Siria. Ankara fa il "mea culpa" sulla vicenda del Jet abbattuto | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Siria. Ankara fa il “mea culpa” sulla vicenda del Jet abbattuto

La stampa turca ha duramente criticato il presidente turco Erdogan, accusato di aver gestito malissimo la crisi con la Siria relativa al jet turco abbattuto per sbaglio dalla contraerea siriana. Il giorno dopo l’abbattimento Erdogan avrebbe suggerito direttamente a Obama di creare una “no fly zone” sulla Siria, sfruttando il pretesto per una missione internazionale simile a quella effettuata in Libia. 

Polemiche a non finire in Turchia dopo l’abbattimento dell’ F-4 turco a opera della contraerea siriana. La Siria, stretto alleato di Ankara fino a un anno fa, oggi è un Paese ostile, e poco c’è mancato che scoppiasse anche una guerra vera e propria tra i due paesi. “Qualcuno dovra’ pagare”, ha scritto oggi il quotidiano turco “Radikal” facendo riferimento all’incidente, “qualcuno dovrà pagare il conto”, ha attaccato il direttore di “Hurriyet”, Murat Yetkin. In molti quindi stanno cominciando a esprimere alcuni dubbi relativamente al modo con cui il premier Erdogan ha gestito la crisi dopo l’abbattimento del jet. Secondo gli ultimi sondaggi comunque la stragrande maggioranza dei cittadini turchi sarebbe assolutamente contraria all’ipotesi di una guerra, e il leader dell’ opposizione socialdemocratica Kemal Kilicdaroglu ha persino cominciato a cavalcare la corrente pacifista e ad accusare il governo di aver lasciato diversi “lati oscuri” nella vicenda. Ankara giorni fa  aveva accusato Damasco di aver abbattuto l’aereo sapendo che era turco con un missile terra aria nello spazio aereo internazionale fra le coste di Siria, Turchia e Cipro. Damasco aveva dato una versione diversa, spiegando che era stato preso per un aereo israeliano, ed era stato colpito da terra con un cannone antiaereo mentre si avvicinava a bassa quota a Latakia. I servizi russi e americani per la verità avevano definito come “credibile” la versione dei fatti fornita da Damasco, fatto questo che ha contribuito almeno in parte a far scemare la tensione tra i due paesi. La Siria però ha provveduto al recupero dei cadaveri dei due piloti e dei resti dall’aereo, ritrovati a 8 miglia dalle coste di Latakia, in perfetta aderenza alla versione dei fatti fornita dall’esercito siriano. Il ritrovamento quindi ha messo ora in difficoltà Ankara e due alti esponenti dell’esercito, fra cui lo stesso capo di stato maggiore Necdet Ozel, hanno confermato che l’aereo non sembra essere stato colpito da un missile. Quindi, spiega Radikal, sarebbe stato abbattuto nello spazio siriano. Subito dopo l’incidente, secondo il sito di intelligence israeliano Debka, Erdogan avrebbe chiesto a Barak Obama di sfruttare il pretesto per attaccare la Siria in modo simile a quanto accaduto in Libia. In sostanza Erdogan avrebbe chiesto di creare subito una “no fly zone” simile a quella che era stata creata in Libia all’indomani delle menzogne che raccontavano che Gheddafi avrebbe bombardato il suo popolo con i suoi aerei, fatto questo poi smentito dai fatti. Obama, fortunatamente, avrebbe detto “no” alla proposta di Ankara, e da allora la situazione diplomatica tra i due paesi è bloccata.

 

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