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domenica , 23 luglio 2017
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Siamo tutti agricoltori!

Siamo tutti agricoltori!

 Ieri, in occasione del Consiglio europeo straordinario dell’Agricoltura, migliaia di allevatori e agricoltori europei hanno invaso, con i loro trattori, le strade di Bruxelles. 
Anche gli agricoltori italiani erano presenti ieri a Bruxelles.

Anche gli agricoltori italiani erano presenti ieri a Bruxelles.

Il Summit è stato convocato dalla presidenza di turno lussemburghese per cercare di dare risposte concrete alla crisi dei settori lattiero-caseario, delle carni e dell’ortofrutta.
Il settore agricolo europeo risente sia degli effetti collaterali dell’embargo russo, sia del calo della domanda cinese.
A questa difficile situazione, si deve aggiungere un eccesso di produzione a seguito dell’eliminazione delle «quote latte».
La sovrapproduzione di latte, a fronte del drastico calo della domanda, ha generato il crollo del prezzo del latte e sta mettendo in ginocchio una parte considerevole degli allevatori europei.
Il blocco del quartiere "europeo"

Il blocco del quartiere “europeo”

Anche le le pratiche sleali dei distributori, come denunciano gli stessi agricoltori, concorrono ad aggravare la situazione.
Il traffico nella capitale belga è andato in tilt: un migliaio di trattori, provenienti da tutta l’Europa, hanno intasato le principali vie d’accesso della città e cinto d’assedio  il «quartiere europeo» (dove hanno sede la Commissione Ue e il Consiglio Ue), il quale era già stato chiuso al traffico dalla polizia.
Tutte le strade di accesso alle due Istituzioni sono state sbarrate con cavalli di Frisia, presidiate da agenti in tenuta antisommossa e da autobotti, dotate di micidiali idranti, pronte a intervenire. Anche la stazione Shuman della metropolitana è stata “preventivamente” chiusa. 
Non sono mancati momenti di tensione tra manifestanti e la polizia: numerosi incendi di roto-balle di fieno, lanci di uova, tentativi di sfondamento del perimetro di sicurezza attorno al Consiglio per mezzo di potenti trattori. 
Secondo le dichiarazioni rilasciate a Euronews dalla portavoce dell’associazione olandese allevatori:  “Vogliamo che per la carne di maiale si arrivi a delle soglie di riferimento eque per ogni Paese membro, …, nei Paesi Bassi i costi sono molto più alti che in altri Paesi europei”.“L’86% dei produttori di latte in Danimarca è vicino al fallimento. Speriamo di avere nuovi aiuti” dichiara un produttore di latte danese.Anche in Lituania la situazione di agricoltori e allevatori non è dissimile: “Per comprare un litro d’acqua dobbiamo venderne 5 di latte, …, le cose si stanno facendo complesse perché il prezzo del latte è sceso troppo. In Lituania guadagniamo appena 20 centesimi per litro, mentre la media europea è di 30 centesimi”.

Dall’Italia si sono mossi un centinaio di agricoltori, appartenenti a Coldiretti, Cia, Confagricoltura, le cooperative di ACI e Copagrir.

Un presidio della Coldiretti è stato organizzato anche al valico del Brennero per «evidenziare» il problema del finto Made in Italy dei prodotti lattiero-caseari. Questi prodotti, infatti, vengono promossi come tali, ma non rispettano le caratteristiche qualitative nella produzione tipiche dei prodotti italiani.

I manifestanti chiedono a Bruxelles soluzioni differenti perché i problemi degli allevatori e degli agricoltori dei Paesi del Mediterraneo sono in parte diverse da quelli dei Paesi del Nord Europa.

Gli agricoltori di Copa e Cogeca (che rappresentano la maggior parte del settore in Europa), chiedono che i soldi delle multe latte imposte dalla Ue per lo sforamento, nel corso del regime delle quote 2014-2015, «tornino indietro agli agricoltori, ne abbiamo un disperato bisogno per superare la crisi».

Nel settore lattario e caseario «siamo ben al di sotto dei costi di produzione», ha reso noto il presidente della Cogeca, Cristian Pees, ricordando che «il 90% della produzione lattiera europea viene venduta sul mercato Ue, quindi il mercato interno è vitale, abbiamo bisogno di un intervento».

Quanto al formaggio, le restrizioni russe hanno stroncato il principale mercato di export per l’Ue, per un valore di 5,5 miliardi di euro ed è chiaro che la Pac non ha strumenti per affrontare una crisi come questa.

«Il settore agroalimentare europeo conta 40 milioni di posti di lavoro e le sue esportazioni superano i 120 miliardi ogni anno, …, ci aspettiamo anche che l’Unione europea ci aiuti a riequilibrare la filiera alimentare».
Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina si è presentato al Consiglio con un documento condiviso con i ministri di Francia, Spagna e Protogallo, che contiene sei proposte: il miglioramento dei sistemi di tracciabilità ed etichettatura dell’origine del latte; lo stoccaggio privato dei formaggi e delle carni (utile lo scorso anno come azione di contrasto all’embargo russo); una misura straordinaria e limitata nel tempo di aumento del prezzo di intervento per il latte in polvere; una campagna di promozione straordinaria sul latte e le carni suine sul mercato europeo e sui Paesi terzi per il rilancio dei consumi e il sostegno delle esportazioni; la crazione di un gruppo di alto livello europeo per un’analisi costante del mercato del latte europeo dopo la fine del regime delle quote; lo sviluppo di piattaforme logistiche nei Paesi terzi, con un finanziamento apposito della Bei.

Blocchi e azioni si sono susseguiti nell'arco dell'intera giornata.

Blocchi e azioni si sono susseguiti nell’arco dell’intera giornata.

 

Anche i trattati di libero scambio, che sono in fase di negoziazione (TTIP, CETA, TISA), avranno delle pesanti ricadute sull’agricoltura e sull’allevamento europei.

E’ per questa ragione che le varie piattaforme di lotta, contro questo “pazzo” ordine economico mondiale, si stanno unendo e coordinando al fine di bloccare il Summit europeo del 15 e 16 ottobre e di perturbare cosi il “buon” funzionamento del sistema capitalista.

Andrea Stratta

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