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giovedì , 25 maggio 2017
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Scandalo Regioni-costi della politica, in Lombardia e nel Lazio sembra finalmente muoversi qualcosa

Al Pirellone sciolto il consiglio e ora si andrà ad elezioni anticipate. Formigoni ha ottenuto l’approvazione della nuova legge elettorale regionale cui hanno fatto seguito le dimissioni in blocco di tutti i gli 80 consiglieri. Nel Lazio invece dopo ieri sia giunto dal Governo l’ennesimo richiamo, si andrà a votare al più tardi ai primi di febbraio.

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/5/post/2012/10/scandalo-regioni-costi-della-politica-in-lombardia-e-nel-lazio-sembra-finalmente-muoversi-qualcosa.html

E’ ancora troppo presto per avere delle certezze. Ma di sicuro si può sostenere che, dopo l’esplosione degli scandalicausati dal corto circuito malapolitica-corruzione-mafia con conseguente copioso sperpero di risorse pubbliche che da due mesi a questa parte ha travolto e continua a travolgere, in primis, le regioni guidate dal centrodestra, si intravedono probabili evoluzioni positive dell’empasse venutosi a creare.
A cominciare proprio dalla Lombardia e dal Lazio, le due regioni più importanti d’Italia per popolazione, peso politico, colore politico delle rispettive giunte e, non ultimo, il livello di emersione del malaffare, almeno fino a questo momento.

Nella giornata di ieri le novità sono arrivate soprattutto dalla regione guidata, da ben 17 anni, da Roberto Formigoni detto “Il Celeste”, dove sì è ufficialmente sciolto il consiglio regionale e verrà fissata al più presto la data delle elezioni anticipate, da tenersi quasi certamente entro la fine dell’anno anche se il governatore vicino a CL non esclude di prorogare il limite massimo entro fine gennaio prossimo.
In precedenza l’aula consiliare aveva approvato, con voto pressoché unanime, 74 voti favorevoli ed uno solo contrario, la nuova legge elettorale regionale, peraltro alla velocità della luce, una cosa che di questi tempi sarebbe quantomeno “impensabile”. Il provvedimento in questione era la “conditio sine qua non” pattuita tra Formigoni e la sua maggioranza Pdl-Lega per andare alle urne immediatamente e molto prima della tornata elettorale nazionale della prossima primavera. Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri fa comunque sapere a riguardo che al più tardi si dovrà votare il 27 gennaio.

A livello strettamente politico, si chiude un’era, per non dire un vero e proprio “regno” che durava dal 1995, anno in cui l’ormai ex-presidente Formigoni salì al Pirellone per la prima volta. Inoltre, sembra ormai definitivamente chiusa, con l’ultimo atto di ieri, l’alleanza Berlusconi-Lega anche a livello regionale, oltre che a quello nazionale. Il successore di Umberto Bossi alla guida del Carroccio Roberto Maroni, infatti, fa sapere che comunque lui si candiderà certamente alla carica di presidente della Regione per i “lùmbard”, che peraltro lo sostengono all’unanimità in questa sfida.
Nel campo avverso invece, in casa Pd è certa l’uscita di scena definitiva dalla politica, di Filippo Penati, altro illustre inquisito della Regione Lombardia e di fatto, allo stato attuale, l’unico dell’opposizione coinvolto in indagini di un certo rilievo riguardanti invece ormai la quasi totalità del centrodestra alla guida della Giunta. I Democratici hanno annunciato ieri, per bocca del segretario regionale Maurizio Martina a causa dei tempi contingentati per le urne, non è affatto detto che il loro candidato alla Presidenza sarà scelto attraverso le primarie: “Se ci saranno i tempi” afferma senza mezzi termini Martina riferendosi all’ipotesi paventata.

