Siria. Ankara e Damasco si scambiano accuse incrociate dopo gli attentati al confineTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Siria. Ankara e Damasco si scambiano accuse incrociate dopo gli attentati al confine

Si aggrava la crisi siriana. Questa volta è Ankara a minacciare Damasco di ritorsioni dopo due autobombe esplose al confine con la Siria che hanno provocato 46 morti. L’esercito turco è allertato al confine e Erdogan ha accusato direttamente Assad di aver cercato di destabilizzare la Turchia. La Siria rimanda ogni accusa al mittente.

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Il conflitto siriano rischia, settimana dopo settimana, sempre più di diventare un conflitto regionale di tutto il Medio Oriente. Dopo i raid israeliani in Siria della scorsa settimana infatti, questa volta i problemi sono nati sull’asse Damasco-Ankara. Per la verità già qualche mese fa Turchia e Siria stavano per passare alla guerra dopo alcuni incidenti al confine e dopo l’abbattimento da parte di Damasco di un aereo da guerra turco, ma alla fine la tensione era rientrata nonostante la Siria accusi da oltre un anno Ankara di finanziare a piene mani i ribelli siriani. Nelle scorse ore due autobombe hanno seminato morte e distruzione in una cittadina al confine con la Turchia, provocando ben 46 vittime. Chiaramente Ankara ha subito accusato Damasco dell’attentato, ma il ministro dell’Informazione siriano ha respinto al mittente ogni accusa. Anzi, al contrario il governo di Damasco ha detto che bisognerebbe chiedere a Erdogan maggiori informazioni riguardo all’attentato di sabato ad Hatay, cittadina lungo il confine con la Siria. Ankara ha reagito duramente, ammonendo che intende prendere ogni misura necessaria, facendo così capire che potrebbe presto esserci una escalation militare. “L’attacco non ha niente a che fare con i rifugiati siriani in Turchia, ha a che fare con il regime siriano“, lo ha detto il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu intervistato da RT.com. Il ministro degli Interni turco,  Muammer Güler, ha detto alla stampa locale che gli autori dell’attentato sarebbero collegati ai servizi segreti siriani e che non avrebbero nulla a che fare con l’opposizione siriana. Quello che sembra è che sia la solita partita a scacchi, con Ankara che comunque non potrebbe ammettere in ogni caso che gli autori dell’attentato siano i ribelli, perchè questo significherebbe ammettere di aver commesso un clamoroso errore a finanziare i gruppi armati in Siria. Dopo le esplosioni sono state arrestate nove persone, tre delle quali siriane. Al momento però Ankara non dispone di prova alcuna che dimostri il coinvolgimento del governo siriano, ci sono solamente i sospetti, anche se la Turchia ha promesso che prenderà le misure opportune se tali prove dovessero essere trovate. Ankara sospetta che i veri bersagli delle bombe fossero i siriani rifugiatisi ad Hatay in fuga dalla Siria, anche se Damasco al contrario pensa che gli attentati siano stati un lavoro “interno”, ovvero portato avanti con la complicità dei servizi turchi per incoraggiare un’azione militare internazionale contro il governo di Assad. Lo sostiene anche Marcus Papadopoulos, giornalista dell’ UK’s Politics First magazine. In effetti che motivo avrebbe la Siria di attaccare apertamente la Turchia dal momento che deve ancora vincere il fronte interno e ha subito già aggressioni da parte di Israele? Dopo gli attentati comunque, centinaia degli abitanti della città sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del primo ministro Erdogan, accusato di aver fallito la sua politica nei confronti della Siria. Altri residenti hanno accusato i rifugiati siriani di aver portato la guerra fin lì, e solo l’intervento della polizia ha placato gli animi.

D.C.

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