Sinistra non significa "assenza di regole" e pietismoTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Sinistra non significa “assenza di regole” e pietismo

Ultimamente la retorica dell’estrema destra attacca la sedicente “sinistra” dei nostri tempi in modo strumentale accusandola di essere culturalmente complice della presunta “invasione” migratoria in atto. Si tratta delle solite grottesche accuse di voler svendere l’identità italiana ed europea e di favorire le minoranze contro gli italiani, accuse campate per aria e del tutto inconsistenti ma che trovano aggio nella mancanza di identità politica di quella che pensa di essere erede della “sinistra”. 

Siamo nel XXI secolo quindi qualcuno potrebbe pensare che il Novecento possa avere insegnato qualcosa, e invece no. Purtroppo il XX secolo sembra oramai relegato nella cantina della storia e l’umanità sembra affrontare le sfide del nuovo secolo senza aver imparato alcuna lezione dal passato. Può quindi capitare che nell’Italia del nuovo millennio la cosiddetta, secredente e autodichiaratasi tale “sinistra” tenga in ostaggio il concetto stesso di “sinistra”. Stiamo parlando di personaggi che da oltre vent’anni trascinano la loro comunità politica da un insuccesso a un altro senza mai fermarsi e continuando a ritenersi i depositari della tradizione del progressismo di questo Paese. Sono individui facilmente riconoscibili, personaggi a parole antiautoritari e libertari ma nella prassi sostanzialmente classisti e autoreferenti, personaggi che arricciano il naso disgustati quando parli di “anti-imperialismo” e di “lotta di classe” mentre sorridono felici quando si trattano i problemi dell’ambientalismo, dei matrimoni omosessuali e quant’altro.

Non che siano lotte non importanti, ci mancherebbe, solamente che ci si aspetterebbe qualcosa di un attimino più radicale a livello sistemico non un carrozzone che si limita a esprimere solidarietà a qualsiasi minoranza derelitta quasi volesse contendersi la sfera d’azione con la Chiesa. Si tratta di personaggi che ritengono nella storia del XX secolo Stalin la stessa cosa di Hitler e che  sono intimamente convinti che anche se gli Usa “sono cattivi e bombardano”, nonostante tutto rappresentino il meglio del mondo. Legittimo pensarla così peraltro, ma il corto circuito che sta facendo molti danni è che lo fanno dichiarandosi la “sinistra”, creando così dei danni inimmaginabili in quanto la propaganda utilizza le loro contraddizioni per definire oggi, nel XXI secolo, cosa sia la sinistra.

Così per “colpa”loro l’italiano medio è passato dal ritenere che i comunisti mangiassero i bambini a pensare che essere di sinistra significhi essere per l’impunità e per favorire gli stranieri al posto degli italiani. Con questo non si vuole certo dire che i moderni comunisti e i moderni uomini di sinistra debbano contendersi l’elettorato della Lega Nord promettendo la chiusura dei confini o chiedendo il ritorno a casa dei Marò ma semplicemente che ci si aspetterebbe un approccio maggiormente scientifico e materialista e meno emotivo, ancor più che siamo di fronte a un periodo epocale della storia umana che meriterebbe analisi approfondite e lo sviluppo di un movimento politico anticapitalista serio, magari capace di riprendere le fila del marxismo collegandole alla modernità dei nostri tempi.

Per chi è comunista in effetti rappresenta una doppia beffa venire trattato alla stregua di questi personaggi che tengono in ostaggio la sinistra italiana, ancor più che nei paesi del tanto vituperato socialismo reale, ma anche a Cuba, tutto si può dire tranne che fossero “terre di nessuno” con i cittadini abbandonati dallo Stato. Non vorremmo però essere equivocati, non stiamo certo dicendo che non bisogna accogliere i migranti o che non bisogna permettere agli omosessuali di sposarsi, o che non bisogni essere vegani se si vuole esserlo, stiamo solo dicendo che essere di sinistra dovrebbe essere anche e soprattutto altro, e invece nell’Occidente post ’89 è divenuto questo. Beninteso non è una colpa di per sè dato che si tratta comunque di temi nobili, tuttavia è chiaro che se questo diventa il primario obiettivo politico si presta il fianco alla retorica della destra che sfrutta il malessere popolare per i propri fini, e in questo tempo la sinistra radical chic italiana non riuscirà mai e poi mai a fare breccia nel popolino, questo è un dato di fatto. Quando si capirà che bisogna, volente o nolente, “imbruttirsi” e “popolarizzarsi” per tornare a parlare all’italiano medio (che sono la maggioranza dell’elettorato), allora forse si potrà realmente cercare di contendere il futuro a chi utilizza il razzismo e la paura per creare consenso.

photo Credit

Gracchus Babeuf

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