Scuola. L'Italia non è un Paese per giovaniTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Scuola. L’Italia non è un Paese per giovani

L’Italia è il Paese dell’Ocse con meno giovani docenti attivi a scuola. Il 60% del corpo docenti italiano ha più di 50 anni, mentre solo lo 0,1% ha meno di 30 anni.

Il fatto che il nostro sia un Paese sostanzialmente bloccato e impossibile per i giovani lo si può verificare in mille modi, non ultimo analizzando la situazione della scuola. L’Italia infatti è la peggiore in tutta l’area Ocse per quanto riguarda i giovani dal momento che gli over 50 sono oltre il 60% del totale contro una media europea del 36%. Non solo, gli under 30 sono addirittura lo 0,1% del totale, fatto questo che dovrebbe far riflettere chi apostrofa i nostri giovani in modo troppo affrettato come “bamboccioni”. Costruirsi una vita infatti diventa quasi impossibile, e una carriera come quella dell’insegnamento è letteralmente preclusa ai giovani che devono inevitabilmente ponderare altre soluzioni col tragico risultato di un impoverimento di tutta la scuola italiana.

Senza interventi mirati e urgenti infatti, non si vede come si possa invertire la tendenza. Per questo sono molti a chiedere interventi al governo immediati. In prima fila l’Anief (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori), che ha chiesto l’inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento dei circa 11.000 nuovi abilitati con il Tfa ordinario, dei 7000 laureati risultati idonei all’ultimo concorso a cattedra ancora non immessi in ruolo e delle tante migliaia di ragazzi e ragazze che ogni anno si laureano in scienze della formazione primaria. “Sono tutti aspiranti docenti, in larga parte giovani e gia’ selezionati dallo Stato, ma ai quali oggi non si da’ alcuna possibilita’ di potere essere stabilizzati. La loro graduale assunzione a tempo indeterminato, invece, svecchierebbe il corpo docente italiano portando nuova linfa a un sistema diventato sempre piu’ autoreferenziale”, ha chiarito in una nota l’Anief.

Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, ha poi aggiunto:Se il tema vuole essere affrontato  lo si faccia finalmente con le azioni concrete. E non i con i soliti proclami. A costo di rivedere la questione a 360 gradi. Anche perche’ anche su questo fronte i numeri ci dicono che siamo impietosamente indietro rispetto a tutti gli altri: l’Ocse ha detto che nel 2011 nelle scuole secondare italiane di insegnanti sotto i 30 anni non c’era traccia. Ed e’ tutto dire che il nostro era l’unico Paese a trovarsi in questo stato”. Finora sono stati assunti solamente 800 under 30 nell’ultimo anno, questo grazie al famoso concorsone voluto dall’ex ministro Profumo, ma si tratta solo del 10% dei vincitori di quella selezione. Ma è chiaro che questa è solo la punta dell’iceberg dal momento che sono migliaia i giovani che nemmeno provano a farsi abilitare all’insegnamento, questo perchè è difficile anche solo capire esattamente quali sono le mosse da compiere per avvicinarsi alla professione. Gli 800 assunti inoltre sono solo lo 0,1% degli 800.000 e più docenti italiani in servizio, si tratta quindi solo di una goccia in un oceano enorme. E anche tra i 30 e i 39 anni non va meglio, dal momento che rappresentano solo il 9% del totale. Insomma, il mondo dell’Istruzione sembra essere precluso ai giovani, ed è difficile non vedere dietro tutto questo un disegno.

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