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giovedì , 27 luglio 2017
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Serbia. Belgrado si ribella alla Bce

I nazionalisti serbi del “Partito del Progresso” del presidente Nikolic e i socialisti del primo ministro Dacic hanno deciso, per salvare l’economia serba, di riformare il sistema bancario dissociandosi dal modello europeo. E Fmi e Bce sono già sul piede di guerra..

In tempi di crisi come quelli odierni diventa sempre più difficile intravedere un futuro lontano da sacrifici. In Serbia il governo dei nazionalisti del “Partito del Progresso” del presidente Nikolic, e dei socialisti del primo ministro Dacic, ha preso la decisione di provare a salvare l’economia del Paese cercando di non scaricare sulle fasce popolari i sacrifici. Per farlo Belgrado ha deciso di riformare il sistema bancario dissociandosi dal modello europeo, considerato una vera e propria dittatura finanziaria. A seguito di questa decisione, il governatore della Banca Nazionale Serba (NSB), il neo-liberista Dejan Soskic, dopo aver subito le minacce di epurazione da parte delle autorità politiche, si è dimesso per protesta contro quella che ha definito una mossa che prelude al “ritorno del comunismo“. Così Belgrado rischia di pagare caro il suo tentativo di difendere il proprio popolo dagli appetiti dei potentati economici internazionali. Soskic del resto era considerato l’uomo dell’Unione Europea a Belgrado, ed è stato il responsabile di una  politica monetarista anti-inflazionista che ha pesantemente svalutato il dinaro serbo, facendo pagare la crisi ai giovani (moltissimi dei quali disoccupati) e ai lavoratori. Come tutti i giri d’usura però, liberarsi dal ricatto dei propri aguzzini è sempre dura. Il premier Dacic, nemmeno quattro giorno dopo il suo insediamento, aveva subito cercato di rafforzare il suo controllo sulla NSB, una mossa orientata a riaffermare almeno in parte, il controllo statale sull’economia. Come prevedibile il Fmi ha subito già espresso contrarietà nei confronti della nuova legge, in questo imitato anche dalla Bce. Inoltre le misure prese dalla Serbia sono state oscurate dai media europei, onde evitare che possano fungere da esempio per altri popoli europei, anch’essi sotto il gioco della crisi. Basti pensare che la nuova legge prevederà che il parlamento di Belgrado potrà monitorare e supervisionare  tutti i provvedimenti e le azioni della NSB intervenendo quando necessario.

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