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lunedì , 16 gennaio 2017
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Se Ingroia è il problema, questo Paese è da buttare

Potrà non stare simpatico, del resto non è necessariamente una delle conditio sine qua non di un politico, altrimenti l’esilarante Silvio dell’altra sera dovrebbe sbancare nelle urne. D’altro canto Antonio Ingroia, seguendo la stampa nostrana, sembra che si sia rivelato il male assoluto.

STATO-MAFIA: INGROIA, IN ISTITUZIONI C'E' CHI SA LA VERITA'

Non si può candidare.  Partiamo dalla prima accusa secondo cui sarebbe inopportuno per un magistrato come lui candidarsi. Un’accusa che si è placata quando i democratici hanno tirato fuori la carta Grasso, giacché anche il lettore più assopito avrebbe detto: perché Grasso si e Ingroia no? A dire il vero, qualcuno ha provato a trovare le differenze nei loro ruoli, ma senza esagerare. Altrimenti lo stesso lettore, pur assopito, si sarebbe chiesto cosa ne pensi Grasso della candidatura di Crisafulli.
Fa vincere la destra. E’ l’accusa, ad esempio, di Gad Lerner. Mi ricorda le dichiarazioni del Pd quando dissero a Grillo che per colpa sua aveva vinto Cota in Piemonte. Come se gli elettori fossero di proprietà. Mica è colpa di Ingroia se Bersani non gli risponde neanche al telefono, salvo poi chiedere tramite Franceschini di non presentarsi al Senato. Mica è colpa di Ingroia se la sinistra targata Pd-Sel non si vergogna di chiedere a Monti, Casini e Fini di appoggiarli.
Segue l’effetto mediatico. Ora non vanno più bene nemmeno le candidature eccellenti. Sandro Ruotolo? Meglio giornalista. Franco La Torre? E’ figlio di. L’operaio della Fiom? Demagogia. La sensazione è comunque la faccia, Ingroia la sbagli.
Ricicla i partiti. Ha fatto fare un passo indietro a quattro segretari di partito. Per carità, partiti piccoli con l’acqua alla gola, ma comunque degni di rispetto perché organizzazioni di uomini e donne, tre su quattro fuori dal Parlamento, dunque lontani dalla sete di poltrona. Staranno in terza fila, ma secondo alcuni non dovevano neanche presentarsi.
E’ populista. Ultimamente l’accusa più dura è quella di essere populista. Alcuni glielo rinfacciano proprio a lui, altri lo rilevano perché è amico di Di Pietro e Grillo.  Probabilmente non hanno mai ascoltato alcuna intervista di Antonio Ingroia. O forse proprio perché l’hanno ascoltata, vogliono delegittimarlo.
Tra magistratura e Napolitano: uguaglianza. Qualcuno e non solo Berlusconi ha sostenuto che un magistrato con un’inchiesta cosi rilevante non è giusto che si candidi. Come se solo chi si candida avesse delle idee politiche. Come se non dovesse essere un giudice a stabilire se la tesi del pm sarà giusta o sbagliata. Bellissimo anche il capitolo Napolitano: Ingroia ha litigato con il Quirinale e dunque con lui non si può parlare. Quindi il Quirinale può interessarsi dei processi, se sollecitato. Da qualcuno di un certo peso, si intende, altrimenti il telefono suonerebbe a vuoto.
Conflitto di interesse. Se a qualcuno dovesse venire in mente, per caso, di tirare fuori il conflitto di interessi, peschi prima nella lista di Monti. Montezemolo non andrebbe bene, per cominciare?
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