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domenica , 22 gennaio 2017
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Sfacciate Disuguaglianze

Sfacciate Disuguaglianze

É un mondo nuovo quello che si delinea fra le terre dell’Italia del nord-est dopo gli sfaceli della crisi. Le fabbriche che dovevano chiudere hanno chiuso, mentre altre, a forza di cordate, nuovi imprenditori, fondi e prestiti, sono riuscite a resistere al primo secondo e terzo impatto.Ma anche per le aziende sopravvissute il rischio di fallimento è sempre dietro l’angolo, e non si sa mai quando e come il blocco dell’economia mieterà nuovi morti. 

É un ombra che si insinua tramite cattivi investimenti e pessime scelte di mercato del recente passato, ombra che tuttavia prende vera forza al momento di abbattersi sulla categoria più fragile: quella dei dipendenti, operai e impiegati. Ultima ruota del carro, impotenti osservatori del destino nefasto che si prende il lavoro e le certezze. É un mostro che viene da lontano, mai sconfitto e sempre pronto a colpire, quello che sta prendendo piede: la disuguaglianza economica.Nonostante ci si sia convinti che la crisi colpisca come il Tristo Mietitore, senza guardare in faccia nessuno, la verità è che chi faceva parte della fascia medio-ricca, non sta tanto peggio, mentre chi si trovava fra i medio-poveri, ora rasenta la povertà assoluta e non può avere idea del domani.

É un nord-est dei finti fallimenti e delle evasioni fiscali quello che si sta creando; un nord-est di fabbriche chiuse e magicamente riaperte; di imprenditori che perdono/vendono fabbriche e continuano a viaggiare su macchine di grossa cilindrata; un nord-est di giovani sottopagati e sfruttati con contratti da stagista della durata di anni e in sostituzione ad essi, di lavoro nero.
E c’è di peggio. Se in ogni momento di crisi, ingiustizie di questo genere venivano in un certo qual modo “giustificate”, vi è una nuova tendenza spaventosa e crudele che sta prendendo piede con conseguente cancellazione delle possibilità per la prole delle classi meno abbienti.

Ragazzi e ragazze in possesso di capacità e titoli di studio, che dopo anni di sacrifici da parte loro e della loro famiglia, si ritrovano incapaci di ottenere posti di lavoro meritati, mentre loro coetanei che, avendo una solidità economica in grado di influenzare i datori di lavoro e/o amicizie, si ritrovano facilmente ad occupare i posti disponibili.Siamo di fronte a fantasmi da Ancièn Regime e Medioevo, paure e barbare ingiustizie che devono spaventare e smuovere le menti. É un mondo nuovo quello che si sta delineando nel nord-est e in tutta Italia, un mondo malsano fatto di parentele, solidità famigliare basata sul reddito e arricchimento dei ricchi. É un mondo che guarda con rifiuto e disprezzo all’alternativa collettivista, e che nel frattempo si adopera a cancellare le basi stesse di un “sano” capitalismo, in cui ognuno è libero di crescere e crearsi da solo.

Un correre ai ripari in cui chi può, chi ne ha, cerca di conservare la ricchezza della famiglia a tutti i costi, spingendo la prole a non commettere alcun errore, ma anzi, camminare sulla strada già pressoché tracciata, e sopratutto aperta.A completare il quadro, nuove presenze fanno calare un manto nero sulle terre che un tempo facevano da traino alla nazione Italia: criminalità organizzata in combutta con gli imprenditori, mafia cinese, nostrana e gruppi pseudo organizzati di nomadi, che si improvvisano rapinatori, nutrendo pregiudizi vecchi come il mondo che vanno a infoltire i ranghi di quei politici che da un ventennio la fanno da padrone nella Pianura Padana.

Uno scenario i cui protagonisti e personaggi, purtroppo reali, sembrano venuti fuori direttamente dal migliore romanzo noir, in cui la criminalità viene mistificata, illudendosi che sia dalla parte giusta della barricata.
C’è una domanda da farsi a distanza di decenni dal boom economico, gli anni dove tutti potevano essere ricchi, belli e famosi. Una domanda che con questa crisi ogni cittadino, uomo, lavoratore, disoccupato, sfruttato, si dovrebbe fare. In un mondo su misura per ricchi ci sarà posto per tutti?

Giuseppe Squizzato

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