Settimana di 30 ore in Svezia: un avvio promettenteTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Settimana di 30 ore in Svezia: un avvio promettente

Combinare senza stress, lavoro, vita di famiglia, impegno sociale e tempo libero, è possibile. Lavorando 30 ore alla settimana, come mostra un progetto pilota svedese.Tutto è cominciato non più di sei mesi fa, quando il personale infermieristico della casa di riposo e di cura Svartedalen a Göteborg è passato alla settimana di 30 ore.

Dal febbraio scorso, infermieri e operatori sanitari lavorano 6 ore al giorno e 30 ore alla settimana. La casa di cura contava 64 infermieri a tempo pieno e 16 part time. Ora, tutti sono passati alle 30 ore settimanali.Questo progetto pilota è stato avviato al fine di poter osservare gli effetti di una vera e propria diminuzione dell’orario di lavoro sulla salute e sulla qualità della vita del personale e anche sulla qualità del lavoro ed il benessere dei residenti.

Il progetto è stato elaborato in modo scientifico ed inquadrato come tale. Un gruppo multidisciplinare di specialisti, rappresentanti di datori di lavoro, di sindacati e di membri del personale, segue minuziosamente l’esperienza. Contemporaneamente a Svartedalen, il gruppo di ricercatori osserva un gruppo professionale simile nella casa di riposo e di cura “Solängen”, dove nulla è stato modificato, per stabilire un raffronto pertinente. Un primo rapporto di valutazione (1) è appena stato pubblicato su quest’esperienza innovativa. E i risultati sono sorprendenti.

Meno interruzioni del lavoro per malattia, meno malati a lungo termine

A settembre di quest’anno, Janneke Ronse ed altri due collaboratori di Médecine pour le peuple (2) hanno visitato Svartedalen (3). “Molti infermieri erano spesso e/o a lungo malati a causa del sovraccarico di lavoro, spiegava Monica Sörenssen, uno dei responsabili dell’istituzione. Tra noi, si diceva spesso che avremmo dovuto pianificare un po’ più di sport o di relax. Ma molti non avevano il tempo o l’energia. Quando si ritorna dopo 8 ore di lavoro, spesso si è stanchi da non renderlo possibile. Possiamo solo addormentarci sul divano”.In sei mesi la situazione è cambiata, con grande sorpresa dei ricercatori. Il numero delle assenze per malattia fra i lavoratori a tempo pieno si è abbassato da 6,4 a 5,3 %. Quest’effetto è inesistente nell’altra casa di riposo e di cura: a Solängen, la cifra è rimasta stabile. Il calo è ancora più evidente se si guarda il numero di assenze per malattia di oltre 15 giorni. A Svartedalen questa cifra è diminuita da 3,23 a 2,68 %. Nell’altra istituzione di cura, il numero delle assenze per malattia a lungo termine, è aumentato.

Meno ore di lavoro straordinario e temporaneo

L’introduzione della settimana di 30 ore ha permesso a tutti gli infermieri part-time di lavorare nella nuova formula a tempo pieno. Oltre a ciò, Svartedalen ha assunto 14 infermieri a tempo pieno.

Il rapporto mostra che la settimana di 30 ore permette una migliore continuità, più regolarità e meno stress sul lavoro. “Prima, c’erano sei infermieri per 8 ricoverati. Ora sono otto infermieri, ogni ricoverato ha il suo infermiere fisso e ciò migliora la qualità delle cure. Si possono infatti stabilire molte più routine, punti di riferimento, cosa che è importante per gli anziani e ancora più per le persone affette da demenza senile” sottolineava già Monica Sörensson nel giugno scorso.

In sei mesi, la direzione ha pagato 5.750 euro in meno di straordinari, mentre quest’importo è aumentato a Solängen. La stabilità negli orari di lavoro ha permesso la diminuzione di un terzo del numero degli interinali a Svartedalen, mentre è aumentato di un terzo a Solängen.

Meno stress, migliore equilibrio tra lavoro e famiglia

Prima dell’inizio del progetto pilota, il personale ha risposto ad un questionario dettagliato sulla sua salute. Due terzi del personale addetto alle cure ha dichiarato di soffrire di sintomi da stress – problemi di stomaco, insonnia, mal di testa… Tra gli operatori sanitari part-time questa percentuale era più bassa, cioè il 55%. Il 59% del personale addetto alle cure a tempo pieno ha anche dichiarato di aver avuto problemi fisici. Tra i part time la percentuale era del 51%. Tutte queste cifre si sono abbassate in seguito all’introduzione della giornata lavorativa di 6 ore.

Nel complesso il personale registra oggi un miglioramento della qualità della vita, ma anche più possibilità di prendersi cura di sé. La settimana di 30 ore libera infatti molto più tempo. Per fare sport, essere in migliore forma fisica e sentirsi più felici. O per passare più tempo di qualità con famiglia. Il personale ha più tempo per respirare. Non devono più “recuperare” quando arrivano a casa.

Il comune di Göteborg ha deciso di prolungare l’esperienza almeno fino alla fine del 2016.

Un’esperienza che dovrebbe interessare altri, anche in Belgio

L’esempio di Göteborg ispira. Numerose proposte nel mondo associativo e sindacale del paese hanno recentemente rimesso all’onore del dibattito la riduzione collettiva dell’orario di lavoro. Il personale di Femma, associazione di donne nelle Fiandre, proverà nel 2016 questa nuova organizzazione del lavoro. E le cose iniziano a muoversi anche da parte del mondo politico. Il ministro regionale di Bruxelles Didier Gosuin, ha appena annunciato che vorrebbe provare la settimana di 4 giorni (32 ore) a Bruxelles-Propreté. Ciò permetterebbe la creazione di 500 posti di lavoro. Speriamo che non si tratti soltanto di un annuncio ad effetto. In ogni caso, la dinamica del dibattito sulla riduzione collettiva dell’orario di lavoro sembra ben rilanciata. Si vedrà.

Benjamin Pestieau, Maartje De Vries*
* da solidaire.org – Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Note:

1. Pacta Guideline för Sveriges kommuner, 6 månader med 6 timmar – Följeforskning om försök med reducerad arbedstid, 7/10/2015
2. Médecine pour le Peuple (MPLP) est le réseau de 11 maisons médicales présentes partout dans tout le pays lancé à l’initiative du PTB
3. Voir Solidaire du 31 août 2015

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