Siria. Assad accusa: "La Turchia vuole un nuovo Impero Ottomano" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Siria. Assad accusa: “La Turchia vuole un nuovo Impero Ottomano”

Bashar al-Assad è tornato a parlare riguardo alla situazione nel suo Paese rilasciando un’intervista a un quotidiano egiziano. Assad ha detto di essere aperto al dialogo e ha accusato la Turchia di mire imperialistiche sulla Siria.

La porta del dialogo è aperta, solo i negoziati con l’opposizione risolveranno la crisi“, parola di Bashar al-Assad, che ha concesso una intervista esclusiva con il quotidiano egiziano Al-Ahram Al-Arabi, di cui oggi verrà pubblicato il testo integrale. Il presidente siriano ha poi ribadito che “il cambiamento non può essere creato attraverso un intervento straniero“, con una chiara allusione alle ingerenze dei paesi stranieri come la Turchia negli affari interni siriani. Bashar Assad ha ricordato come i ribelli siano sostenuti dall’estero, ma si è detto anche certo che  alla fine verranno sconfitti. “I gruppi armati esercitano terrorismo ai danni dello Stato. Non hanno sostegno tra la gente…alla fine non vinceranno“. Assad si è  poi detto “nè ottimista nè pessimista” sulla missione assegnata a Lakhdar Brahimi dall’Onu per risolvere il problema in Siria. Ma il presidente siriano ha parlato anche della Turchia, accusandola di pensare “solo alle sue ambizioni che includono un nuovo Impero Ottomano“. Assad ha ricordato come Ankara abbia aperto le sue frontiere ed i suoi aeroporti ai terroristi anti-Siria, ricordando che questa sarebbe una palese violazione del diritto internazionale. Accuse anche sul Qatar, paese che starebbe usando il potere dei soldi per foraggiare la rivolta, svolgendo il ruolo di satellite dell’Occidente fornendo armi e soldi ai terroristi per ripetere lo scenario della Libia. Assad ha assicurato che Turchia, Qatar ed Arabia Saudita  non vinceranno perchè si sono schierati dalla parte del terrorismo aggiungendo: “Si sono trovati in mano i soldi dopo un lungo periodo di povertà ed ora pensano di potersi comprare una storia ed un ruolo regionale”.

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