Senza un'opposizione vera un futuro senza dirittiTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Senza un’opposizione vera un futuro senza diritti

I diritti non piovono dal nulla, non sono per sempre. Sono il frutto di lotte che sono poi state cristallizzate mediante dei patti condivisi, ma se vengono stralciati i diritti tornano indietro, e occorre ricominciare tutto d’accapo. Cerchiamo di spiegare perchè, secondo noi, senza una opposizione vera, “politica” che porti avanti anche una lotta culturale, ci aspetta un arretramento ulteriore dal punto di vista dei diritti sociali e individuali.

I diritti un tempo venivano acquisiti per “grazia ricevuta” con il sovrano di turno che per evitare tumulti o disordini preferiva concedere dall’alto alcuni riconoscimenti alla plebe. Con il tempo il feudalesimo è stato superato, c’è stata una rivoluzione industriale, la rivoluzione francese, quella sovietica, le lotte dei lavoratori per tutto il XX secolo, e alla fine la classe lavoratrice ha ottenuto tutta una serie di diritti che oggi erroneamente in troppi danno per scontati. Una legge, un diritto, sono in questo caso il frutto di una lunga lotta avvenuta a più riprese e fotografata proprio dalla concessione e dall’ampliamento dei diritti della classe lavoratrice, ovvero la classe largamente esclusa dalla ridistribuzione della ricchezza sin dall’antichità. Nel corso del XX secolo, grazie alla spinta derivante dalle due guerre mondiali e anche alla diffusione dell’ideologia marxista i lavoratori hanno visto una serie di successi sotto tutti i punti di vista. Si potrebbe obiettare che nei paesi del cosiddetto socialismo reale i diritti non venivano rispettati, ma è pur vero che l’esistenza stessa di un blocco contrapposto costringeva i governi del cosiddetto Occidente a prendere atto dello spirito del tempo e a concedere diritti che oggi vengono considerati di “sinistra radicale”, vedi la politica assistenziale sviluppatasi in Italia e in Francia non certo con i comunisti al governo ma con i comunisti all’opposizione a incalzare e a richiedere un cambiamento sociale reale e una spinta verso il progresso e il conseguimento di diritti. La stessa Costituzione è stata letteralmente scritta con il sangue da persone che hanno combattuto e hanno sofferto per mettere nero su bianco dei diritti e dei principi che oggi rischiano di venire cambiati “per decreto” ricacciando così indietro le lancette della storia. Senza una forza in grado di rappresentare la classe lavoratrice insomma, non si può certo pretendere che chi regola l’economia globale regali dei diritti dall’alto ancor più che la concessione di questi diritti inficia ciò su cui si impernia il nostro sistema economico, ovvero il profitto. Guardando però allo scenario della politica italiana non si vede una reale opposizione a chi rappresenta gli interessi di suddetto sistema, si vedono bensì due partiti, Forza Italia e il Pd, che con la scusa della salvezza nazionale stanno cogliendo l’occasione per distruggere i diritti acquisiti con le lotte nel corso di decenni. Occorre quindi un nuovo modo di concepire l’opposizione, non più un tentativo di annacquare delle misure la cui direzione è già decisa, bensì un modo di rovesciare il tavolo proponendo la costruzione di un sistema diverso anche e soprattutto dal punto di vista culturale e valoriale. Se non si compie questo sforzo, e anzi si accetta il sistema di valori del sistema che invece ingenera le ingiustizie e le disuguaglianze, non si farà che rafforzare questo stesso sistema svuotando il concetto stesso di opposizione di qualsiasi valore.

Gracchus Babeuf

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