Sinistra. L'anno zero è adessoTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Sinistra. L’anno zero è adesso

Dopo anni di crollo e disfacimento è arrivato il tempo della ricostruzione, l’anno zero da cui ripartire per costruire una nuova sinistra capace di raccogliere le sfide del XXI secolo. 

Un mondo è finito. Se non ve ne siete accorti nel giro di meno di vent’anni tutti i punti di riferimento che un tempo avreste considerato eterni sono venuti meno. Se non ve ne siete accorti l’intera impalcatura del sistema-mondo sta tremando, mostrandoci ancora una volta che nulla è eterno quando si parla di sistemi complessi come quelli che organizzano la vita degli esseri umani. Quanti vorrebbero però sovvertire un sistema economico e sociale considerato ingiusto e portatore di immani ineguaglianze dall’Europa fino all’Asia, si trovano divisi e isolati, gravati dal peso insopportabile della marginalità politica dovuta a una sintomatica distanza effettiva dai “mezzi dell’informazione”, che diventano i principali gangli pulsanti del sistema economico capitalistico nella sua variante neoliberista. Misure economiche devastanti dal punto di vista sociale vengono portate avanti da personaggi non eletti che agiscono non più per l’interesse nazionale, bensì per l’interesse di quella che ci viene presentata come “Europa” ma che, a conti a fatti, assomiglia più a una gigantesca lobby di banche d’affari e finanza che riesce a orientare i governi dell’Ue a proprio piacimento. Visto e considerato che ormai la sinistra in diversi paesi, vedi l’Italia, ha rinunciato da tempo a rivendicare un tema importante come quello della “sovranità nazionale”, regalandolo al contrario agli avversari politici della destra, appare ancora più grave il processo innestato con la progressiva cessione di quello che restava dell’autonomia e dell’indipendenza nazionali. Imprigionati all’interno dell’impalcatura europea, si diffonde in questo modo l’amara bugia dell’inevitabilità di politiche economiche assolutamente errate dal punto di vista della ripresa economica e che ottengono solamente di distruggere il tessuto sociale di interi paesi, cancellare i diritti dei lavoratori conquistati a seguito di un secolo di lotte, e mortificare anche solo il concetto di “stato sociale”, relegato a un’inutile retaggio del passato da sacrificare sull’altare dei conti.

In questo contesto dinamico ed estremamente pericoloso per il nostro Paese, con un centrosinistra che sta per completare con Renzi quel processo di trasformazione in una forza liberale moderata già cominciato anni fa, salta all’occhio la completa assenza di una sinistra d’alternativa capace di presentare una via d’uscita da una crisi che ha palesato tutti i limiti del funzionamento delle istituzioni in un Paese malato. E’ questa l’occasione per raccogliere la sfida e rilanciare una sinistra degna di questo nome, una sinistra capace di non rinnegare il proprio passato ma di vivere il presente, e soprattutto capace di rilanciare culturalmente una sfida a trecentosessanta gradi nei confronti del capitalismo crepuscolare di questo primo quarto di secolo. La marginalità politica della sinistra d’alternativa in Italia e in Europa è figlia della sconfitta culturale patita negli anni Ottanta, ed è ovvio che se non sarà abdicando dalle proprie idee e dalla propria identità che si riuscirà a rilanciare i valori tipici della sinistra marxista. In Italia, più in particolare, è ormai finita la stagione del berlusconismo così come è finita la stagione delle vecchie contrapposizioni politiche con un sistema politico che ormai rappresenta una porzione sempre inferiore della cittadinanza e con l’avanzata delle forze populistiche ala Grillo. Insomma i tempi sono maturi per una sinistra che finalmente sia in grado di evidenziare le storture e le contraddizioni del capitalismo, e che sia in grado di accendere nuovamente la speranza nei cuori dei giovani europei che hanno ormai perso ogni fiducia nel futuro.

Gracchus Babeuf

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