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lunedì , 23 gennaio 2017
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Schiavismo del XXI secolo. Purtroppo è ancora una realtà

Lo schiavismo è purtroppo ancora una realtà in questo mondo globalizzato, e molte multinazionali sono complici. Se un tempo i paesi coinvolti erano solo quelli in via di sviluppo, oggi la nuova schiavitù si allarga sempre più.

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Lo schiavismo esiste ancora? Purtroppo la risposta è sì, e non solo per quanto riguarda i Paesi in via di sviluppo. A essere coinvolte sono molte multinazionali, che in nome del guadagno e del rendimento produttivo, spesso finiscono per far lavorare migliaia di esseri umani in condizioni disumane o precarie. Come riportato dal sito Greenme infatti, sono molte le multinazionali complici dirette del nuovo schiavismo. Secondo quanto riportato dal sito infatti, The Ecologist e The Indipendent hanno pubblicato un’inchiesta sull’eclatante caso di Rosarno, in Calabria, dove  hanno denunciato come nel mezzogiorno italiano la raccolta delle arance destinata alla produzione delle bibite del marchio Coca Cola avvenisse in condizioni di autentica schiavitù. Per tutta risposta la Coca Cola avrebbe reagito solamente tagliando i ponti con le aziende calabresi produttrici di arance, questo per difendere il buon nome del marchio.

Ma la Coca Cola non è l’unica multinazionale coinvolta. Secondo quanto riportato da Greenme anche la multinazionale del tabacco Philip Morris avrebbe ammesso la presenza nelle sue piantagioni di almeno 72 bambini di 10 anni, coinvolti attivamente nella raccolta di tabacco e a rischio avvelenamento di nicotina. Ma non sarebbe finita qui, la Philip Morris è accusata di far lavorare migranti in condizioni di autentica schiavitù dopo aver sequestrato loro i documenti. La multinazionale avrebbe promesso di porre fine a tali situazioni, ma secondo il The Indipendent il problema non sarebbe ancora stato risolto.  Tra le multinazionali coinvolte anche la Victoria’s Secret, che dichiara di utilizzare solo cotone di provenienza “fair trade”, che dovrebbe quindi almeno in teoria porsi al riparto dallo sfruttamento lavorativo. Pare però che anche in questo caso siano stati portati alla luce casi di lavoro minorile nelle piantagioni di cotone. Ma i casi di multinazionali che basano i propri profitti sul lavoro minorile o schiavista sono molti di più, e purtroppo in questi tempi oscuri di crisi economica, un superamento di questa situazione incresciosa non sembra essere all’ordine del giorno.

Fonte Completa : Greenme.it

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