Siria. Allarme rosso per Palmira, i jihadisti tra le rovineTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Siria. Allarme rosso per Palmira, i jihadisti tra le rovine

 Dramma senza fine in Siria dove dopo giorni di assedio l’esercito governativo ha abbandonato la città di Palmira. I miliziani dello Stato Islamico con la conquista di Palmira ora sarebbero in controllo di circa il 50% del territorio della Siria. Il timore ora è che distruggano la stupenda città romana di Palmira sotto gli occhi distratti della comunità internazionale, che a dispetto dei proclami sembra aver avuto quasi interesse a non sconfiggere il Califfo.

La distruzione delle stupefacenti rovine della città romana di Palmira potrebbe avvenire da un momento all’altro dopo che i miliziani del Califfato sono riusciti a conquistare la città moderna e a infiltrarsi tra le rovine. I soldati siriani erano riusciti nei giorni scorsi a respingere diversi attacchi dell’Isis, ma si sono dovuti arrendere all’ennesimo assalto e hanno scelto di mettere in salvo i cittadini residenti e centinaia di statue per toglierle alla furia iconoclasta dei miliziani del Califfo. Con la presa di Palmira il Califfo si è impossessato di circa il 50% del territorio siriano, allungando la sua presenza in ben 9 province e su 95.000 chilometri quadrati. Si tratta quasi interamente di zone desertiche o disabitate, mentre quasi tutte le città principali si trovano ancora nelle mani di Assad, a parte Idlib e Raqqa. Ieri si è combattuto aspramente casa per casa nella cittadina moderna di Palmira con i soldati governativi che erano ripiegati e conservavano il controllo solo dell’aeroporto, poi i miliziani dell’Isis sono riusciti a completare l’attacco sfondando anche nel sito archeologico poco distante. Nonostante lo Stato islamico abbia subito ingenti perdite è forte dell’aiuto che un paese come la Turchia continua a concedere e riesce sempre a riorganizzarsi. Ora però il mondo trattiene il respiro per lo sgomento in quanto il timore è che l’Isis proceda alla distruzione delle rovine di quello che si presenta come uno dei patrimoni culturali più importanti al mondo. Giungiamo però qui alla domanda principale: come mai la comunità internazionale ha permesso che l’Isis arrivasse a Palmira nonostante si parlasse del rischio di questa eventualità ormai da oltre una settimana e forse più? Come mai i famosi raid della coalizione americana non hanno impedito allo Stato islamico di conquistare Palmira? La risposta è altrettanto semplice: per gli Stati Uniti sembra quasi che la Siria e Assad siano un nemico maggiore dello Stato Islamico per ovvi motivi geopolitici. Ma allora non vorremmo che la distruzione di Palmira dovesse magari servire a mostrare al mondo che il governo di Damasco non è più in grado di opporsi all’Isis, autorizzando così de facto la comunità internazionale a intervenire. Resta però l’accusa di base, gravissima, ovvero che ci sia qualcuno che abbia scelto di sacrificare Palmira per capitalizzare un vantaggio strategico o geopolitico, altrimenti non si capirebbe come mai le truppe del Califfo non vengano colpite e come mai, almeno per salvare Palmira, non si apra subito un tavolo di coordinamento con Damasco.

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