Siria. A Kobane torna lo spettro dell'Isis. Ombre su AnkaraTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Siria. A Kobane torna lo spettro dell’Isis. Ombre su Ankara

Siria. A Kobane torna lo spettro dell’Isis. Ombre su Ankara

 

Con una controffensiva lanciata da kamikaze i combattenti dell’Isis sono rientrati a Kobane nella notte e ora l’Ypg e le forze curde starebbero cercando di riprendere il controllo della città. Scontri anche ad Hasakah tra Isis ed esercito siriano mentre sia i curdi che Damasco accusano direttamente Ankara di aver favorito l’avanzata jihadista. Ovviamente la Turchia nega ogni accusa, ma tutti ricordano molto bene quando i turchi voltarono le spalle ai curdi sotto assedio proprio a Kobane alla fine del 2014 e nel gennaio 2015. 

Lo spettro dell’Isis è tornato a Kobane. Questa la triste realtà che ha accolto gli abitanti della cittadina curda a pochi metri dal confine turco che era salita alla ribalta della cronaca per aver saputo respingere un brutale assalto delle milizie dello Stato Islamico. Grazie a una eroica resistenza i combattenti curdi dell’Ypg e del Pkk erano riusciti a respingere i miliziani islamici, peraltro costringendoli a una veloce ritirata dal forte significato simbolico. Non solo, in quell’occasione Kobane divenne anche un simbolo tanto per i curdi quanto per il resto del mondo, il simbolo del fatto che lo Stato Islamico può anche essere sconfitto. I curdi e la loro eroica resistenza aveva ottenuto simpatia e consenso un pò dappertutto, poi però man mano che la situazione sembrava tornare alla normalità nelle aree controllate dai combattenti curdi, pian piano i media si sono occupati sempre di meno di Kobane, fino a oggi appunto.

Lo Stato Islamico nella notte ha lanciato una pesante offensiva su Kobane utilizzando come al solito i kamikaze per aprirsi un varco attraverso i posti di blocco. Dopo che i curdi nelle scorse settimane avevano messo a segno significative conquiste territoriali arrivando anche a minacciare la roccaforte dello Stato Islamico, Raqqa, le truppe del Califfo hanno deciso di riaprire il fronte di Kobane e lo hanno fatto repentinamente, prendendo di sorpresa le difese della città. L’offensiva non ha riguardato solamente la città di Kobane ma anche quella di Hasaka, sotto controllo del governo siriano, dove infurierebbero ancora pesanti combattimenti con le truppe regolari. Le autobombe dei kamikaze hanno seminato il panico in una città ancora avvolta nel sonno, uccidendo diversi civili e ferendone a decine, permettendo così a gruppi di jihadisti di infiltrarsi in alcuni edifici cittadini. A dare inizio all’offensiva sarebbe stata la deflagrazione di una autobomba nei pressi del valico di frontiera di Mursitpinar, al confine turco. Secondo le ricostruzioni di fonti curde locali i miliziani dell’Isis avrebbero indossato divise dello Ypg, riuscendo così a mimetizzarsi e a passare inosservati arrivando sin dentro la città. Qui avrebbero fatto fuoco anche sulla popolazione civile, barricandosi in edifici che le forze dell’Ypg avrebbero già individuato e posto sotto assedio.

I curdi però hanno accusato direttamente la Turchia di aver in qualche modo aiutato i miliziani dell’Isis lasciandoli passare attraverso il proprio territorio. L’accusa è stata rilanciata anche dai media di Damasco, che da tempo accusano apertamente Ankara di aiutare in tutti i modi i miliziani jihadisti a introdursi in Siria e a destabilizzare il Paese. Ankara ha ovviamente smentito con forza ogni accusa anche se le ombre restano dal momento che fu proprio il governo turco ai tempi del primo assedio di Kobane a negare assistenza ai combattenti curdi dell’Ypg. Non solo, il governo turco ha anche espressamente ammesso di ritenere i curdi una minaccia tanto quanto l’Isis, un modo per dire che da Ankara non si muoverà un dito in aiuto dei curdi che lottano per salvare le proprie case dall’assalto del Califfato. Intanto sempre gli uomini del Califfo continuano le loro stragi, l’ultima in ordine di tempo si sarebbe svolta proprio alle porte di Kobane, dove, secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani avrebbero giustiziato venti persone comprese donne e bambini. Inutile dire che i raid della “coalizione” non serviranno assolutamente a nulla per fermare l’Isis, e che solo un coordinamento con tutte le forze che l’Isis lo combattono sul campo potrebbe portare a una vera pace per la Siria e per l’Iraq. Ma per Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele e Usa sembra essere più importante far cadere Assad sotto i colpi dei jihadisti piuttosto che fermare il Califfo e Al-Nusra.

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