Siria. Alla ricerca del casus belli per bombardare DamascoTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Siria. Alla ricerca del casus belli per bombardare Damasco

I ribelli siriani denunciano l’ennesimo massacro con armi chimiche da parte di Damasco e subito l’Occidente torna a minacciare interventi militari. Davvero una strana coincidenza che questo attacco si sia verificato lo stesso giorno in cui gli ispettori delle Nazioni Unite sono arrivati in Siria per valutare l’eventuale utilizzo di armi chimiche. 

Milletrecento morti di cui molti bambini uccisi con il gas nervino dalle truppe di Assad. Questa la notizia diramata da quasi tutti i media mondiali, come al solito acritici quando si tratta di veicolare notizie che vanno contro Damasco. La guerra siriana dura ormai da tre anni, e in tre anni i media hanno scatenato la più grande offensiva del XXI secolo per destabilizzare il governo di Damasco e aiutare in tutti i modi l’opposizione siriana. Inutile dire che i ribelli siriani hanno perpetrato diversi massacri ampiamente documentati ai danni della popolazione fedele ad Assad e curda, ma in quel caso i media hanno taciuto. La realtà è che sul terreno l’esercito siriano sta riportando importanti vittorie, e dopo la presa di Qusayr i ribelli siriani sono sulla difensiva, e perdono terreno giorno dopo giorno. Ecco spiegato il comprensibile nervosismo con cui le cancellerie occidentali so approcciano al problema siriano, e cercano anche solo un appiglio per riuscire a spostare la vicenda a proprio vantaggio dopo aver sprecato tempo e denaro inutilmente nel vano tentativo di rovesciare Assad. 

“Il casus belli”- E’ chiaro che senza interventi stranieri l’opposizione siriana sarebbe destinata all’inevitabile sconfitta politica e militare. Secondo diverse fonti tra gli oppositori siriani ci sarebbero oltre diecimila combattenti stranieri, presenti in Siria per combattere contro Damasco, e costoro si sono già resi responsabili di devastazioni, massacri e violenze di vario tipo. Si tratta di estremisti islamici jihadisti provenienti da tutto il mondo arabo, inviati in Siria per appiccare ulteriormente il fuoco della guerra civile. L’Occidente però per evitare la loro sconfitta ora dovrebbe intervenire direttamente. Per farlo serve un “casus belli”, che nel caso dell’Iraq di Saddam Hussein fu la colossale fandonia della provetta di armi di distruzione di massa mostrata al Senato. Saddam non aveva alcuna arma di distruzione di massa, ma intanto il suo regime fu invaso ed eliminato sulla base di prove false, e nessuno chiese scusa o fece marcia indietro quando in Iraq non venne trovata alcuna arma di quel tipo. In Siria si prova in tutti i modi a costruirlo questo “casus belli”. Ci avevano provato i ribelli qualche mese fa, accusando il governo di Damasco di aver utilizzato armi chimiche, e ci riprovano oggi, guardacaso in una data simbolica, il 20 agosto, la stessa data in cui, un anno fa, Obama ricordava al mondo che se Damasco avesse superato la “red line” dell’uso di armi chimiche, gli Stati Uniti e la Nato sarebbero intervenuti militarmente in Siria. Tutti si sono già dimenticati che a maggio Carla del Ponte, ex procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, ha parlato di prove sull’uso di gas Sarin da parte dei ribelli. Tutti sono di nuovo pronti a credere ancora una volta alle verità confezionate dai media. E poco importa che Assad è stato accusato di aver utilizzato il gas nervino proprio quando gli ispettori delle Nazioni Unite per verificare l’uso di armi chimiche in Siria erano arrivate a Damasco. Che senso avrebbe? Perchè Assad, che sta vincendo sul campo, dovrebbe lanciare gas nervino nei sobborghi di Damasco uccidendo 1300 civili in modo così da dare le prove e il casus belli all’Occidente per invadere la Siria? E soprattutto l’attacco sarebbe avvenuto nelle località di Ayn Tarma, Zamalka, Hamuriya, Arbin, Saqba, Kfar Batna e Duma, nella regione a est della capitale conosciuta come la Ghouta Orientale, e Daraya e Muaddamiya, a sud. Tutte distanti pochi chilometri dall’albergo di Damasco dove alloggiano gli ispettori dell’Onu arrivati domenica per indagare sull’uso di armi chimiche. Al momento, della strage circolano solamente video he mostrano molti cadaveri senza segni di ferite e alcuni bambini con difficoltà respiratorie e la bava alla bocca. Impossibile verificare l’autenticità di questi video e Damasco ha respinto in modo deciso le accuse, frutto di una campagna mediatica il cui scopo, secondo il ministero degli Esteri, è “distrarre gli ispettori dell’Onu dal compiere la loro missione“. “La Siria ha sempre dichiarato  che non userà armi di distruzione di massa (qualora esse esistessero) contro il suo popolo”, ha aggiunto.

Ma andando a verificare meglio le fonti si capisce forse qualcosa di più. Diverse fonti militari, che hanno escluso l”uso di armi chimiche da parte di Assad, hanno ammesso che alle prime ore di oggi l’esercito siriano ha sferrato  il più massiccio attacco dall’inizio del conflitto due anni fa per espellere gli insorti dai sobborghi della capitale. Testimoni oculari hanno detto di aver contato almeno sette raid dell’aviazione governativa, accompagnati da intensi bombardamenti con razzi. Si tratterebbe di un’offensiva in grado di scacciare i ribelli dalle loro posizioni, ed ecco che per magia compare il massacro con armi chimiche, proprio nel momento in cui meno converrebbe a Damasco sferrarne uno. Da qui la reazione isterica di Stati Uniti e Paesi dell’Ue, che sembravano quasi in attesa di un casus belli per tornare a minacciare la Siria. Guardacaso anche la Russia ha detto di essere scettica sulle accuse dell’opposizione, sospettando una “provocazione pianificata in anticipo“. Gli ispettori Onu, arrivati domenica in Siria per indagare su tre precedenti possibili episodi di utilizzo di armi chimiche, sono in realtà già sul posto, a meno di un’ora di macchina dal luogo dei presunti massacri, e attendono solo il permesso del governo per recarsi sulla zona. Insomma si tratta di una delle più grosse manovre di destabilizzazione mai messe in campo contro un governo legittimo, e anche grossolana in quanto anche un bambino riesce a capire che utilizzare gas nervino contro civili quando gli ispettori Onu sono appena arrivati rappresenta una follia più che una provocazione. Più facile che i ribelli abbiano messo in atto una farsa preparata da tanto per strappare alla comunità internazionale quel consenso insanguinato atto a far piovere le bombe della Nato su Damasco.

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