Scontri del 14 Novembre. Le voci dei manifestanti raccolte da OltreMedia | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Scontri del 14 Novembre. Le voci dei manifestanti raccolte da OltreMedia

Il racconto di alcuni studenti liceali sugli scontri fra manifestanti e forze dell’ordine durante la manifestazione di ieri.

Fonte: http://www.oltremedianews.com/3/post/2012/11/scontri-del-14-novembre-le-voci-dei-manifestanti-raccolte-da-oltremedia.html

 

Non fa certo notizia la presenza di scontri tra forze dell’ordine e manifestanti durante una dimostrazione o uno sciopero. Ogni volta che questo accade i notiziari parlano appunto di scontri, di facinorosi e, talvolta, di black block piovuti dal cielo a portare disordine nelle strade. Viceversa, i manifestanti e gli organizzatori ricorrono alla tecnologia per divulgare i filmati degli scontri e condannare le violenze delle forze dell’ordine che non di rado si accaniscono contro i manifestanti inermi. La manifestazione romana del 14 novembre non è certo stata un’eccezione sotto questo punto di vista, e come al solito si è parlato di violenze da parte degli studenti e dei poliziotti, di contusi e di arrestati. Anziché prendere parte a questo gioco, penso sia più utile raccontare cosa è capitato a un gruppo di studenti che ho avuto il piacere di intervistare, alla fine della manifestazione, lungo viale Trastevere.

Mi ero recato lì per assistere agli scontri di cui avevo avuto notizia telefonicamente, ma con notevole stupore ho constatato che alle 15:00 l’immenso corteo, che ancora un’ora prima era compatto, si era del tutto disperso. Ho poi scoperto che la manifestazione è terminata ancor prima di giungere alla sua meta prestabilita, il Ministero dell’Istruzione – comunque presidiato, anche dopo lo scioglimento del corteo, da numerosi agenti in assetto antisommossa, da quattro camionette blindate e, come se non bastasse, sorvegliato dall’alto da un elicottero della Polizia di Stato- .

Sulla strada del ritorno un gruppo di ragazzi, visibilmente provati e agitati, ha attirato la mia attenzione; così mi sono avvicinato a loro e, constatato che si erano trovati in mezzo agli scontri, ho parlato con loro di cosa avevano visto. Degno di nota è il fatto che questi studenti, per la maggior parte di diciassette anni, non si sono lasciati andare a sfoghi rabbiosi, ma anzi mi hanno raccontato con lucidità gli eventi di cui sono stati testimoni. Ho chiesto a uno di loro come fossero iniziati gli scontri: “Eravamo in testa al corteo; circa una mezz’ora o un’ora fa’ [tra le 14:00 e le 14:30, N.d.R.”] sono arrivati dei ragazzi col cappuccio, coi caschi, ci hanno tolto gli striscioni e si sono messi davanti a noi. Hanno lanciato delle cose ai poliziotti”. Su quanti fossero questi ragazzi dal volto coperto non c’è stato accordo: secondo alcuni erano 20 o 30, secondo altri una settantina. Tutti però concordavano su una cosa: si sono materializzati all’improvviso.

Sta di fatto che la carica della polizia è partita e, come in coro hanno sottolineato, “i poliziotti hanno caricato indistintamente tutti”. Uno degli studenti mi ha mostrato un taglio sul sopracciglio e un bozzo sulla tempia sinistra: durante gli scontri aveva il volto scoperto, come d’altronde tutti i ragazzi che ho intervistato, ed era stato ripetutamente manganellato da un agente. Un’altra ragazza – come ho appreso dai suoi compagni – è stata gettata a terra e colpita alle coste coi manganelli da più agentiuno studente, che mi ha detto più volte di aver alzato le mani in segno di resa nel mezzo della carica, è stato colpito da un agente con un calcio sul costato. Ma la storia che mi ha più colpito è stata quella di Veronica, diciassettenne con gli occhi bagnati dalle lacrime e dall’aspetto quanto più innocente possibile. Il contrasto tra il suo aspetto esteriore e il modo in cui è stata trattata mi ha profondamente colpito. “Ero caduta a terra”, mi ha detto; “[i poliziotti] mi hanno rialzata, mi hanno dato una manganellata dietro [mentre me lo raccontava indicava la parte della schiena compresa fra le scapole] e uno di loro mi stava per buttare nel fiume”.

Ho chiesto infine se avessero sentito parlare gli incappucciati, e tutti mi hanno confermato che parlavano italiano. Dunque, almeno per questa volta, non si può parlare di black block provenienti da tutta Europa a seminare il panico nelle nostre città.

Chiaramente un simile racconto non è che uno degli innumerevoli punti di vista possibili sulla manifestazione di ieri. Però può far riflettere, come centinaia di altri episodi della storia recente italiana, sui doveri e sulle formazione dei tutori dell’ordine pubblico. Per come la si possa pensare, infatti, sulle violenze e sulle responsabilità dei manifestanti, dubito che pestare dei ragazzi indifesi, a volto scoperto e palesemente innocui possa incrementare il benessere della società e tutelare la sua integrità.

Simone Mucci

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