Siria. Ancora bombe e scontri, ma Assad non molla | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Siria. Ancora bombe e scontri, ma Assad non molla

Continuano senza sosta gli scontri tra forze governative e ribelli in Siria. Il bilancio di ieri è stato di ben 17 morti e l’ Occidente medita un altro attacco diplomatico teso a isolare il regime di Damasco. Assad comunque non molla e accusa le potenze straniere di fomentare la rivolta.

Continua senza sosta la guerra in Siria, dove solo ieri si sono registrati altri 17 morti a seguito di pesanti scontri tra ribelli e forze governative. L’agenzia di stato Sana ha parlato di una furiosa battaglia a Daraa, ma scontri anche pesanti si sono registrati anche a Idlib e Maaret al Numan, località dove da giorni sarebbero in corso pesanti bombardamenti. L’esercito siriano starebbe comunque giorno dopo giorno riprendendo il controllo di diversi villaggi nei dintorni, costringendo i ribelli e i disertori a ripiegare. Dal momento che Assad quindi non cede, e anzi il suo esercito si fa sempre più attivo, le cancellerie occidentali hanno deciso di lanciare un nuovo assalto diplomatico volto a isolare ulteriormente Damasco. Ha cominciato il presidente francese Francois Hollande, che oggi ha dichiarato di ritenere che la Siria rappresenti una “minaccia per la sicurezza internazionale”. Hollande si è rivolto alla Russia, accusata di coprire a appoggiare Damasco, l’ultimo alleato rimasto al Cremlino nella regione. Hollande ha quindi chiesto in occasione della conferenza dei paesi “Amici della Siria”, ulteriori sanzioni contro Damasco. Anche il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, intervenendo alla Conferenza di Parigi, ha attaccato duramente la Siria e i suoi alleati: “La Cina e la Russia pagheranno un prezzo per il loro sostegno al regime siriano di Bashar al-Assad”. Intanto Assad ha concesso un’intervista a un quotidiano turco nel quale ha ammesso di aver avuto alcune colpe nella gestione della crisi siriana, ma ha comunque accusato i paesi occidentali e la stessa Ankara di partecipare attivamente alla rivolta.

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