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giovedì , 19 ottobre 2017
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Siria. Allarme per tesori antichi a rischio

A soffrire in Siria non sono solamente le persone. In ventuno mesi di guerra infatti sono tantissimi i siti archeologici siriani che sono stati danneggiati dai combattimenti o saccheggiati dagli sciacalli.

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Una delle ricchezze più importanti di un Paese non è tanto il numero di giacimenti minerari o di petrolio, bensì la quantità e la qualità delle sue vestigia storiche e culturali. Da quel punto di vista la Siria era uno dei paesi più ricchi al mondo, e ogni anno erano decine di migliaia i turisti che decidevano di passare le loro vacanze a Damasco per visitare le rovine straordinarie presenti nel Paese. In oltre ventuno mesi di conflitto sono morte oltre 44.000 persone, ma è il patrimonio culturale siriano che rischia di andare in fumo proprio a causa dei combattimenti.  Molti ribelli si sono riparati all’interno di edifici storici sin dai primi giorni della rivolta contro Assad, e spesso i governativi hanno dovuto bombardare le postazioni, danneggiando i siti archeologici. Dal conto loro i ribelli invece hanno preso d’assalto le rovine trafugando manufatti e antichità con l’intento di venderle al miglior offerente. In Siria alcune bande ribelli contrabbandano i pezzi più pregiati razziati da siti archeologici o musei in cambio di soldi o direttamente di armi, e tutto questo avviene sotto il naso delle Nazioni Unite. Molti ribelli inoltre sono estremisti islamici che non hanno alcun rispetto nei confronti di rovine e siti archeologici molto antichi, vedi l’atteggiamento dei talebani in Afghanistan con le statue secolari di Buddah. Il museo di Hama, una delle roccaforti degli insorti, è stato saccheggiato il 14 luglio dello scorso anno. Una statua d’oro aramaica dell’VIII secolo prima di Cristo è sparita, mentre nell’antica Apamea sono stati trafugati tutti i mosaici romani. La cittadella antica di Aleppo ora invece non esiste quasi più, e persino la famosa moschea Umayyad è stata danneggiata dai combattimenti. Secondo il Financial Times il giro d’affari del furto di beni archeologici in Siria avrebbe un volume ormai milionario, con piccole statue che vendono vedute per non meno di 35.000 euro. Fin dal luglio dello scorso anno, il primo ministro siriano Adel Safar denunciava che “il paese è minacciato da bande criminali con apparecchiature ad alta tecnologia specializzate nel furto di manoscritti, antichità e reperti dei musei”. Il bottino delle razzie viene contrabbandato attraverso il Libano e la Turchia. Talvolta sono coinvolti anche dei funzionari governativi. Per ora, però, le aree sotto il controllo di Assad, come Damasco, sembrano immuni dalle razzie.

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