Siria al voto con la speranza di superare il caosTribuno del Popolo
venerdì , 24 novembre 2017
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Siria al voto con la speranza di superare il caos

Dopo quattro anni di furiosa guerra civile che ha provocato decine di migliaia di morti, ora la Siria torna lentamente alla normalità. Il 3 giugno si terranno le elezioni presidenziali, per la prima volta aperte al multipartitismo almeno sulla carta, e Bashar al-Assad è il principale favorito. L’opposizione non riconosce le elezioni e minaccia di attaccare le urne il giorno delle votazioni.

E’ inutile stare qui a ripercorrere i motivi della guerra civile siriana, cominciata ormai quattro anni fa sull’onda della Primavera Araba. Una cosa però la si può dire, anche perchè confermata da personaggi super partes o che in precedenza si erano schierati a favore della rivolta: la rivolta siriana non è più quella di quattro anni fa. Dopo quattro anni di ferocissima guerra con decine di migliaia di morti, ormai lo scontro si è polarizzato e al governo di Assad ormai si oppone una opposizione sempre più a tinte fanatiche e jihadiste. Questo ha inevitabilmente modificato geneticamente la rivolta, che da istanze laiche e libertarie è diventata una sorta di Jihad islamica internazionale, con migliaia di guerriglieri non siriani che sono venuti in Siria a combattere una “guerra santa” che viene pagata in prima persona dai poveri cittadini siriani. Non solo, l’esercito siriano è anche ormai il vincitore di questa guerra che continua a causa di sacche di resistenza jihadista in varie zone del Paese e perchè i paesi che appoggiano l’opposizione, dal Qatar fino all’Arabia Saudita, alla Turchia e agli Usa, continuano a dichiarare di voler appoggiare l’opposizione laica con armi e aiuti. Dopo quattro anni però la Siria è stanca della guerra, stanca di vedere morte e distruzione nelle loro strade, stanca di vedere centinaia di migliaia di profughi costretti a vivere lontano da casa per paura di trovare la morte.  per questo le elezioni presidenziali che si terranno il 3 giugno sono così importanti, potrebbero in linea teorica porre fine a un conflitto che oramai è diventato tutt’altro rispetto a quello che era all’inizio e che costa solo un ulteriore prezzo di vite umane quotidiano.

Non casualmente proprio l’opposizione siriana non ha riconosciuto le elezioni, e il motivo è molto semplice: Accettandole avrebbe riconosciuto de facto l’autorità del vincitore che, quasi sicuramente, sarà proprio Bashar al-Assad. Migliaia di siriani che magari erano inizialmente solidali con la rivolta contro Damasco infatti, col passare del tempo sono stati impauriti dall’arbitrio e dal fanatismo delle bande jihadiste, e soprattutto si sono resi conto che l’opposizione siriana, anche quella laica, non aveva in realtà alcun progetto serio per il futuro della Siria. Saranno elezioni per la prima volta nella storia della Siria multipartitiche, ovvero aperte alla libera contrapposizione tra candidati, ma questo non ha convinto l’opposizione appoggiata dall’Occidente che ha lanciato un appello alla non partecipazione alle urne. Del resto anche le bande armate hanno minacciato di voler attaccare le urne in tutti i modi possibili in modo da destabilizzare col terrore e la paura la tornata elettorale. Se infatti la partecipazione alle elezioni sarà imponente, ecco che l’opposizione perderebbe sostanzialmente credibilità, e la guerra civile andrebbe inevitabilmente verso una soluzione, mettendo l’Occidente di fronte al fatto compiuto. Ecco perchè la partita è così importante e i ribelli siriani le tenteranno tutte per convincere più siriani possibile a rimanere a casa. I candidati tra i quali i cittadini dovranno scegliere sono tre: Assad, Maher al Hajjar e Hassan al Nouri. Tutti gli analisti però sono pressochè certi della vittoria di Assad, che sarebbe poi un risultato politico netto che mostrerebbe come il popolo siriano abbia scelto di tornare in qualche modo alla normalità e obbligherebbe il resto del mondo di prenderne atto (anche se sarà difficile avere dati oggettivi sull’affluenza). All’estero intanto i cittadini siriani hanno già avuto modo di votare mercoledì, anche se in alcuni paesi non è stato possibile, come ad esempio negli Stati Uniti, dove l’ambasciata ha chiuso per motivi di sicurezza, e in Francia e Germania, dove invece le votazioni sono state proibite. Sono moltissimi invece i siriani che hanno partecipato alle elezioni in Libano, il Paese che ospita la maggior parte dei profughi siriani scappati dalla guerra.

In molti in Occidente hanno aspramente criticato le elezioni siriane accusandole di essere “elezioni farsa“. Peccato che lo stesso Occidente sia quello che ha avallato senza pensarci un attimo le elezioni presidenziali in Ucraina, tenutesi in un clima di guerra civile, intimidazioni e tensione generale con tanto di candidati costretti a ritirarsi per via di minacce e aggressioni. Certo, i due candidati che si presenteranno oltre ad Assad sono chiaramente candidati “di facciata”, ma è pur vero che l’opposizione da oltre tre anni rinuncia qualsiasi trattativa ponendo come unica condizione la rinuncia  unilaterale di Assad e del suo governo al potere, una richiesta inaccettabile dal momento che la sicurezza di centinaia di migliaia di cittadini cristiani alawiti sarebbe stata messa a repentaglio. L’opposizione si è illusa di battere militarmente Assad, poi qualcosa è andato storto, e con la svolta della scorsa estate con la battaglia di Qusayr e la liberazione di Homs e Aleppo da parte delle forze governative aiutate da Hezbollah, ecco che Damasco ha  sostanzialmente ripreso in mano la situazione.  Insomma, elezioni legittime o farsa che siano, l’unica cosa che ci auguriamo per il bene dei siriani è che in qualche modo cessino i combattimenti che sono già costati immani sofferenze al popolo siriano.

 

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