Se difendere i poveri diventa una questione di fede...Tribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Se difendere i poveri diventa una questione di fede…

Papa Francesco in visita al Palazzo di Vetro dell’Onu di New York ha tenuto un discorso ritenuto storico dai media nel quale ha lanciato un appello ai governanti perchè garantiscano a tutti lavoro, terra e libertà. Nessuno però segnala l’ipocrisia della standing ovation dell’assemblea generale dell’Onu, e il fatto che l’appello a una maggiore giustizia venga apprezzato solamente se a farlo è la religione. Quando qualcuno invece li pone come obiettivi politici, ecco che si diventa pericolosi “comunisti” antidemocratici…

Va bene invocare una società più giusta, senza guerra nè sfruttamenti, va benissimo chiedere lavoro, terra e libertà per tutti, a patto che a farlo sia un pontefice o comunque una religione. Può sembrare una provocazione ma non lo è, ancor più che Papa Francesco, tenendo uno storico discorso al Palazzo di Vetro dell’Onu di New York, ha ricevuto una standing ovation in risposta al suo appello accorato a favore dei più poveri e contro le ingiustizie che avvelenano quotidianamente il mondo. Si sono tutti alzati in piedi ad applaudirlo ed è questa la cosa peggiore, una manifesta esibizione di ipocrisia resa ancor più stucchevole dal fatto che ad applaudire sono stati proprio costoro che, indefessamente negli ultimi decenni hanno realizzato ogni sforzo per soffocare politicamente chiunque adottasse quelle stesse parole d’ordine declamate dal Papa. Viene quasi da pensare che per il sistema vigente sia una manna dal cielo che a pronunciare le parole “Lavoro, terra e libertà” sia un pontefice e non un personaggio politico. In questo modo infatti terra, lavoro e libertà diventano quasi qualcosa di metafisico, non una reale rivendicazione da ottenere mediante una lotta politica, altrimenti non si spiegherebbe come mai movimenti politici che si pongono come obiettivi esattamente gli stessi punti rivendicati da Papa Francesco, e applauditi dall’Onu, vengano ritenuti alla stregua di movimenti radicali e antidemocratici (se va bene).

Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione, abusi e dipendenza“, ha detto Papa Francesco, parole forti, critiche dirette al cuore del sistema di potere dominante che continua a produrre ineguaglianze, ingiustizie e guerre in tutto il mondo. Tutti pronti ad applaudire, ma quando poi si tratta di determinare un cambiamento politico eccoli tutti schierarsi con i partiti “moderati” che difendono lo status quo, lo stesso status quo che evidentemente va a loro vantaggio visto che siedono come eminenti rappresentanti nel Palazzo di Vetro. Come si può a New York applaudire a queste parole quando si è trattato in realtà di un attacco frontale del pontefice al funzionamento del sistema finanziario globale?  La nostra sensazione è che abbiano applaudito proprio perchè a pronunciare tali parole era il Papa, e dunque una figura religiosa, pensate cosa avrebbero detto se a pronunciarle fosse stato un capo di Stato. Pensate alla sorte che hanno subito i vari politici che hanno osato denunciare il meccanismo soffocante del debito nei confronti dei paesi del Terzo Mondo, da Shankara fino in modo diverso a Gheddafi (voleva istituire una Banca Africana per superare il debito nei confronti dell’Occidente), e ben capirete quanto gli applausi a Papa Francesco puzzassero di ipocrisia.

Forme di corruzione sono penetrate nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni“, ha detto ancora Bergoglio, che ha addirittura suggerito la necessità di una riforma dell’Onu:  ”L’esperienza di questi 70 anni, al di là di tutto quanto è stato conseguito, dimostra che la riforma e l’adattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso l’obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un’incidenza reale ed equa nelle decisioni“. Insomma quando i vari Che Guevara, Fidel Castro, Shankara e così via criticavano gli organi internazionali accusandoli di escludere i paesi più deboli e poveri ecco che venivano dipinti come violenti rivoluzionari pericolosi e illiberali, ma quando a dirlo è Papa Francesco lo si applaude, tanto il giorno successivo si potrà tornare a far finta di nulla. Il Papa infatti è un uomo di religione, di fede, e di conseguenza è bene che le rivendicazioni sull’oggi vengano fatte da un pontefice piuttosto che da un rivoluzionario. Difendere i diritti dei poveri per i potenti della terra sarebbe utile diventasse un concetto di “fede” piuttosto che una reale proposta politica, in questo modo la gente si limiterà a dire che forse è ingiusto trattare male chi non ha niente, ma ci si fermerà lì, senza cioè proposte politiche reali per cambiare oggi le cose. Così quegli stessi politici responsabili delle ingiustizie denunciate dal Pontefice lo hanno applaudito convinti alla sua rivendicazione di “Terra e Libertà”, ma in modo altrettanto convinto urlerebbero al “comunismo” e alla “dittatura” di fronte a un movimento politico che rivendicasse le stesse cose. Provate a smentirci.

@Gracchus Babeuf

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