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sabato , 23 settembre 2017
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Scandalo Atac, fondi a San Marino

Secondo le nuove rivelazioni delle carte dell’inchiesta Smi i due manager Gioacchino Gibbuti e Antonio Cassano hanno depositato contanti e costituito partecipazioni occulte attraverso una finanziaria di San Marino.

Fonte: Oltremedianews

È ancora nell’occhio del ciclone l’azienda del trasporto pubblico di Roma, dopo il recente scandalo dei ticket clonati. Stavolta sono le carte dell’inchiesta Amphora Smi a gettare nuove ombre sui conti della società. Tra l’aprile del 2007 e l’estate del 2010 Gioacchino Gabbuti, amministratore delegato di Atac patrimoni, e Antonio Cassano, direttore generale, scelti prima dalla giunta Veltroni e in seguito confermati da quella Alemanno, hanno depositato contanti e costituito partecipazioni societarie occulte attraverso la San Marino Investment, collegata alla Smi Bank.Secondo i dati trasferiti alle autorità italiane già nel 2010, i due manager d’oro hanno versato rispettivamente alla finanziaria della Rocca del Titano un milione e mezzo e oltre centomila euro, costruendo uno schermo finanziario per coprire la loro partecipazione nelle società “Edilgroup”, “Navigando”, “Pragmata”, “G. A.” e “Orizzonti”. Di più: nel 2007 la Pragmata è proprio la società retribuita da Atac per una consulenza che valuti il lavoro dei manager dell’azienda. Nonostante l’evidente presenza di estremi per un’accusa di illeciti fiscali, Gibbuti e Cassano erano e sono due dei manager più pagati in Atac, con dichiarazioni al Fisco da 700 mila e 300 mila euro.

Il debito della società ammonta ormai a 1,6 miliardi, ed è dal 2003 che non viene chiuso un bilancio in utile. Dall’insediamento di Gianni Alemanno in Campidoglio, nel 2008, il debito è raddoppiato e lo stesso assessore alla mobilità Guido Improta ricorda come “ negli ultimi 5 anni siano maturate le condizioni del dissesto gestionale di Atac, ma in tutto ciò non ci sono state iniziative necessarie per invertire la rotta”.

Solo pochi giorni fa tuttavia veniva firmato un accordo con Cgil, Cisl, Uil e Ugl che i più fiduciosi hanno definito “il primo segno di discontinuità” dentro l’azienda, una piccola rivoluzione. Patto che, se da una parte prevede la diminuzione dei dirigenti (e dei loro stipendi), dall’altra sancisce un aumento del controllori, ad oggi solo 70 (su un totale di 12000 dipendenti, con un tasso di evasione tariffaria del 30-40%). Previste inoltre l’eliminazione dei cosiddetti “superminimi” e l’assunzione di nuovi autisti a tempo determinato.

Un’altra piccola rivoluzione (in realtà la settima in quattro anni) si sta svolgendo in queste ore sul fronte delle epurazioni. Il nuovo ad Broggi ha annunciato l’intenzione è di mandare a casa trenta dirigenti, la maggior parte dei quali alemanniani, tra cui figurano gli stessi Gibbuti e Cassano, con i quali sarebbero in corso le trattative per quantificare le buonuscite, che promettono di essere più che sostanziose.

 Paola Venturini

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