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mercoledì , 18 gennaio 2017
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Se le minacce di Cicchitto non fossero vane…

In un paese allo sfascio, in piena recessione, con una disoccupazione giovanile quasi al 30%, scosso da terremoti finanziari e geologici un giorno sì e l’altro pure, dove la corruzione si mangia miliardi di Euro dell’economia nazionale, dove le indagini sulle stragi stanno evidenziando un tremendo patto Stato-Mafia sotto l’egida di interlocutori come il ministro Mannino e l’ex-senatore di Forza Italia e PDL Marcello dell’Utri (già sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa); con un Europa a rischio collasso, dove i migliori economisti mondiali danno la sopravvivenza dell’Euro, perlomeno nel sud dell’Europa, al 50% nel giro di un anno, c’è un problema, cruciale, che attanaglia i parlamentari del PDL e in parte della Lega: il decreto anticorruzione!
Già, perché pare che la legge presentata dal ministro Severino per combattere uno dei mali sistemici storici dell’Italia, sia una norma contra personam. Avete sentito bene, sì: credevamo di aver abbandonato questo vocabolario da quando mister B. non è più presidente del consiglio, e invece, con un coup de théatre, i deputati PDL rispolverano i loro cavalli di battaglia, capitanati dal sempre onorevolissimo Cicchitto. Insomma, l’accusa al tanto osannato “governo dei tecnici” è di aver proposto degli emendamenti alla legge che, secondo i pidiellini, sarebbero fatti apposta contro Berlusconi e, addirittura, pro-Penati.
Ora, non voglio entrare nel merito della legge e comunque non ne sarei tecnicamente in grado in questa sede. Quello che mi stupisce, come sempre, sono le priorità dei soliti noti parlamentari di centro destra.
Cicchitto arriva a toni da minaccia: “E al ministro diamo un elemento di riflessione: non venga a proporci emendamenti con l’esercizio da parte del governo della stessa pratica che è stata svolta qui alla Camera: perché in questo caso non voteremo la fiducia perché uomo, o meglio donna, avvisata è mezzo salvata!”. Come al solito, la prima cosa che fa riflettere è che non appena si parla di giustizia e di corruzione, le orecchie dei berlusconiani si alzano come delle antenne in cerca di segnale. E viene da chiedersi perché, se “il nostro” è innocente per antonomasia. Ma nella loro testa passa qualcosa che deve avvicinarsi al “è innocente ma vogliono renderlo colpevole per decreto”… Ma cosa dirà mai questa legge? Che tutte le persone il cui cognome inizia con B sono per legge dei corruttori? Ma nel qual caso, anche il povero Bersani si ritroverebbe agli arresti senza motivo, e sarebbe pari e patta. E comunque, anche se la legge fosse di questo genere, per fortuna in Italia abbiamo una corte costituzionale che la casserebbe in un nano-secondo o un presidente della Repubblica che (forse) non la firmerebbe. E allora, cosa avranno mai da preoccuparsi per l’Innocentissimo? Non si capisce. Ma si capisce bene che in questa baraonda di ricatti politici, il PDL vorrebbe far passare un norma che stava tanto a cuore al governo Berlusconi, ovvero la norma sulla responsabilità civile per i magistrati (compresi quelli penali, ovviamente). Traduciamo: sarebbe una norma  tramite la quale sarebbe possibile ritenere responsabile in solido un magistrato che commetta un errore. Traduciamo ancora: l’imputato può chiedere un risarcimento danni oneroso al suo magistrato. Per chi non avesse ancora ben chiaro, se il magistrato commette un errore, paga di tasca sua, di modo che un eventuale magistrato, magari giovane e senza grossi capitali alle spalle, si guarderebbe bene dal condannare il potente di turno, rischiando di finire sul lastrico in caso di vizio di forma o semplicemente perché in seguito un appello qualunque ribalta la sentenza. Insomma, quello che per i deputati PDL è fondamentale per l’Italia in questo momento storico, è di riportare nei tribunali i rapporti di forza economici che già tristemente esistono nella società civile. Una giustizia giungla-style, o forse, più semplicemente, medioevo-style. Sorge il dubbio che questo governo tecnocrate vada benissimo quando si tratta di tagliare a destra e a manca e di svilire i diritti dei lavoratori, mentre diventa un pericoloso nemico della democrazia quando si occupa di giustizia o di un altro campo casualmente tanto caro al centro destra: le comunicazioni. Ora, ovviamente chi tiene fermo il parlamento, in un momento come questo, per proporre una degenerazione della giustizia di questo tipo a difesa del capo, invece di discutere seriamente su una norma per combattere la corruzione sistemica del paese, ne risponderà politicamente. Ma quello che mi auguro personalmente è che le minacce dell’Onorevole Cicchitto non siano vane. Vorrei tanto che la delegazione parlamentare del PDL facesse cadere il governo Monti sul decreto anticorruzione, gettando l’Italia nel Caos, e magari portandola al fallimento e fuori dall’Euro. Perché questa sarebbe la miglior conclusione storica e politica dell’era berlusconiana: un intero stato, o forse addirittura un intero continente, che fallisce. Per salvare Lui. L’Unto del Signore.

A. G.

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