Serbia e Croazia, la periferia d’Europa che non ama l’Ue | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Serbia e Croazia, la periferia d’Europa che non ama l’Ue

Mentre i cittadini serbi snobbano la Comunità Europea (Italia esclusa); la Croazia apre le porte d’Europa alla Russia, con grande disappunto di Bruxelles.

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Fonte: Oltremedianews

Una è sempre più vicina all’Unione Europea, l’altra entrerà a farne parte dal luglio prossimo. Una vive la disillusione di un felice futuro post-Milosevic, l’altra punta ad assumere la leadership dei Balcani. Una accoglie a braccia aperte gli investimenti italiani, l’altra stringe accordi con la potentissima Gazprom.

Diciassette anni fa era considerata il villain d’Europa, governata da un dittatore che i media del mondo intero chiedevano di punire per gli eccidi perpetuati in Kosovo, cosa puntualmente avvenuta dopo un massiccio intervento Nato. Oggi gli scontri al confine tra Serbia e Kosovo continuano, ma la Nato se n’è andata e nessuno più se ne cura. Così si presenta la Serbia all’appuntamento con la storia: l’intenzione di entrare nell’Unione Europea da parte del governo che trova d’accordo appena il 41% della popolazione.

Un quarto della popolazione è senza lavoro, l’inflazione è al 13% e ancora si aspetta la pioggia d’investimenti stranieri, soprattutto americani, attesi dopo a caduta di Milosevic. Chi crede davvero nella Serbia è l’Italia, che intende potenziare la linea ferroviaria del Paese trasformandolo in un nodo di collegamento tra Russia, Turchia e Kazakistan. <<Nel 2009 le imprese italiane in Serbia erano solo 200, oggi ve ne sono 600>> ha dichiarato l’ambasciatrice serba a Roma Ana Hrustanovic, soddisfatta della solida partnership tra le due nazioni.

Più radioso il presente di un’altra repubblica ex iugoslava. Dalla vittoria di Milanovic alle elezioni 2011, la Croazia ha attuato un cambio di strategia nelle politiche energetiche della Repubblica, preferendo agli investimenti europei (compresa l’Eni), un accordo con la Russia. Più precisamente, con il colosso Gazprom, marchio noto ai più per le sponsorizzazioni del club calcistico Zenit e della Champions League, per coinvolgere anche la Croazia nell’ambizioso progetto Southstream.

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Southstream è un lunghissimo gasdotto che, attraverso il Mar Nero e i Balcani trasporterà il gas russo nel cuore dell’Europa, passando anche sotto l’Adriatico fino in Italia, a Tarvisio. Alla cerimonia di posa dei primi tubi, il 7 dicembre, non partecipò Guenther Oettinger, Commissario europeo per l’energia, a simboleggiare la politica dell’Unione contraria a ingerenze russe all’interno dei propri confini. Il problema è che i Paesi membri e futuri membri, la Croazia entrerà quest’estate nell’Unione, ignorano le direttive europee perseguendo politiche energetiche proprie.

Il governo di Zagabra, in particolare, ha insistito a lungo perché un ramo di Southstream passasse anche per il suolo croato, trasformandolo nel principale nodo di distribuzione energetica dei Balcani. Per lo stesso motivo, il Primo Ministro Milanovic è interessato a entrare anche nel Tap (Trans-Adriatci Pipeline), gasdotto che collegherà Albania, Italia e Grecia. Dal punto di vista di Mosca, oltre agli indubbi vantaggi economici che porterebbe l’espansione di Southstream, bisogna considerare la secolare ambizione russa a un “posto al sole”: con l’alleato siriano in posizione traballante, la Croazia potrebbe essere un buon punto per una nuova base navale sul Mediterraneo.

  Francesco Moscarella

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