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venerdì , 9 dicembre 2016
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Scioccati dai ribelli, disertano e si uniscono alla guerriglia curda

Un cronista racconta da Aleppo che alcuni giovani arabi hanno disertato dall’Esercito Siriano Libero per aderire alle Unità di Protezione Kurde (YPG), scioccati dal comportamento dei ribelli.

Syrian rebels patrol streets near Aleppo

Fonte: Contropiano

La mia famiglia e i miei amici non sono per niente orgogliosi di me. Mi considerano un traditore e credono che mi sia venduto” spiega Mohammed nel quartier generale delle Unità di Protezione Curde (YPG) ad Aleppo. «L’Esercito Siriano Libero ha deviato dal suo iniziale compito, combattere il regime. Alcuni dei suoi membri rubano e minacciano la popolazione civile” spiega a David Meseguer, cronista del quotidiano basco Gara.

Le Unità di Formazione Curde si sono formate a luglio quando il Movimento Democratico Popolare del Kurdistan Occidentale (TEV-DEM) – organizzazione legata al Partito dell’Unione Democratica (PYD) e ad altri movimenti affini al PKK – hanno preso il controllo di alcune ampie zone del nord della Siria, ed anche di alcuni quartieri abitati in prevalenza da kurdi ad Aleppo, come Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh.

Nonostante la maggioranza dei combattenti della milizia kurda appartengano a questa etnia, è sempre più frequente che alle YPG aderiscano donne e giovani anche di etnia araba o di altre minoranze, desiderosi di sottrarre le loro comunità e i loro quartieri agli aspri combattimenti tra esercito e ribelli, che non sembrano essere affatto interessati alle tremende distruzioni causate dalle armi pesanti usate senza nessuna preoccupazione per le conseguenze.

Al di là delle proprie convinzioni ideologiche, la maggior parte dei miliziani arabi che vivono in quello che è stato soprannominato il ‘piccolo Kurdistan’ della (ormai ex) capitale economica della Siria si sono uniti alle milizie di protezione perchè lo considerano l’unico gruppo armato in grado di difendere la comunità.
Ci sono addirittura giovani arabi provenienti da altri quartieri della città che hanno deciso di unirsi all’YPG, scioccati dal comportamento delle milizie ribelli spesso responsabili di veri e propri crimini contro la popolazione civile e animati da una forte intolleranza verso tutte quelle comunità che non siano di fede sunnita.

E’ il caso di Ahmed, racconta Meseguer, un giovane di 20 anni del quartiere di Salahaddin che fino a poco tempo fa combatteva il regime di Assad nelle fila dei ribelli. «Quando a luglio la rivolta è giunta alle porte di casa mia ho deciso di unirmi all’Esercito Siriano Libero. Per poter godere di una posizione più avanzata nei combattimenti abbiamo cacciato molte famiglie dalle loro case e abbiamo anche giustiziato degli abitanti che facevano resistenza. E’ stato terribile, alcuni erano vicini che conoscevo da quando ero bambino”.  “Un mese fa ho deciso di abbandonare l’ELS e mi sono nascosto ad Ashrafiyeh. E poi ho deciso di entrare nell’YPG. Mi sento integrato, non ci sono divisioni in base all’etnia di provenienza dei combattenti” racconta il ragazzo.

Recentemente, il quotidiano britannico «The Guardian» ha raccontato di come i saccheggi e i crimini commessi da alcuni settori dell’ELS proprio ad Aleppo abbiano assai indebolito l’efficacia dell’offensiva militare dei ribelli in una città chiave del paese.

«Concordo con l’obiettivo prioritario dell’YPG, proteggere la popolazione civile e per questo rimarrò con loro fino alla fine della guerra” dice a Meseguer Alì, un altro giovane combattente arabo proveniente dal quartiere di Sukkari, nella parte meridionale di Aleppo. I responsabili del PYD di Aleppo denunciano che la Turchia paga e sostiene alcune unità ribelli, come la Brigata Salahaddin, composta “da alcuni mercenari curdi al soldo di Ankara”. E non sono mancati scontri tra queste unità e le milizie curde, accusate dai ribelli di non partecipare alla rivoluzione e per questo di parteggiare sostanzialmente per il regime di Assad.

Marco Santopadre

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