Siria. Ancora tensione al confine con la Turchia | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Siria. Ancora tensione al confine con la Turchia

Cresce la tensione in Siria dopo che la Turchia ha annunciato di voler dispiegare i missili Nato al confine con la Siria. Le batterie potrebbero essere installate nelle prossime settimane, e questo gesto potrebbe far precipitare la situazione. Anche i curdi sono sul piede di guerra, e hanno scelto di schierarsi con Assad. 

Alta tensione tra Ankara e Damasco dopo che la Turchia ha chiesto ufficialmente ai suoi partners della Nato di dispiegare i missili Patriot lungo il proprio confine meridionale con la Siria, asserendo che dovrebbero servire a garantire la sicurezza nazionale turca. Il sistema è in grado di abbattere velivoli e missili nell’arco di seicento chilometri. La regione infatti ha visto diversi episodi di violazioni di confine con colpi di mortaio, anche se la Siria ha sempre dichiarato di aver colpito il territorio turco per errore. La richiesta da parte turca è stata recepita dal capo della Nato Anders Fogh Rasmussen, il quale ha detto che sarebbe possibile un dispiegamento puramente difensivo delle batterie dei missili della Nato. Il governo siriano però già venerdì ha duramente criticato il piano turco, definendo quello dei Patriot un piano unicamente provocatorio. Per questo motivo la Siria accuserà direttamente Erdogan di essere l’unico responsabile per la situazione di crescente escalation tra Siria e Turchia. Anche l’Iran ha dato voce a queste critiche, e ha mandato lo speaker del Parlamento, Ari Larijani, a visitare Damasco per supportare il governo di Assad. Anche la Russia ha espresso risentimento nei confronti del dispiegamento dei missili al confine, aumentando così i contorni di tensione e incertezza. La prossima settimana un gruppo di specialisti della Nato visiterà i siti potenziali per ospitare i missili, con la supervisione di Usa, Germania e Olanda. La paura  che con questi missili si possa creare nei fatti una No-Fly Zone senza che sia stata previamente approvata dalle Nazioni Unite.  Intanto i curdi sono sul piede di guerra e la maggioranza della comunità curda in Turchia sembra essere completamente contraria al governo di Erdogan. Venerdì due dei principali gruppi di curdi in Siria hanno accettato di prendere le armi con l’esercito di Damasco contro i ribelli che hanno attaccato le zone abitate dai curdi nell’ultimo mese. Il Partito Democratico dell’Unione, conosciuto come PYD, e il Consiglio Nazionale Curdo (KNC), hanno raggiunto un’accordo dopo un meeting ad Arbil, la capitale del Kurdistan iracheno. Le due fazioni hanno votato per difendere assieme le città a maggioranza curda in Siria, amministrandole assieme fino alle prossime elezioni. L’accordo ha seguito alcuni pesanti scontri tra le milizie curde e i ribelli siriani di Al-Nusra nel distretto curdo di Ras al-Ayn. La violenza è esplosa ai primi di novembre quando un attacco ribelli su un gruppo di soldati siriani ha creato un’escalation che ha portato all’uccisione di cinque curdi e 18 ribelli. Molti curdi erano rimasti alla finestra senza prendere parte nè per Assad nè per i ribelli, ma quando i ribelli hanno attaccato il distretto curdo di Eas al-Ayn, hanno deciso di schierarsi contro l’opposizione anti-Assad. In Turchia il PYD è visto come un alleato del PKK, e molti curdi che vivono in Siria credono che sia stata Ankara a ordinare ai ribelli di invadere il distretto curdo. Attualmente ci sono 2 milioni di curdi che vivono nel territorio siriano. Da quanto è esplosa la rivolta 20 mesi fa, Damasco ha lasciato i curdi ad autogovernare i propri territori.

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