Scuola Diaz. Confermate le condanne ma prescritti gli agenti coinvolti nei pestaggi | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Scuola Diaz. Confermate le condanne ma prescritti gli agenti coinvolti nei pestaggi

Dopo nove ore di camera di consiglio la Quinta sezione penale della Cassazione ha alla fine confermato le condanne d’appello per i vertici di polizia. Prescrizione invece per le lesioni commesse nei pestaggi della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. 

Alla fine è stata pronunciata la parola fine a uno degli avvenimenti più oscuri del nostro Paese. Stiamo parlando dei pestaggi commessi dalla polizia in occasione del G8 del 2001 a Genova, un evento che ha segnato un’intera generazione, scomparendo lentamente nell’oblio che in Italia spesso avvolge tutti gli episodi più oscuri degli ultimi decenni. Documentari, libri, conferenze e testimonianze hanno contribuito a narrare, a rielaborare fatti terribili capaci di mostrare il lato più nero e oscuro delle nostre istituzioni. Ora dopo undici anni di vergognosa attesa, è arrivata la sentenza della Quinta sezione penale della Cassazione che ha confermato le condanne d’appello per i vertici di polizia ma ha prescritto gli agenti coinvolti nei pestaggi della scuola Diaz, un’autentico massacro di ragazzi e ragazze innocenti e disarmate, perpetrato da coloro che dovrebbero in teoria proteggere i cittadini dalla violenza. la sentenza ha quindi dimostrato in modo incontrovertibile che le lesioni ci furono, e quindi qualcuno le commise. I fatti però sono caduti ormai in prescrizione, e quindi gli unici condannati sono stati i vertici di polizia, che hanno visto confermata la condanna emessa precedentemente. Lo Stato ci ha messo quindi 11 lunghi anni per emettere un giudizio definitivo su quei fatti, e la prescrizione lascia l’amaro in bocca a tutti i cittadini che hanno sempre chiesto chiarezza e giustizia sui fatti di Genova. In tutti questi anni nessun esponente dello Stato ha pensato bene di chiedere pubblicamente scusa per la macelleria messicana della Diaz, e non ha fatto nessuna mossa verso la riconciliazione,utilizzando la fragile scusa di non voler “ammettere” la responsabilità di chi stava affrontando il processo.  Una giustizia a metà quindi, che ha impedito di fare luce sulle responsabilità di chi ordinò il massacro di Bolzaneto, luogo dove per qualche giorno la democrazia venne “sospesa”, suscitando lo sdegno di tutto il mondo. A commento di quella notte infernale Amnesty International parlò della “più grave sospensione dei diritti civili dalla seconda guerra mondiale”. Anche la polizia, prevedibilmente, si è sempre mantenuta in silenzio, contribuendo ad addensare le nubi dei sospetti e del dolore. E così assistiamo all’ennesima storia tutta italiana di segreti e responsabilità insabbiate, di prescrizioni e indagini a metà, l’ennesima occasione mancata di fornire un esempio positivo alla cittadinanza.

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