Sinistra. Senza marxismo nessuna prospettivaTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Sinistra. Senza marxismo nessuna prospettiva

Si discute negli ultimi mesi del disfacimento della sinistra italiana e della necessità di una rinascita. Secondo noi però una delle priorità dovrebbe essere quella di attualizzare il pensiero marxista alla società del XXI secolo, lavorando per un nuovo orizzonte culturale che faccia da riferimento per le nuove generazioni. 

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Siamo arrivati secondo noi al punto più basso, in questo 2013, per quanto riguarda la sinistra italiana. Siamo arrivati a una sorta di “anno zero” che ha visto sedimentarsi la Terza Repubblica escludendo in modo netto le forze della sinistra dal tavolo della politica che conta. Per la verità il 2013 non è arrivato come un fulmine a ciel sereno dal momento che la cosiddetta sinistra radicale è diventata marginale ed extraparlamentare ormai dal crollo dell’Arcobaleno, quello che ha pensionato Bertinotti e ha preparato la scissione di Chianciano di Vendola, per intenderci. Da un fallimento all’altro, quello di Rivoluzione Civile, la sinistra italiana è uscita dalle ultime elezioni con le ossa rotte, e anche Sinistra e Libertà di Vendola non ha avuto quel successo elettorale sperato, finendo sì in Parlamento ma con un risultato al di sotto delle aspettative. A osservare però le istanze della sinistra che oggi và per la maggiore c’è un qualcosa che salta subito all’occhio: il completo abbandono di una critica di impronta marxista alla società attuale. Può dirsi forse il “capolavoro” delle forze conservatrici che negli ultimi vent’anni hanno pervicacemente portato avanti un attacco culturale a tutto campo contro l’immaginario della sinistra, scardinando quel predominio culturale che il PCI era riuscito con fatica a ottenere in decenni di duro lavoro sociale e politico. Molto ha fatto anche il PD, che di quella storia è il primo depositario, che ha preferito invece inseguire le sirene del liberalismo, lasciandosi alle spalle Marx come se fosse uno spettro ingombrante di cui liberarsi il prima possibile, forse perchè legato a una storia che nel PD si vede sempre di più come un corpo estraneo.  Così si continua a parlare di laboratori, di incontri per la formazione di una nuova sinistra, magari imperniata sul lavoro, ma, almeno per quanto ci riguarda, si elude il nocciolo del problema, ovvero l’ancorarsi all’unico metodo scientifico capace di criticare il sistema capitalista facendone emergere le sue intrinseche contraddizioni. Stiamo parlando del Marxismo, da troppi inteso erroneamente come un’insieme messianico di slogan fissi nel tempo, e che invece noi vediamo come una chiave interpretativa della realtà cui orientare il proprio agire politico. Il marxismo non come religione fissa nel tempo ma come visione del mondo, il marxismo come un tentativo dell’uomo di superare un sistema economico ingiusto, anzi intrinsecamente ingiusto, per costruirne uno a misura d’uomo, che superi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, di una classe sull’altra. Il marxismo si può avversare, ed è giusto che coloro che hanno raggiunto nel capitalismo avanzato una posizione di vantaggio lo facciano in quanto rappresenta un loro “nemico di classe”. Non è giusto, ed è anzi grottesco, che milioni e milioni di sfruttati al contrario avversino il marxismo in quanto, inconsapevolmente, vanno contro i propri diretti interessi. Compito di una nuova sinistra ideale dovrebbe essere riuscire a riprendere le fila del discorso, riuscendo a spiegare alle masse popolari del perchè un’analisi marxista della società porterebbe loro inevitabili vantaggi materiali e immateriali. Del resto visto come la crisi sta avanzando e sta impoverendo la società italiana ed europea sta tornando valida la frase del filosofo di Treviri: “Proletari di tutto il mondo unitevi, non avete da perdere che le vostre catene“. Rinunciando alla critica marxista della società e rifiutando in toto le esperienze del XX secolo di coloro che si sono ispirati a tale filosofia, la sinistra italiana finisce giocoforza per svuotarsi di significato, finendo per proporre una semplice edulcorazione delle proposte tutte interne al campo neoliberista.

Gracchus Babeuf

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