Siria. Assad incalza Usa e Francia: "Incapaci di produrre prove"Tribuno del Popolo
sabato , 16 dicembre 2017
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Siria. Assad incalza Usa e Francia: “Incapaci di produrre prove”

La tensione resta altissima in Siria e Bashar al-Assad ha lanciato una vera e propria sfida a Usa e Francia, ricordando come siano stati incapaci di produrre prove che testimonino la responsabilità di Damasco nella strage del 21 agosto.

Abbiamo sfidato gli Stati Uniti e la Francia a portare una sola prova. Obama e Hollande ne sono stati incapaci, anche davanti ai loro popoli”, parola di Bashar Al-Assad che ha parlato in esclusiva con il noto quotidiano francese “Le Figaro” riguardo alle accuse di aver realizzato l’attacco chimico il 21 agosto. Secondo il presidente siriano le accuse avanzate da Hollande e Obama sarebbero pretestuose e false oltre che illogiche: “Non dico che l’esercito siriano possieda o no tali armi. Supponiamo che il nostro esercito voglia utilizzare armi di distruzione di massa: è possibile che lo faccia in una zona dove esso stesso si trova e dove soldati sono stati feriti da tali armi, come hanno constatato gli ispettori delle Nazioni unite recandosi in visita all’ospedale in cui sono ricoverati? Dov’è la logica?“.

Da qui la sicurezza di Damasco che è convinta che le prove invocate da Francia e Usa sarebbero un semplice bluff. Non solo, Assad ha anche aggiunto che il Medio Oriente “è una polveriera”, e che se ci dovessero essere bombardamenti contro la Siria, potrebbe diventare una guerra a carattere regionale. Il presidente siriano ha anche ricordato che in caso di attacco militare contro Damasco “non bisogna solo parlare della risposta siriana, ma anche di ciò che potrebbe succedere dopo il primo bombardamento. Ora, nessuno può sapere cosa succederà. Tutti perderanno il controllo della situazione quando la polveriera esploderà. Il caos e l’estremismo si espanderanno. Esiste il rischio di una guerra regionale“.

Assad ha poi chiarito che chiunque operi contro gli interessi della Siria andrò considerato come un nemico: “Il popolo francese non è nostro nemico ma la politica del suo Stato è ostile al popolo siriano. Nella misura in cui la politica dello Stato francese è ostile al popolo siriano, questo Stato sarà suo nemico. Questa ostilità finirà quando lo Stato francese cambierà politica. Ci saranno ripercussioni, ovviamente negative, sugli interessi della Francia“. La Russia ha poi affermato di dubitare fortemente delle prove fornite dagli Usa sull’uso di armi di chimiche da parte di Damasco, e ha affidato i suoi dubbi al ministro degli Esteri Lavrov: “Ci hanno mostrato alcuni materiali che non contengono nulla di concreto e che non ci convincono. Non ci sono né mappe geografiche né nomi. Inoltre ci sono molte incongruenze, restano moltissimi dubbi”. La Russia non crede quindi a una parola della versione offerta dagli Stati Uniti, “E quando voi chiedete delle conferme più dettagliate  loro dicono che è tutto segreto e che per questo non possono farci vedere: vuol dire che non vi sono elementi per la cooperazione internazionale”, ha detto ancora Lavrov. 

E mentre la tensione resta altissima dopo che i radar russi hanno registrato il misterioso lancio di due razzi dal Mediterraneo Orientale verso la Siria, che fortunatamente non hanno fatto danni, Obama tesse la sua tela per conquistare l’appoggio del Congresso e degli americani riguardo al raid in Siria. Obama potrebbe anche pensare di parlare direttamente alla Nazione per spiegare all’opinione pubblica la necessità dell’attacco. Ma i venti di guerra spirano già fortissimo e gli Usa hanno spostato la portaerei nucleare USS Nimitz verso il Mar Rosso. Anche la Russia ha inviato una nave militare da ricognizione nel Mediterraneo orientale, con il compito di raccogliere informazioni sull’escalation in Siria. La Pryazovia ha lasciato ieri sera la base navale russa di Sebastopoli in Ucraina, riferiscono i media russi citando fonti militari. In ogni caso il 9 settembre tutto lascia presumere che il Congresso americano accetterà di bombardare la Siria perchè ormai Kerry e Obama sembrano essersi esposti un pò troppo.

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