Spostandosi da Milano a Roma, sponda Regione Laziola situazione è decisamente più in stallo. Tuttavia non mancano anche qui delle novità, forse anche sulla scia di quanto accaduto proprio in Lombardia. Sempre ieri dal Governo è partita, l’ennesima esplicita richiesta a Renata Polverini, governatrice dimissionaria del Lazio, perché si decida a fissare al più presto la data delle elezioni anticipate, auspicate da tutti entro la data del 16 dicembre prossimo meno che dal centrodestra finora al governo anche nel Lazio.In un comunicato diffuso dal Consiglio dei Ministri è scritto che il governo “ha formulato l’auspicio che la data delle elezioni amministrative per il Consiglio regionale del Lazio sia fissata dal Presidente della Regione al più presto, in armonia con il parere espresso dall’Avvocatura Generale dello Stato: 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio”. Il consiglio è stato sciolto lo scorso 28 settembre e ci sarebbero quindi ancora due mesi per il termine indicato. Ma adesso la governatrice Polverini sembra aver rinunciato, almeno in parte, all’idea di protrarre questa situazione ormai insostenibile fino a data da destinarsi, ipotizzando di stabilire la data del voto al più tardi entro la prima settimana di febbraio.
Alla fine, così facendo, la differenza tra la data da tutti auspicata e le opinioni al riguardo della presidente, sarebbe in sostanza di un mese soltanto, un ritardo anche “accettabile”, anche se intanto gli apparati della “macchina regionale” dalla data di dimissioni della giunta, il 28 settembre, sono già costati ulteriori 10,3 milioni di più ai cittadini residenti.
Per il Lazio la questione dei tempi è al centro di un braccio di ferro sia istituzionale che tra forze politiche, poiché secondo la Regione Lazio le elezioni vanno convocate entro un massimo non di 90, ma di 135 giorni dallo scioglimento del Consiglio (90 giorni entro cui convocarle più altri 45 di  campagna elettorale), mentre il Viminale insiste sui 90 giorni in tutto.

Dal canto suo l’opposizione di centrosinistra ha chiesto di votare il prima possibile, ma la Polverini ha risposto che prima di andare al voto la giunta e il consiglio, sia pure limitati all’ordinaria amministrazione, devono ancora votare alcuni atti importanti. Il ministro Cancellieri, pur auspicando anche lei il voto in tempi brevissimi, ha affermato nei giorni scorsi alla Reuters che “il governo non può far altro, nel caso del Lazio, che insistere sulla moral suasion, perché altrimenti se forzasse i termini  sulle data delle elezioni, rischierebbe seriamente un ricorso, proprio per quanto è stabilito dallo statuto della Regione Lazio, visto che lì a fissare le elezioni è il presidente”. Mentre invece ad esempio, proprio il caso della Lombardia, sempre da quanto asserito dal Governo, sarebbe diverso e lì è possibile per l’Esecutivo indire le elezioni senza problemi, perché secondo lo statuto lombardo a fissare le elezioni è appunto il prefetto. Del resto, un appiglio legislativo di assoluto rilievo a favore del Governo, in merito a queste situazioni, ci sarebbe, dal momento che è previsto dalla Costituzione, all’articolo 126 il quale stabilisce che è ammesso il commissariamento delle Regioni nel caso in cui il Consiglio e/o la Giunta abbiano compiuto “ atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge” ed altresì “per ragioni di sicurezza nazionale” . Tuttavia si dovrebbe usare lo strumento del Decreto motivato del Presidente della Repubblica e sentire il parere obbligatorio, anche se non vincolante, della commissione Bicamerale del Parlamento sugli Affari Regionali e quindi sarebbe alla fine un meccanismo alquanto farraginoso, anche perché l’articolo 126 facendo parte anch’esso ovviamente del Titolo V della Carta, è stato depotenziato non poco dalla riforma costituzionale del 2001.

Negli ultimi giorni inoltre si è intensificato il dibattito sul decreto-legge all’esame della Camera, relativo proprio al drastico taglio ai costi della politica negli enti locali, tra cui soprattutto le Regioni.
Giovedì la già citata commissione bicamerale per gli Affari Regionali ha fornito in proposito il suo parere negativo, anche se non vincolante e comunque non competente a giudicare nel merito. Ma il giudizio era relativo solo alla possibilità prevista nel d.l., di controlli preventivi e stringenti della Corte dei Conti sui bilanci dei gruppi politici e degli enti locali, non anche all’entità dei tagli ai costi stessi.Ieri invece in Parlamento sono stati presentati emendamenti da ogni parte politica tendenti a rafforzare ulteriormente i controlli della magistratura contabile.
Come evolverà la situazione lo si saprà meglio solo nei prossimi giorni.

 Federico Lauri

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