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lunedì , 27 marzo 2017
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Sinistra in movimento.Ecco i referendum per l’articolo 18

Sinistra e Libertà, Federazione della Sinistra (Prc e Pdci), Italia dei Valori, Verdi, Alba, esponenti di Fiom e Cgil si sono trovati oggi di fronte alla Corte di Cassazione per presentare due quesiti referendari che puntano al ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori modificato da Berlusconi e Monti.

C’erano tutti gli esponenti di quello che resta della sinistra, questa mattina, di fronte alla Corte di Cassazione. C’era Antonio Di Pietro, c’era Niki Vendola, c’erano Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto, tutti insieme per proporre con forza una alternativa e per tornare a esercitare nella società un ruolo attivo dopo tanti, troppi anni di passività. Assieme a loro c’erano anche i Verdi e il movimento di sinistra radicale Alba, ma anche esponenti della Fiom/Cgil, tutti uniti da un interesse comune: la difesa del Lavoro. Partiranno quindi le raccolte firme, ce ne vorranno almeno 500.000 affinchè la richiesta di referendum sia ritenuta valida.L’iniziativa era stata promossa inizialmente dal partito di Antonio Di Pietro, che ha proposto anche due referendum per abolire la diaria dei parlamentari e abrogare il finanziamento pubblico ai partiti, ma nei giorni scorsi l’Idv ha deciso di aprire il comitato referendario ad altre forze politiche. Una mossa intelligente quella dell’Italia dei Valori che serve a rinsaldare i legami tra le realtà politiche alla sinistra di un Pd sempre più schiacciato verso il centro. I referendum sul lavoro puntano ad abrogare l’articolo 18 dell’ultima manovra del governo di centrodestra, varata nel settembre 2011 – che consente di derogare ad accordi nazionali se la maggior parte dei sindacati “rappresentativi” di un’azienda o di un territorio è favorevole – e le modifiche alla normativa sui licenziamenti introdotte dal ddl Fornero, in vigore da luglio. Quella tra Idv, Sel e Fds, per quanto possa essere un’alleanza interessante, almeno per il momento non sarà l’anteprima di un accordo elettorale in vista del voto di primavera, tuttavia rappresenta comunque una piattaforma di base da cui partire per costruire un qualcosa di più. Anche Sergio Cofferati, ex leader della Cgil, ha espresso la propria adesione al referendum: “I referendum sono dal mio punto di vista condivisibili per ragioni di merito e opportunita’. La grave crisi economica e sociale che l’Europa sta attraversando viene affrontanta non con politiche anticicliche e espansive, ma con scelte di respingimento che portano anche alla cancellazione di diritti nel lavoro e nella cittadinanza. Cosi’ e’ accaduto con l’articolo 8 della legge 138-bis e con la cancellazione dell’articolo 18 in Italia.”.”Per questo e’ giusto chiedere l’abrogazione di quelle norme, per ridare protezione e dignita’ a chi lavora e ripristinare alcune elementari forme di democrazia nei luoghi di lavoro, che le leggi hanno cancellato. La raccolta delle firme necessarie sara’ anche l’occasione, nella societa’ italiana, per riproporre una discussione sui temi del valore sociale del lavoro e dell’importanza vitale dei diritti delle persone”, conclude Cofferati. Oliviero Diliberto, leader del Pdci/Fds, ha voluto poi chiarire l’importanza di questo referendum: “Oggi la sinistra politica e sociale si è ritrovata in Cassazione, per depositare i referendum per il ripristino dell’articolo 18 e per l’abolizione dell’articolo 8 della finanziaria di Berlusconi. Due battaglie di civiltà.  diritti del lavoro stanno subendo un attacco senza precedenti, e la nostra risposta deve essere forte e chiara. Oggi partiamo con una grande battaglia unitaria, oggi partiamo con i referendum per rimettere al centro il lavoro”.

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