Se hai "Like", sei ok. Il mondo del cyberbullismoTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Se hai “Like”, sei ok. Il mondo del cyberbullismo

Visibilità virtuale, individualismo collettivo e bullismo sul web. Dal mondo accademico un’analisi di un fenomeno allarmante e oramai di massa.

Fonte: Oltremedianews

Quel mondo dove la piazza era il punto di aggregazione e ci si trovava per parlare della gente e dei propri sogni, oggi, non esiste più. La piazza virtuale ha sostituito interamente la piazza reale, diventando molto più vera e concreta di quella che si conosceva un tempo in centro città. Oggi il senso lo acquisisce la rete, quello che in francese, in spagnolo e non solo viene definito ‘muro’. Un muro che descrive davvero bene quello che il virtuale rappresenta: isolamento. Totale. Un individualismo collettivo, dove la massa a cui ci si rivolge non è altro che un insieme di maschere di fantasmi aggrappati alla necessità di mostrarsi e piacere per quello che (non) sono.

In questa nuova dimensione dell’io nasce la necessità urgente e contingente di ridimensionare la portata di un fenomeno che sta sterminando le identità per rimpiazzarle con statuine semplicemente, paradossalmente, sole. Più sei in contatto, più sei solo ed isolato dal mondo, attratto ed inglobato da uno schermo che cattura l’attenzione di chi non ha più occhi per il resto fuori.

Quanto siamo disposti a pagare per ottenere una visibilità a basso costo? Quanto si è disposti a rischiare mettendo sul palcoscenico il proprio io, esponendosi, completamente nudi, al giudizio fittizio di chi, non avendo nulla da dire, ‘spoglia’?

Walter Fornasa, docente presso la facoltà di Psicologia dell’università di Bergamo, avrebbe detto che sono gli immigrantsa dover fare i conti con i nuovi natives. Sono le persone della vecchia generazione che devono iniziare ad entrare in contatto con il mondo proposto oggi, dove i nativi digitali non conoscono nemmeno alternative. La strategia relazionale oggi non è più il pallone, è la play. E con questa realtà bisognerebbe iniziare a scendere a patti.

Tuttavia troppi fenomeni di cyberbullismo, di crisi d’identità e di suicidi si verificano, semplicemente per un non riconoscimento da parte della massa. Siamo uomini e in quanto tali, animali sociali: vivendo in società riconosciamo di aver bisogno dell’altro in quanto diverso da noi e quindi, fonte di ricchezza. Ma la linea di separazione tra l’altro virtuale e l’altro reale si fonde e confonde, creando una serie di rischi di un’importanza sottovalutata. Si fanno strada così la perdita delle identità, nuove dipendenze; una vita spesa a controllare quanto e come piacciamo, quanti ‘like’ riceviamo, quanto la nostra vita appare interessante agli altri. Non ci si accorge che così facendo si perde di vista la realtà dei fatti che, stando tutto il giorno davanti ad un computer, non si potrà mai rendere davvero interessante la propria vita.

Il cyberbullismo è un fenomeno che vede nelle nuove tecnologie i mezzi per agire maltrattamenti e molestie verso i propri coetanei. Non è un fenomeno isolato: le stime del Ministero descrivono uno scenario piuttosto inquietante, dove uno studente su quattro compie o subisce atti di prevaricazione sul web. Il 26% dei ragazzi ne è vittima mentre il 23.5% è un ‘cyber-bullo’.

Oggi chi si occupa di costruire l’identità dei ragazzi così da permettere loro di reagire a queste ‘aggressioni’, deve fare i conti con una realtà che quotidianamente viene plasmata da ‘like’ che fanno cambiare umore alla gente. ‘Oggi ci si deve interrogare e reinterrogare sulle modalità di co-costruzione del sè’ ricorda Ivo Lizzola, ex presidente della facoltà di psicologia di Bergamo, ‘ricordando che siamo un valore proprio perché diversi, proprio perché singoli individui con una propria e singola specificità che deve, quindi, essere valorizzata in quanto tale’.

 Federica Bani

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