Siria. Arabia Saudita getta ancora benzina sul fuocoTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Siria. Arabia Saudita getta ancora benzina sul fuoco

Il mondo cerca a Vienna di trovare una soluzione alla crisi siriana che ha già provocato oltre 300.000 morti in cinque anni eppure sembra che non tutti siano interessati a trovare un’intesa. L’Arabia Saudita tramite il proprio ministro degli Esteri ha infatti minacciato un “Piano B” per la Siria, alludendo quindi alla rimozione del governo Assad con la forza. 

A Vienna si cerca in qualche modo di trovare un’intesa per porre fine a una guerra, quella in Siria, che ha distrutto ormai quasi un intero paese provocando milioni di sfollati e causando più di trecentomila morti. Non che tutti vogliano la pace ma almeno dopo anni di guerra si cerca perlomeno di discutere per provare a trovare una intesa anche se ovviamente c’è anche qualcuno che non ha alcuna intenzione di trovare soluzioni negoziali. Stiamo parlando dell’Arabia Saudita, paese che ha ingerito eccome negli affari interni siriani finanziando fin dalle prime fasi della guerra  ribelli contro il governo Assad. Oggi i sauditi non hanno alcuna intenzione di farsi da parte, e anzi minacciano ulteriori escalation evidentemente perchè negli ultimi mesi anche grazie all’intervento russo l’esercito siriano ha ripreso gran parte dei territori caduti sotto il controllo dei ribelli.

Come riportato da Rt.com  il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, ha detto alla stampa che sarebbe giunto il tempo di un “Piano B” per la Siria. Per la verità il ministro saudita è stato anche più esplicito ventilando apertamente la possibilità che i sauditi possano intervenire per rimuovere con la forza il presidente siriano Assad. Non certo paroledi pace, anzi. Insomma i sauditi non vogliono prendere atto del fallimento delle manovre per destabilizzare il governo siriano anche dopo che la comunità internazionale ha smesso di chiedere la guerra a tutti i costi, accettando de facto il fatto che Assad non possa essere rimosso con la forza. Questo è un dato di fatto in quanto dopo cinque anni di guerra Assad non sarebbe mai riuscito a conservare il potere solo con la forza e senza avere un minimo di consenso popolare. Evidentemente l’intervento russo ha permesso all’esercito di riorganizzarsi e riconquistare città importanti come Palmira, e ora la maggioranza della comunità internazionale sembra aver capito la necessità di trattare per trovare una soluzione negoziata. Non i sauditi però, che peraltro continuano da un anno e mezzo e bombardare lo Yemen nel silenzio della comunità internazionale.

Appare poi perlomeno incredibile come molte potenze “democratiche” accusino la Siria di Assad di autoritarismo per poi continuare a stringere alleanza con l’Arabia Saudita, non certo un esempio di pace, tolleranza e democrazia.  Ma fin quando i sauditi minacceranno di attuare “piani B” per la Siria, alludendo al fatto che il governo siriano debba essere abbattuto con la violenza, è chiaro che la pace in Siria rimarrà purtroppo solo un miraggio lontano.

Tribuno del Popolo 

 

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