Siria, Assad, Diliberto e gli attacchi de "L' Espresso" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
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Siria, Assad, Diliberto e gli attacchi de “L’ Espresso”

L’Espresso ha pubblicato un discutibile articolo di Stefania Maurizi che attacca il Pdci di Oliviero Diliberto, accusato di essere a favore della dittatura di Damasco. Un articolo che ci è sembrato troppo parziale e soprattutto pretestuoso e fragile nelle sue argomentazioni.

La Syria media war continua senza interruzione di colpi e si combatte in ogni singolo paese occidentale dove i media locali sono quasi tutti allineati ala vulgata tradizionale del conflitto, quella di Al Jazeera per intenderci, che vede in Assad un dittatore assetato di sangue che ordina alle sue truppe di sparare, uccidere, imprigionare e violentare i suoi cittadini. Nulla viene detto riguardo all’effettiva identità di questi ribelli, ancor meno sulle loro coperture internazionali e sui massacri e i crimini da loro perpetrati in oltre un anno di guerra civile. In tutto questo L’Espresso ha pensato bene di attaccare a gamba tesa il Partito dei Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto, accusato, guarda un pò, di essere a favore della dittatura di Damasco. Il riferimento della giornalista de “L’Espresso” Stefania Maurizi è ai cosiddetti “Syria Files” pubblicati da WikiLeaks, quasi due milioni e mezzo di files sulla dittatura di Damasco che la rivista italiana ha pubblicato in esclusiva. I documenti pubblicati dimostrerebbero, tenetevi forte, buoni rapporti tra il partito Comunista siriano e il Pdci, rapporti che secondo la Maurizi non si sarebbero guastati una volta che la Siria è sprofondata nella guerra civile. Il partito comunista siriano fa parte del “Fronte Nazionale progressista” che sostiene Assad, e secondo la giornalista de “L’Espresso” avrebbe, sarebbe colpevole di aver gridato alla cospirazione imperialista e di aver mandato mail ai movimenti marxisti di tutto il mondo. Ma il  j’accuse a denti stretti della Maurizi non è finito: ”Sei mesi dopo, però, la Siria precipita nel caos. Il 18 marzo 2011, le forze del regime cominciano a sparare sulla popolazione di Deraa. Una settimana dopo, il partito comunista siriano riunisce il comitato centrale e analizza la situazione in chiave totalmente ideologica, parlando di un’escalation della cospirazione imperialista contro la Siria con molte facce e molti partecipanti tra i regimi reazionari arabi con i loro media, che hanno relazioni strette con l’imperialismo. E chiudono con uno slogan: la Siria non si inginocchierà!”. Ma che cosa vuol dire “analizza la situazione in chiave totalmente ideologica”? Non  è forse ideologico il modo quasi fanatico con cui la Maurizi ha impostato il suo articolo in chiave anticomunista? Non è forse fanatico interpretare la dittatura di Assad come il “male” tout court, ignorando al contrario le ingerenze delle potenze internazionali nella destabilizzazione di un governo sovrano? Fino a prova contraria il Partito Comunista Siriano è stato democraticamente eletto, e sarà ben libero di intrattenere buoni rapporti con altri partiti fratelli e anche di analizzare a proprio piacimento quanto succede in Siria; non per “L’Espresso” evidentemente, che ha parole di fuoco contro il Pdci e la Siria e invece tace vergognosamente sui diritti umani in Qatar e Arabia, alleati del “mondo libero”. Ma la Maurizi, non si ferma:”Intanto il comitato centrale dei comunisti siriani si riunisce ancora: dirama le sue analisi che confermano la «cospirazione imperialista» contro Damasco ed elogiano Russia e Cina per il supporto alla Siria. A luglio il paese è nel caos: la città di Hama, teatro di imponenti manifestazioni contro il regime, rimane sotto assedio per settimane e negli scontri muoiono oltre cento civili. Ma in un’email dell’8 agosto 2011 il partito di Diliberto ricambia la cortesia dell’invito al sesto congresso nazionale del partito dei comunisti italiani. Si terrà a Rimini, i compagni non possono permettersi di pagare «le spese di viaggio o altri costi extra al di fuori dei giorni del congresso»”, anche qui non si vede nulla di male, i paesi “liberi” continuano a intrattenere rapporti più che cordiali con dittature e stati che non rispettano in alcun modo i diritti dei propri cittadini, mentre in Italia intrattenere buoni rapporti con un partito che appoggia Assad, diventa criminale. “Il database di WikiLeaks non contiene una sola email in cui Diliberto e compagni chiedono spiegazioni sui massacri e sulle torture del regime, sostenuto dai comunisti siriani. Hanno domandato notizie tramite altri canali o si sono fidati dei comunicati pro-Assad?”: quest’ultimo pezzo raggiunge se vogliamo quasi il grottesco; la Maurizi presume di sapere cosa pensino i comunisti italiani? E da dove prende la certezza che il Pdci non si sia informato in altro modo?.La Maurizi comunque è male informata perchè il Pdci non è nuovo a interessarsi del Medio Oriente, al punto da avere costanti e ottimi rapporti con tutti i comunisti dell’area, compresi quelli israeliani; la Maurizi però ha pensato di aver fatto il colpo gobbo quando ha letto il nome di Diliberto su WikiLeaks e ha pensato bene di fare lo scoop….le sarebbe però bastato andare su un sito del Pdci a caso, vedi Oltreconfine, per capire che i comunisti di casa nostra non avevano assolutamente nulla da vergognarsi. Insomma un attacco a gamba tesa, l’ennesimo, contro qualsiasi voce di dissenso volta a fornire un’idea diversa della crisi siriana. Secondo la Maurizi insomma il mondo funziona così, bianchi e neri, buoni e cattivi, e non c’è dubbio che per lei e L’Espresso i “buoni” siano i simpatici qatarioti che lapidano le donne per adulterio, mentre i “cattivi” siano i laici progressisti siriani. De gustibus.

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