Scuola, “Basta precari”. Corte UE boccia sistema ItaliaTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Scuola, “Basta precari”. Corte UE boccia sistema Italia

Secondo la Corte di Giustizia europea i contratti a tempo determinato per gli insegnanti italiani sono illegittimi. Il nostro paese non applica la normativa comunitaria: i precari con trentasei mesi di servizio a scuola devono essere assunti oppure risarciti. Una sentenza come detonatore: gli effetti hanno acceso inattese speranze.

Fonte: Oltremedianews

Come un sasso fatto cadere in uno specchio d’acqua produce onde concentriche sempre più ampie, coinvolgendo con il moto di quelle gli aspetti più distanti di un’unica natura, così la sentenza piombata ieri dalla Corte di Giustizia europea  ha infranto la apparente quiete di una ‘naturale’ anormalità. Ilsistema di “precariato a vita” che pullula nei nostri edifici scolastici di ogni grado, funziona, o per lo meno ha funzionato finora, sulla base di un meccanismo illegittimo.

La Corte UE ha accolto il riscorso contro il rinnovo sistematico dei contratti a tempo determinato e ha ribadito i principi della normativa comunitaria in materia: un docente, o un ausiliare tecnico amministrativo, dopo tre supplenze annuali, ha diritto di vedersi assunto a tempo indeterminato. Le parole pronunciate ieri dai giudici europei fissano con chiarezza i termini di una sentenza che mette in movimento l’intero mondo scolastico: secondo le organizzazioni di categoria sarebbero coinvolti tra i 250 e i 300.000 insegnanti precari, per i quali, stante la giurisprudenza UE, si aprirebbe finalmente la strada per una assunzione stabile.

Tra bocciati e promossi. Se da un lato infatti si tende a riportare nell’alveo del rapporto di lavoro ‘sicuro’ tutti quei docenti cui ogni anno veniva rinnovato il contratto, dall’altro emerge come il nostro Paese ha mancato un’altra occasione per armonizzarsi in tempo con le normative comunitarie. In particolare con la direttiva n.70 del 1999, secondo cui dopo 36 mesi di servizio ogni precario ha diritto ad essere assunto a tempo indeterminato, a meno che non sussistano “ragioni oggettive”. Anche se l’ Italia ha recepito la norma tramite il decreto legislativo 368/2001, il contenuto di questa è stato a lungo disatteso, tanto che i ricorsi da parte del sindacato Anief da quella data in poi non sono più cessati, fino a trovare ieri una inattesa, ma sperata, conferma della giustezza della loro causa.

Non  valgono più le “ragioni oggettive” addotte illo tempore dalla Consulta, che registrava, tra le altre cose, come il Ministero non fosse in grado di stimare a priori la ‘massa’ in organici; il parere espresso ieri in sede comunitaria lo ha ribadito espressamente: “la normativa europea osta a una normativa nazionale che autorizzi, in attesa del l’espletamento delle procedure concorsuali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili”. Secondo la Corte la normativa italiana “non prevede criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo risponda ad un’esigenza reale, sia idoneo a conseguire l’obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine”. Inoltre “non contempla neanche altre misure dirette a prevenire e a sanzionare ilricorso abusivo a tali contratti”. Quelle cattedre, nello specifico, che in passato lo Stato ha preferito trasformare in posti a tempo determinato, da rinnovare annualmente, da oggi invece dovranno essere assegnate in pianta stabile. Almeno secondo i giudici europei, questo, per tutti quei docenti che hanno maturato nel corso degli anni quei 36 mesi di servizio bastevoli alla loro assunzione definitiva.

Le reazioni del governo. “Perfettamente in linea” ha detto il Ministro dell’ IstruzioneStefania Giannini, “ ma anche anticipatori rispetto a quello che ha indicato la Corte europea”. Nella riforma, per ora solo annunciata, “La Buona scuola”, l’esecutivo terrà conto dei contenuti e dei metodi indicati per risolvere il problema, “dalla cui consapevolezza” prosegue la Giannini, “siamo partiti e che ho definito una piaga e una patologia tutta italiana”. In attesa di vedere quali saranno i cardini sui quali agirà in concreto la riforma, nel mondo del lavoro è tempo di ricorsi, e per Flc-Cgil la sentenza è la leva giusta su cui fare forza: la sentenza della Corte di Giustizia europea, dicono i sindacati, “è destinata a fare da apripista e a dare una speranza alle centinaia di migliaia di precari che da anni coprono posti vacanti facendo funzionare le scuole, gli enti di ricerca, le università e tutte le pubbliche amministrazioni”.

Edoardo Cellini

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top