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venerdì , 20 gennaio 2017
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Siria. Aleppo come la “Bengasi” siriana?

Secondo analisti e esperti di geopolitica l’Occidente avrebbe in mente di trasformare Aleppo nella “Bengasi” siriana, un a sorta di roccaforte da cui organizzare le offensive contro le forze governative in attesa del pretesto per l’intervento della Nato.

Vi ricordate la Libia? In quel caso per corroborare l’opposizione a Muammar Gheddafi la Nato lavorò sottotraccia per trasformare Bengasi, la seconda città della Libia, nella roccaforte dei ribelli del Cnt e soprattutto nel luogo da dove sono state organizzate le successive offensive contro l’esercito libico ancora fedele al Colonnello. Ora secondo molti analisti la Nato avrebbe in mente di fare la stessa cosa in Siria, trasformando Aleppo nella Bengasi siriana. A differenza che in Libia però,  Aleppo non è ancora sotto controllo dei ribelli, anzi, l’esercito siriano con la sua controffensiva è riuscito, almeno per ora, a rovinare i piani di Usa, Arabia Saudita e Turchia. In sostanza l’Occidente ha escogitato un piano in vari punti per destabilizzare la Siria in chiave anti-Iran:

1- Operare una pressione  costante sulla Siria allo scopo di destabilizzare il governo e disarticolare il potente esercito di Damasco. Per riuscirci l’Occidente finanzia da mesi attacchi terroristici, sovversione civile, campagne mediatiche.

2- Operare passi seri in direzione di un vero e proprio intervento militare della Nato o dei suoi paesi alleati arabi.  Questo potrebbe accadere creando ad arte un casus belli come potrebbe essere un  possibile assalto di bande terroristiche alle riserve di armi chimiche di Damasco. Una volta ottenuta la giustificazione di fronte all’opinione pubblica internazionale, la Nato a quel punto attaccherebbe senza problemi la Siria.

3- Imposizione di un governo “democratico” completamente asservito dal punto di vista geopolitico e militare ai voleri dell’Occidente e di Israele.

Il 5 agosto il Times aveva pubblicato un articolo che parlava della presenza di jihadisti internazionali provenienti da Pakistan, il Bangladesh, la Gran Bretagna, Cecenia, ma assolutamente non dalla Siria, una ammissione questa che la guerra civile è stata “importata” in Siria direttamente dai paesi del Golfo, da Ankara e da Washington. Qualche giorno dopo il Daily Mail  ha pubblicato un articolo che spiegava come Londra abbia cominciato a fornire i ribelli siriani con telefoni satellitari avanzatissimi e altre attrezzature come pc portatili, gli stessi utilizzati solitamente dalle forze speciali britanniche che sarebbero già da mesi operanti sul terreno in Siria.  Ancora più subdolo il modo di intervenire degli Stati Uniti, che ufficialmente non hanno autorizzato aiuti diretti ai ribelli ma, nei fatti, organizzano e delegano a Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Seth Jones, uno scienziato politico della Rand Corporation ed ex consulente presso il Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti, ha scritto in un recente numero del Wall Street Journal che “Al Qaeda in Siria (che spesso opera come il” Fronte Al Nusra per il Popolo della Levante “) utilizza i trafficanti, alcuni ideologicamente allineati, alcuni motivati ​​dal denaro, per garantire percorsi attraverso la Turchia e l’Iraq per i combattenti stranieri, molti dei quali provengono dal Medio Oriente e Nord Africa . Al Qaeda in Iraq, guidata da Abu Bakr al-Baghdadi, ha apparentemente inviato armi di piccolo calibro e leggere, tra cui fucili, mitragliatrici leggere, granate e razzi a propulsione“.

Il triangolo della morte- Il cosiddetto “triangolo della morte” è quello che comprende Turchia, Arabia Saudita e Qatar. I ruoli chiave sono stati assegnati a  Muhammad Al Thani, il premier del Qatar e al principe saudita Bandar bin Sultan,  segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale dell’Arabia Saudita. Il principe saudita è stato ambasciatore negli Usa dal 1983 al 2005 e ha avuto quindi modo di rinsaldare i legami con gli Stati Uniti. Inoltre è noto per aver versato denaro nelle tasche dei contras del Nicaragua, e di gruppi di mercenari in Afghanistan, Bosnia, Libia, e in Cecenia. In molti inoltre sospettano che Bandar possa essere stato determinante anche per organizzare l’attentato che ha decapitato i vertici militari di Damasco nell’ultimo mese. La Turchia invece ha palesemente affermato di supportare la rivolta anti-siriana e ha provveduto a far avere ai ribelli oltre 20 sistemi portatili di difesa antiaerea. Attualmente gli aiuti finanziari all’opposizione siriana avrebbero già raggiunto oltre 100 milioni di dollari, di cui solo 25 alla luce del sole. A partire da agosto inoltre, la Cia e altre agenzie americane hanno ricevuto l’autorizzazione direttamente dal Presidente a impegnarsi direttamente accanto all’Esercito Siriano Libero per vincere la battaglia contro Assad. Come se non bastasse l’Esercito Siriano Libero, composto quasi interamente da disertori,  è bloccato in una violenta disputa con il Consiglio Nazionale Siriano, un gruppo di dissidenti da tempo lontano dalla Siria. Il moltiplicarsi di dispute all’interno dell’opposizione porta inevitabilmente alla formazione di nuovi gruppi armati autonomi e quindi a una frammentazione che serve all’Occidente a rafforzare l’impressione che il Paese sia sopraffatto e a vendere ciò che sta accadendo come una vera guerra civile.

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