Schiavi del XXI secolo. Non solo a Sud | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Schiavi del XXI secolo. Non solo a Sud

Il fenomeno dei braccianti stranieri sfruttati e malpagati riguarda migliaia di persone e, almeno nell’immaginario comune, è localizzato al Sud. La realtà però è molto peggio e anche nel civile e opulento Nord ci sono casi vergognosi di sfruttamento e schiavitù moderna. E’ il caso di Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, dove ci sono ben 39 braccianti di origine marocchina che hanno voluto protestare per il mancato pagamento degli stipendi.

Storie di ordinario sfruttamento, al Sud come al Nord. I casi di “moderna schiavitù” infatti non sono più localizzati solo al Sud, anche nel “civile” Nord si nascondono sacche di sfruttamento ignobile. E’ il caso di Castelnuovo Scrivia, piccola località nei pressi di Alessandria, dove ben 39 braccianti marocchini impiegati nell’azienda agricola Lazzaro hanno deciso di scioperare per oltre due settimane per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi negli ultimi due anni. Molti braccianti poi hanno deciso di protestare pur sapendo di essere sprovvisti di documenti. Hanno voluto comunque affrontare le autorità, denunciando una brutta storia di sfruttamento, attese e promesse mai mantenute.  Bruno Lazzaro, il gestore e titolare dell’azienda, ha detto al “Fatto Quotidiano” che solo 20 dei 39 braccianti in realtà lavoravano per lui: “Gli altri sono stati chiamati, dai caporali della zona per mettermi nei guai e farmi chiudere”, ha accusato. La sua ditta agricola produce ortaggi che vengono poi trasportati in tutta Italia, in particolar modo ai Bennet di Roma e Milano. Lavorare nella ditta agricola Lazzaro del resto, è molto conveniente per i titolari dal momento che lo stipendio promesso ai braccianti era intorno ai cinque euro all’ora, ben quattro in meno rispetto ai nove orari previsti dal contratto provinciale. Come se non bastasse il proprietario della ditta negli ultimi due anni aveva accumulato ritardi cospicui nei pagamenti dei suoi braccianti, e dava loro solo un assegno ogni tanto con poche centinaia di euro. Ovviamente Lazzaro ha negato ogni accusa dei braccianti sostenendo che ci sarebbe stato qualche ritardo solo a causa di un’annata troppo calda che gli avrebbe fatto perdere 400.000 euro. “Quest’anno invece i ritardi erano solo di una decina di giorni, avrebbero potuto aspettare”, ha poi affermato, mostrando quindi un totale disprezzo per quelle che sono le condizioni sociali e umane di questi braccianti, costretti a lavorare gratis con la chimera di vedere un domani parte dello stipendio. I braccianti quindi non ce l’hanno più fatta e hanno deciso di far valere i propri diritti e di indire uno sciopero che dovrebbe concludersi lunedì, dopo cioè che Lazzaro avrà versato parte del dovuto a ciascuno dei suoi lavoratori. Ma anche in Piemonte la vicenda di Castelnuovo Scrivia rischia di essere solo la punta dell’iceberg di una situazione molto più frastagliata e complessa, una situazione di illegalità diffusa dal momento che secondo Antonio Olivieri, sindacalista della Cgil ascoltato dal “Fatto Quotidiano”, i contadini dell’area non sarebbero in grado di lavorare senza la presenza e l’aiuto dei migranti, “ce ne sono tantissimi e per alcuni di loro è facilmente ipotizzabile la riduzione in schiavitù”. Insomma una situazione esplosiva che serve però a far capire come quello del lavoro dei campi sia un settore che presenta una criticità preoccupante per quanto riguarda la riduzione in schiavitù al Nord come al Sud. Almeno in questo la nostra Penisola sembra unita dal Piemonte alla Sicilia.

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top