Se la sinistra lascia Berlusconi la critica all'Europa..Tribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Se la sinistra lascia a Berlusconi la critica all’Europa..

Silvio Berlusconi ha utilizzato parole sferzanti nei confronti dell’Ue e la politica di austerity imposta all’Italia. La sinistra, autolesionista come suo solito, gli va contro, lasciando quindi alla destra la critica nei confronti delle politiche neoliberiste.

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Bisogna che qualcuno nel governo abbia il coraggio e l’autorevolezza di andare a Bruxelles e di dire a quei signori: ‘Noi siamo in questa condizione perché ci avete cacciato voi con la vostra dannata politica di austerità. Dobbiamo rimettere a posto le cose, da qui in avanti il limite del 3 per cento all’anno e il fiscal compact ve lo potete dimenticare’. Ci volete mandare fuori dalla moneta unica? Fatelo. Ci volete mandare fuori dall’Unione europea? Ma no. Vi ricordiamo che noi versiamo 18 miliardi all’anno e ce ne ridate indietro solo dieci. Ma chi mai ci manda fuori dall’una e dall’altra parte?“: chi ha detto ciò? No, nessun politico del centrosinistra, è stato Silvio Berlusconi, che ha lanciato un attacco frontale alle politiche economiche del governo Letta e dell’Unione Europea. Il centrosinistra italiano, sempre più “centro” che “sinistra” completa quindi la sua mutazione genetica, facendosi sorpassare a sinistra persino dalla critica antieuropeista di Silvio Berlusconi. Certo, non siamo ingenui, Berlusconi è ovviamente in malafede, e ha ragione il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, quando ricorda che i vincoli dell’Ue sono stati “il frutto di decisioni prese quando Berlusconi era capo del governo. Ora, Berlusconi non può arrivare, oggi che non siamo neppure formalmente usciti dalla procedura d’infrazione, e dire che bisogna sforare i vincoli europei, e dirlo per di più mentre Letta è al G8. Questa posizione di Berlusconi oggi ci indebolisce, non ci rafforza”. Tuttavia ci sembra allucinante che il centrosinistra italiano abbia ormai completamente rinunciato a un qualsivoglia pensiero critico, diventando ormai una sorta di partito liberale che non cerca nemmeno più di provare a essere un partito almeno socialdemocratico. E quando la gente si chiede come mai Silvio Berlusconi non muore mai e continua a essere votato da milioni di italiani, forse bisognerebbe chiedersi come mai un italiano dovrebbe votare un partito, il Pd, che mentre il Cavaliere dichiara di voler dare battaglia all’Ue per smetterla con i tagli, risponde che invece terrà a tutti i costi il deficit sotto il 3% e continuerà con le riforme richieste. Come a dire che non esiste scelta, bisogna fare così e basta, punto. A fugare ogni dubbio ci ha poi pensato Olli Rehn, commissario Ue agli affari economici: “Assicurare che il deficit resti sotto il 3% e fare le riforme richieste sono la chiave per la ripresa in Italia”.

Gracchus Babeuf

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