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venerdì , 24 marzo 2017
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Si salvano i “Sallusti”, si bastona il Web

Tutto il mondo dell’informazione si è scandalizzata per il carcere a Sallusti, colpevole di diffamazione, mentre tace riguardo al bavaglio che si cerca di mettere all’informazione sul Web. L’ennesima vergogna tutta italiana…

L’informazione italiana è malata. Questo lo abbiamo sempre saputo e non ci piace, ogni volta, scoprire l’acqua calda.  Non vogliamo lanciarci qui in un panegirico a difesa della libera informazione, o in una invettiva poco produttiva contro i giornali schiavi del mainstream, vogliamo invece parlare di una cosa più specifica, ovvero il caso Sallusti e il bavaglio che vogliono mettere all’informazione dei blogger. Partiamo da un presupposto, chi vi scrive ha lavorato sfruttato per mesi in una testata giornalistica senza percepire un centesimo, e lì ho potuto constatare nell’esperienza lavorativa quotidiana che si può fare i giornalisti anche senza avere fantomatici patentini o essere iscritti in fantomatici albi. Basta avere facilità di scrittura, passione, e una buona cultura generale. Quando Sallusti, accusato di grave diffamazione, ha rischiato di finire in carcere (poi si è scoperto che in carcere comunque non ci sarebbe mai andato), tutti i giornalisti, da destra a sinistra, si sono stretti in una maglia di solidarietà gridando allo scandalo, alla dittatura, al regime.  Nessuno però si lamenta che il Parlamento stia per varare una legge che compromette pesantemente la libertà della rete e minaccia il giornalismo di inchiesta. Pene pecuniarie spropositate sostituiscono il carcere. Si tratta di previsioni che non impensieriscono editori potenti come Berlusconi o De Benedetti ma taglieranno le gambe a chiunque volesse impegnarsi in imprese editoriali di piccola o media dimensione. In sostanza basterà intimidire chi mette le notizie sul web chiedendo di rimuovere il contenuto per costringere di fatto i blogger a ubbidire, a nascondere le verità scomode. Evasori, mafiosi, prevaricatori, in carcere in Italia non ci finiscono, rischiano invece di finirci ragazzi e ragazze che quotidianamente sprecano il loro tempo per raccontare la verità, quella che viene occultata dai milioni di dollari del mainstream che vuole l’esclusiva dell’informazione.

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