Sardegna. Dopo l'ennesima tragedia naturale, cosa si può fare per proteggersi?Tribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Sardegna. Dopo l’ennesima tragedia naturale, cosa si può fare per proteggersi?

Sardegna. Dopo l’ennesima tragedia naturale, cosa si può fare per proteggersi?

Sono morte 17 persone in Sardegna a seguito del maltempo. Quanto ha inciso l’uomo nel determinare questa tragedia? Questa tragedia poteva essere evitata? Chi tutela i cittadini dalle conseguenze di questo sistema economico e sociale?

Sarebbe troppo facile utilizzare una catastrofe naturale per criticare il sistema economico e sociale vigente, e sarebbe anche di cattivo gusto dal momento che 17 persone in Sardegna hanno perso la vita a causa di una terribile alluvione che ha flagellato l’isola. Aldilà del necessario cordoglio per i morti, è chiaro che fermenta subito dopo la rabbia, la rabbia per delle morti che forse si potevano evitare. In molti infatti hanno parlato di una natura incontrollabile anche e soprattutto a causa dell’eccessivo impatto antropico nei territori. Da tempo l’uomo è abituato a piegare la natura ai propri voleri economici, e non è quindi una sorpresa che si verifichino fatti catastrofici dovuti proprio a questi cambiamenti innaturali. E’ chiaro che se gli Stati non investono risorse economiche nella prevenzione delle catastrofi, purtroppo l’uomo continuerà a subire i capricci della natura. E’ chiaro però che ci troviamo in un periodo di crisi economica gravissima in cui gli Stati hanno ben altre priorità, vedi evitare il fallimento e far quadrare i conti, di conseguenza le risorse per proteggere i cittadini dalle calamità arrivano sempre per ultime. E questo, perdonateci, ci sembra davvero il frutto avvelenato del sistema economico e sociale che regola la vita dell’uomo, ovvero del capitalismo. Proteggere le persone dalla natura infatti rappresenta un costo “a perdere” dal momento che non ingenera profitto. Costruire delle case antisismiche dal punto di vista meramente del business non è un affare dal momento che un sisma potrebbe anche non verificarsi, “vanficando” quindi l’investimento dal momento che l’unico criterio per decidere dove investire il denaro è la sua produttività di profitto. Non vogliamo essere populisti, ma viene davvero da chiedersi se ha senso un sistema che riesce a privare i cittadini delle risorse per infrastrutture, istruzione e sanità per costruire basi militari e velivoli da guerra; viene da chiedersi se ha senso un sistema che avvelena il proprio territorio in cambio di profitti e se ha senso un sistema che ignora la propria vulnerabilità naturale adducendo problemi di natura finanziaria. Secondo noi un sistema sociale ed economico deve assicurare i diritti ai propri cittadini, subordinando a questo obiettivo qualsiasi altra cosa. Per questo il nostro augurio è che questa ennesima tragedia possa servire a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’ambiente, un tema che si intreccia seriamente con il nodo dello sviluppo della nostra società e con la crisi che stiamo subendo. Siamo davvero sicuri che l’effimero benessere che ci hanno dato valga tutto questo? magari al posto di ciclopiche grandi opere non sarebbe meglio spendere quel denaro per mettere in sicurezza i territori a rischio e risanare quelli inquinati? Il prezzo pagato dagli italiani è stato troppo alto e anche la bilancia di bonus/malus, quando si leggono i bollettini di guerra relativi all’ambiente, sembra sbilanciata nettamente dalla parte dei “malus”. Inoltre investire del denaro nella messa in sicurezza dell’ambiente è in realtà una mossa intelligente in quanto consente di prevenire tragedie che poi necessiterebbero di risorse straordinarie

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/jekkone/7569685152/”>Giacomo Carena</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/”>cc</a>

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top