Siria. Ancora autobombe tra la folla. Assad accusa Ankara | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Siria. Ancora autobombe tra la folla. Assad accusa Ankara

Ancora sangue in Siria dove nelle scorse ore sono esplose ben due autobombe causando una nuova terribile strage. Sono più di trenta le persone rimaste uccise, quasi tutte civili. Si tratta dell’ennesima strage perpetrata dai cosiddetti ribelli, appoggiati dall’Occidente e dai paesi del Golfo. Assad intanto accusa direttamente la Turchia e Damasco autorizza la formazione di bande paramilitari lealiste.  

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Ancora autobombe in Siria dove i cosiddetti ribelli, non riuscendo a piegare il governo siriano e il suo esercito, hanno cominciato a colpire nel mucchio. Una parte cospicua della società siriana infatti, terrorizzata dalle violenze, non ha voltato le spalle al regime di Damasco, e quindi i ribelli per ottenere vantaggi sul campo hanno cominciato a non fare più distinzione tra obiettivi militari e civili. Le ultime due autobombe, piazzate nella regione di Hama, hanno causato la morte di oltre trenta persone e il ferimento di altre decine. In teoria l’attentato era diretto  contro un edificio di Salmiye’, usato dalle forze paramilitari fedeli al presidente Bashar al Assad, ma in realtà le vittime sarebbero quasi tutti civili inermi. Anche un responsabile del regime siriano ha confermato l’uccisione di decine di persone. Per un’altra esplosione avvenuta poco prima in un quartiere di Damasco non c’e’ un bilancio ma anche in quel caso, purtroppo, le vittime sarebbero decine. L’esercito dal conto suo controlla quasi tutti i centri urbani di un certo rilievo e quotidianamente compie attacchi e sortite contro i ribelli asserragliati nelle campagne, continuamente foraggiati dall’esterno come peraltro ampiamente dimostrato da alcuni documenti che, secondo Syria News, sarebbero finiti nelle mani dell’esercito, e che proverebbero il coinvolgimento diretto dell’Occidente, Turchia in primis, e dei paesi del Golfo come Qatar e Arabia Saudita, nel finanziare i ribelli. Il governo di Assad ha però deciso in questi giorni di imprimere una svolta sul campo, per questo ha dato il via alla formazione di truppe ausiliarie autorizzate dal governo all’interno delle quali sono confluite le squadre di miliziani lealisti irregolari nate con l’inizio della rivolta. Si chiamerà “Esercito di difesa nazionale” e si tratta di una ormazione paramilitare forte di almeno 10.000 persone, tra cui figurano anche donne.

A darne conto e’ il canale in arabo della tv di Stato russa, Rusiya al Yawm. In questo contesto frammentato nel quale il governo di Damasco sembra essersi riuscito ad adattare anche alla situazione di guerriglia urbana continua, il numero uno della Lega Araba, Nabil al-Arabi, ha decretato il fallimento della mediazione dell’emissario internazionale Lakhdar Brahimi, affermando che i suoi sforzi non hanno aperto gli spiragli di speranza previsti. Mosca, saldo e fedele alleato di Damasco, ha inviato intanto a Beirut due aerei del ministero delle Situazioni d’Emergenza per evacuare un centinaio di cittadini russi dalla Siria. Interessante poi notare come la guerra civile siriana sia sempre di più una guerra di etnie e di religioni. A far parte delle milizie pro-Assad ci sarebbero quasi solo civili originari delle regioni fedeli al regime, e moltissimi alawiti oltre che centinaia di giovani laici impauriti dall’ombra della Sharia. Visto che molti ribelli si dichiarano apertamente estremisti islamici, e molti gruppi sembrano essere affiliati ad Al Qaeda, i miliziani di Assad combatteranno fino alla morte, consapevoli che per loro difficilmente ci potrebbe essere speranza di salvezza nel caso di sconfitta. Quasi tutte le rivolte fin qui scoppiate sono avvenute in zone abitate in prevalenza da sunniti, per questo si va verso uno scontro confessionale vero e proprio, città contro città, regione contro regione. Secondo i media russi dall’inizio di gennaio il ministero della Difesa di Damasco avrebbe quindi approvato la formazione dell’Esercito di difesa nazionale, una sorta di formalizzazione dell’esistenza di milizie civili sul campo. Viene quindi smentita la vulgata offerta dai media occidentali secondo cui tutti i civili sarebbero contrari al regime di Assad, che potrebbe invece contare solo su mercenari e soldati. Il conflitto siriano è ben più complesso, e le truppe ausiliarie sarebbero formate da “membri civili che hanno svolto il servizio militare accanto a individui dei comitati popolari”. Ma qualche milizia già esisteva, basti pensare alle “Falangi del Baath”, la milizia armata del partito al potere da cinquant’anni.

Intanto il presidente Bashar al-Assad ha voluto accusare direttamente l’intervento straniero nel causare le rivolte nel Paese, e ha detto che il governo di Ankara sarebbe direttamente coinvolto nell’assassinio di persone in Siria e nell’assistenza ai terroristi. “Il governo turco gioca un ruolo diretto nel massacro del popolo siriano”, ha detto Assad in un’intervista con un’agenzia iraniana, la Nassim International News Agency. Secondo Damasco il caos e le rivolte sarebbero state organizzate direttamente dall’esterno del Paese, a tavolino insomma, e il governo siriano avrebbe le prove della presenza di centinaia di militanti provenienti da nazioni straniere. Ci sarebbero anche molte cellule provenienti da Israele, Arabia Saudita, Turchia e Qatar che starebbero operando direttamente sulle linee del fronte per aiutare i ribelli.

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