Se i morti non sono tutti uguali...Tribuno del Popolo
venerdì , 15 dicembre 2017
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Se i morti non sono tutti uguali…

Ne abbiamo sentite tante in questi tempi cupi ma a nostro giudizio questa volta Huffington Post ha superato se stesso con un articolo a firma Elisabetta Addis, economista di “Se non Ora Quando” e intitolato in modo inequivocabile: “Gli uccisi di Parigi e quelli di Boko Haram non sono uguali“. Un articolo che a noi suona agghiacciante ma che forse serve a comprendere meglio di altri l’epoca in cui viviamo intrisa di cinismo, superficialità e tante, troppe parole in libertà.

In occasione del dramma di #CharlieEbdo a Parigi è successo qualcosa di straordinario, finalmente migliaia e migliaia di occidentali hanno potuto toccare con mano l’eurocentrismo della nostra civiltà dal momento che proprio mentre i vignettisti e i poliziotti parigini venivano assassinati dalla follia jihadista un’altra follia, ancora peggiore, massacrava 2000 persone in Nigeria per mano dei Boko Haram. In molti si sono accorti del fatto che i media ricordassero e parlassero solo dei morti di Parigi, riservando solo piccoli trafiletti a quanto successo in Nigeria, come se i morti uccisi e massacrati dai Boko Haram fossero “figli di un Dio minore”. E infatti molti hanno detto che con la marcia di Parigi intendevano ricordare anche loro, ed è fin troppo facile accusarli di ipocrisia, dopotutto, perchè della Nigeria in fondo in fondo non interessa niente a nessuno. Ma a noi interessa e quindi leggere l’articolo di Elisabetta Addis pubblicato dall’Huffington Post ci ha fatto un pò schifo, questo per non scadere in volgarità. Non credevamo che si potesse arrivare a tanto, e forse ci sbagliavamo. Inizialmente abbiamo pensato ad uno scherzo, eppure la Addis era dannatamente seria a cominciare dal titolo: “Gli uccisi di Parigi e quelli di Boko Haram non sono tutti uguali“. Ma l’articolo procede pure peggio: “Non ne posso più della superficialità di quelli che dicono che Boko Haram ha fatto 2000 morti e non valgono meno dei 12 morti a Parigi! Una vita umana vale quanto un’altra e 2000 vite perciò, con un rapido arido calcolo, valgono circa 160 volte di più. Hanno matematicamente ragione. Ma veramente non è così”. E l’economista di “Se Non Ora Quando” va ancora oltre spiegandocelo il perchè i morti di Parigi valgono di più di quelli nigeriani: 

Il racconto della civiltà occidentale comincia con la storia di una banda di predoni che da alcuni villaggi (Micene, Sparta, Itaca) assediano un altro villaggio, e fanno cose atroci, cadaveri strascinati dietro al carro di chi li ha uccisi (Achille ed Ettore), donne vendute come schiave dopo che i loro bambini sono stati buttati giù dalle mura (Andromaca!).

Così eravamo. Noi. Però abbiamo migliorato almeno un pochino. Ci siamo inventati “i diritti”. Così uccidere una persona e trascinarne il cadavere non è più considerato una gloria. Nelle nostre città non succede più che si uccidano “i nemici” o, almeno, se succede ci scandalizziamo. In altri posti invece questo cambiamento è più lento.

Non sono città, sono ancora villaggi. Lì, finora, hanno “sfruculiato” meno i cervelli con ‘sta storia dei diritti. Cambieranno anche loro, speriamo. Non è che noi siamo meglio e loro peggio, siamo tutti esseri umani, sia noi che loro. L’umanità è in cammino, tutta insieme, nel suo piccolo pianeta. A un passo diverso, purtroppoAllora, se Boko Haram uccide 2000 persone è una cosa ingiusta, devastante ed orribile, ma è diverso se questo avviene nella città in cui da 200 e passa anni, con l’illuminismo, sono state dette alcune cose circa la libertà di parola e l’uccidere e il nemico. Cose che in Nigeria, forse per colpa degli occidentali, non sono ancora state dette e non sono perciò entrate nel senso comune.

Sì, avete sentito bene, purtroppo la Addis non sta scherzando, pensa davvero che per il fatto stesso che in Europa abbiamo avuto l’illuminismo e i diritti allora la nostra vita valga anche di più, e forse per evitare di essere fraintesa va anche oltre, specificando ulteriormente il suo pensiero: “Per cui sì, io mi sento di dire, senza sensi di colpa, che se 12 persone vengono uccise a Parigi, questo ha un senso diverso, più grave e peggiore – ammesso che due orrori possano essere paragonati – che 2000 persone uccise in Nigeria. Perché 12 persone uccise a Parigi ci tolgono molta più speranza di poter uscire dalla barbarie, che non 2000 in Nigeria. 12 uccisi a Parigi ci dicono che non siamo migliorati molto dai tempi di Ettore e Achille. Ci tolgono la speranza che l’umanità possa migliorare più radicalmente di quanto ce lo tolgano i 2000 morti di Boko Haram che sono gli stessi di Troia, gli stessi di Marzabotto, gli stessi di Sarajevo. Come quelli di Parigi sono gli stessi di Casalegno e Tobagi, gli stessi di sempre, delle belve schifose che siamo e continuiamo ad essere. Noi“.

Cosa è questa se non una forma di estremismo? Come si può tollerare in un paese che abbia l’ambizione di essere civile che esista qualcuno che prova anche solo a teorizzare una differenza tra la morte di un essere umano a Parigi e quella in Nigeria? La nostra speranza è che la Addis chieda scusa, chiarisca meglio il suo pensiero, faccia marcia indietro, ma ci rendiamo conto che è una speranza inutile. Codesti personaggi, spesso campioni del cosiddetto “perbensimo”, vengono identificati come la “società civile”, intesa come la parte migliore della nostra società, eppure quando abbiamo letto questo articolo della Addis ci sono cadute le braccia, forse siamo caduti così in basso proprio perchè la società civile si è ridotta a questa vergogna, forse siamo caduti così in basso perchè la società civile a volte è persino peggio della politica e arriva a dire quello che i politici si vergognano a dire. O forse la Addis ha solo messo nero su bianco qualcosa che alla fine pensano in tanti, cioè che noi “Occidentali” siamo il bene del mondo perchè abbiamo i “diritti” e quindi siamo autorizzati a giudicare chi i diritti non li ha. Una semplificazione mostruosa che non tiene conto del fatto che l’Occidente ha avuto modo di svilupparsi maggiormente perchè ha sfruttato il resto del mondo con ogni mezzo, e soprattutto perchè ha applicato i cosiddetti “diritti” solo al suo interno trattando il diverso come un “selvaggio” almeno fino a ben oltre la metà del XX secolo (vedi l’appoggio di democrazia considerate illuminate come gli Usa all’apartheid fino agli anni ’80 del Novecento). Tutto questo per non parlare del colonialismo, della Seconda Guerra Mondiale che ha prodotto decine di milioni di morti, etc. Schifati, torniamo a lavoro con maggior lena, sapendo che è proprio questo il momento di diffondere contenuti che servano a comprendere e non a giudicare, lo sport di chi come la Addis è abituata a sedersi dalla parte del mondo con la pancia piena, quella del perbenismo, quella del “i morti di Parigi valgono più di quelli in Nigeria“. Ovviamente i lettori arriveranno da soli a intuire quali sono i passi mentali successivi e conseguenti all’articolo della Addis, e speriamo che ne traggano a loro volta le opportune conseguenze.

Leggi l’articolo di Elisabetta Addis

Gracchus Babeuf

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