lavorando. Ben tre si sono suicidati e tanti sono i casi di mancanza di soldi anche per mangiare. Gli uomini dicono di sentirsi inutili nei confronti della famiglia.

Anche il conduttore di Che Tempo che Fa, normalmente impassibile ad ogni situazione, sembra spiazzato e si giustifica dicendo che l’intera filiera del Festival cerca di fare bene il suo lavoro, cerca di ridare un ruolo alla bellezza. “Cerchiamo di prendere il Festival per la sua spensieratezza e non pensando che cerca di rimuovere i problemi che ci sono”, dice Fabio Fazio. Sembra spiazzato, ma i riflettori puntano subito sui due lavoratori e la scaletta non subisce troppe variazioni. Tipico di un programma-ingranaggio così comprovato ma è incredibile come niente porti caos, tra i fiori e i microfoni.

900.000 mila euro di stipendio possono far innervosire i lavoratori che non guadagnano un euro da più di un anno. Una trasmissione che per una settimana intera fa parlare solo di sé e non dell’Italia vera,può inalberare un uomo che sgobba.

Questo non significa interrompere una tradizione di 64 anni che porta turismo e buon immaginario; non vuol dire non far emergere talenti canori della leggerezza e neanche una polemica sterile nei confronti dei cachèt astronomici. Chi non ha soldi per mangiare chiede un servizio pubblico che lo appoggi, lo rappresenti e nel quale poter leggere una lettera disperata quantomeno PRIMA dell’esibizione di Ligabue. Tutto ciò è verissimo, è reale. E sarebbe legittimo che un italiano in difficoltà economica si lamentasse dicendo “Sanremo (la Rai) non mette in conto i lavoratori”.

Ma forse li mette in conto? Forse conta tutto per gli ascolti. Incursione di Grillo, come incursione di precari. Le incursioni fanno share, non è una novità. Vedi Sanremo ai tempi di Pippo Baudo. Pagano, il fanatico che al Teatro Ariston, in galleria, scavalco’ la balaustra in diretta, minacciando di buttarsi regalò al Festival di Sanremo’ 95 un picco audience di due milioni e mezzo di telespettatori in più . Sono entrate nella storia della tv la prontezza di spirito e l’ abnegazione con cui Pippo effettuo’ il salvataggio, risultando un eroe. Un eroe con le mani occupate dal microfono.

Solo semplici supposizioni che non rendono meno grave la situazione dei precari, ma molto più seria la situazione del servizio pubblico.

Veronica Di Benedetto Montaccini

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