Si dimettono i ministri Pdl: caos nel governoTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Si dimettono i ministri Pdl: caos nel governo

Si dimettono i ministri Pdl: caos nel governo

Dopo le minacce, le raccolte firme e gli attriti sul destino del Cavaliere la maggioranza di governo pare essere arrivata al capolinea della sua infruttuosa esperienza. I ministri del Pdl hanno infatti rassegnato le loro dimissioni aprendo la crisi di governo. Cosa faranno ora Letta e Napolitano?

Fonte: Oltremedianews

In molti si sarebbero attesi questa notizia durante il Consiglio dei Ministri di venerdì notte, quando la squadra di governo si era ufficialmente riunita per parlare dello slittamento dell’aumento dell’Iva e ufficiosamente della tenuta del governo Letta. Tutti ricordano infatti che solo pochi giorni prima i parlamentari del Popolo delle Libertà avevano dato vita ad una raccolta firme per contare quanti sarebbero stati disposti a rassegnare le loro dimissioni in caso di un voto della Giunta per le elezioni a favore della decadenza di Berlusconi. Ma per non rischiare di essere tacciati di egoismo politico e di noncuranza verso le vicende del Paese, il Pdl ha fatto perno sulla questione dell’iva per difendere il proprio leader. Stando alla nota ufficiale letta dal portavoce di Alfano, infatti, le dimissioni dei ministri di centrodestra sarebbero da imputare alla volontà di Letta di interrompere i lavori del governo e non collaborare per evitare l’aumento dell’Iva al 22% a decorrere da lunedì o martedì prossimi. Questo è il fatto, ma è indubbio che il movente non sia la semplice questione legata all’aumento dell’imposta. Già quando il premier Letta si trovava in viaggio negli Usa, i falchi del Pdl avevano alzato la voce accusando di inettitudine politica gli alleati del Pd e il Presidente della Repubblica. Il tutto perché il Partito Democratico, ufficialmente alleato di governo, si è da sempre dimostrato favorevole all’applicazione della legge Severino al caso di Berlusconi.

Non vi è alcun dubbio infatti, e i piddiellini non fanno assolutamente nulla per dissimularlo, che la crisi di governo graviti proprio attorno al destino del loro pater patriae, che è persino arrivato a chiedere le dimissioni di tutti i membri della Giunta per le elezioni del Senato che hanno dichiarato di votare a favore della sua decadenza dallo status di parlamentare. Nei suoi intenti ciò servirebbe a permettere lo svolgimento dell’ufficio in modo imparziale e finalmente democratico, che nel linguaggio del Pdl ha qualcosa di molto prossimo all’investitura divina e ai plebisciti universali riservati agli imperatori.

Fatto sta che il governo Letta, almeno nel suo assetto consueto, probabilmente non esisterà più. A questo punto si procederà o ad un rimpasto della squadra di governo, magari con gli eretici del Movimento 5 Stelle, oppure si cercherà una nuova maggioranza in Parlamento, cosa che tuttavia appare molto ardua se il Pd non dovesse cambiare linea sulla decadenza del Cavaliere. Oltretutto Napolitano si è sempre detto contrario sia al clima da campagna elettorale che si respirava nelle ultime settimane che all’ipotesi delle elezioni anticipate all’insegna dell’attuale legge elettorale. Quindi anche se Letta rassegnasse le sue dimissioni, come già successo con Monti, è lecito aspettarsi un rifiuto da Napolitano. Dal canto loro i democratici, divisi su tutto, si sono trovati concordi sull’accusare di irresponsabilità politica i nemici-alleati del Pdl i quali, a loro volta, sanno di avere il pieno controllo del gioco e un elevato potere contrattuale. Votare tra un paio di mesi non converrebbe nemmeno al Pd.

Cosa fare e cosa succederà è molto difficile dirlo. Nelle prossime ore sono previste sia una riunione del Pd che una consultazione tra Letta e Napolitano, ma la sensazione generale è che ormai il dado sia tratto e che, con buona pace della Democrazia, siamo sempre più vicini (ammesso che ne siamo mai stati lontani) dal doverci sottomettere ulteriormente alle direttive della Troika per evitare il disastro finanziario, da cui discendono in maniera purtroppo inscindibile  anche quello politico e sociale.

Fabrizio Leone
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